18 gen 2011

“Con il prefetto abbiamo fatto il punto sullo stato delle autorizzazioni per trivellazioni off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane.

Il ministero allo Sviluppo economico ha invertito la rotta e al momento, non sta rilasciando piu’ nuove autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi, dopo la netta contrarieta’ espressa dalla giunta regionale. Ma e’ nostro intendimento bloccare le installazioni delle piattaforme petrolifere nel canale di Sicilia”.

Lo ha detto l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, al termine della visita istituzionale al prefetto di Trapani, Marilisa Magno.

“Riteniamo infatti che anche quelle autorizzazioni gia’ rilasciate possano essere revocate, – ha aggiunto Sparma, che era accompagnato dal parlamentare regionale trapanese Livio Marrocco – perche’ oltre al rischio ambientale e per l’ecosistema marino, queste trivellazioni sono previste in zone ad elevato rischio sismico, con rischi inimmaginabili”.

16 nov 2010

Il Ministero dello Sviluppo economico ha respinto l’istanza della societa’ Petroceltic Italia Srl, per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane. Tra i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, il Ministero cita la nota della Regione Siciliana del settembre scorso che esprime “la netta contrarieta’ al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo nelle vicinanze dell’isola”.

Apprezzamento per la decisione del ministero e’ stata espressa dall’assessore regionale al Territorio e ambiente, Gianmaria Sparma.

“Il rigetto dell’istanza da parte del ministero – evidenzia Sparma – ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione Siciliana, e’ la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarieta’ al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano”.

03 nov 2010

A quanti, sensibilmente, hanno sollevato preoccupazione e timori per
le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto non posso che ricordare
e ribadire che la difesa di quei territori è già un fatto compiuto
attraverso il Piano Paesistico della Provincia di Ragusa
, approvato
nell’agosto scorso, che prescrive il divieto della realizzazione di
“tralicci, antenne per telecomunicazioni, impianti per la produzione
di energia anche da fonti rinnovabili escluso quelli destinati
all’autoconsumo e/o allo scambio sul posto architettonicamente
integrati” ivi compreso quindi gli impianti estrattivi a fini energetici.

Ieri, peraltro, la Sopraintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Ragusa ed il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno effettuato un sopralluogo sul posto accertando che l’area denota che non sono stati realizzati lavori recenti.

In aggiunta a ciò, l’Assessore al Territorio, Gianmaria Sparma, ha
avviato una attività di ricognizione e verifica di tutti gli atti
relativi alle attività estrattive e di ricerca degli idrocarburi

nell’isola con la quale, in una prossima riunione di Giunta,
relazionerà al governo per l’adozione dei relativi provvedimenti.

Mi preme comunque ribadire che la tutela del paesaggio e della
ricchezza storica, architettonica e culturale del nostro territorio è
uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo sulla quale non intendiamo arretrare di un passo
.

04 set 2010
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Oggi in giunta abbiamo approvato due provvedimenti che scateneranno le reazioni furibonde da parte dei grandi poteri e dei loro  portavoce.

Abbiamo detto stop alla proliferazione della grande distribuzione che ha ormai colonizzato la Sicilia. Ci sono ancora oggi un sacco di altre richieste di insediamento ma questo distrugge la produzione agricola e alimentare, quella artigianale, il commercio e anche la piccola produzione industriale.

La grande distribuzione non si approvvigiona sul territorio ma laddove gli conviene di più massacrando, oltre i produttori agricoli, artigianali ecc, anche i consumatori che comprano a prezzi alti visto che i grandi gruppi industriali riescono a imporre i prezzi quasi in regime di monopolio.

Allora basta con la grande distribuzione e a quella che c’è già chiediamo il coraggio di evitare ogni azione portata ad ignorare ed a prendere per il collo e a sgozzare quasi i nostri produttori locali.

Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti,  uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?

Ma quello che mi preoccupa però ancora di più è che non si diano autorizzazioni a perforare il mare. E se ci sono buoni rapporti con la Libia, non servano solo per le parate militari, si facciano valere questi buoni rapporti, non tanto per dare addosso ai poveri emigrati che cercano lavoro, ma anche perché nelle acque territoriali di quei paesi,  nel mare mediterraneo, non si perfori. Perché se qua, in mare chiuso, succedesse un disastro come quello del golfo del Messico, il petrolio rimarrebbe ad avvelenare per milioni di anni uno dei mari più belli e la sua flora e la fauna, che per un’isola come la Sicilia è la vita.

Niente trivellazioni quindi e un intervento forte perché il governo ottenga che il petrolio lo si vada a cercare dovunque ma non in quello che è il cosiddetto mare nostro.