19 lug 2011
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Non ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere Falcone e Borsellino. Fu incredibile, traumatizzante per tutti, quello che accadde in quegli anni.

Mi pare giusto reclamare che si faccia giustizia ed emerga la verità. Capisco che non è facile vista la personalità di questi due uomini e il pericolo che rappresentavano non solo per la mafia ma per quello che la mafia si porta dietro: un tumore che si infiltra nella società e nelle istituzioni e che si allea, si lega e si compenetra.

Non c’è dubbio che Falcone e Borsellino, per la loro intransigenza, incorruttibilità, determinazione nel portare avanti il loro lavoro di magistrati scardinavano un assetto e un sistema di cui la mafia era beneficiaria e che aveva interesse a consolidare.

Sacrosanta la domanda di verità. Ciascuno di noi deve cercare di dimostrare il coraggio e la determinazione di questi uomini che, pur sapendo che la morte e le stragi potessero essere per loro un orizzonte possibile, riuscirono a lasciare una testimonianza che muove le coscienze e le azioni degli uomini e credo che ormai abbia determinato una svolta nella consapevolezza di tutti, e dei siciliani in particolare, che la malapianta di cosa nostra vada avversata ed estirpata.

Facendo ciascuno il proprio dovere fino in fondo. Fare il proprio dovere nella pubblica amministrazione significa essere rigorosi ed efficienti, portando dentro il sistema regole che non ci sono mai state. Parlo da una posizione complicata, quella della Regione, dove c’è estremo bisogno di regole e di riforme.

Mi auguro che tutto il corpo regionale, dalla politica all’amministrazione, ma anche i semplici cittadini, acquisisca la consapevolezza che c’è bisogno di una svolta dalla quale dipende la sopravvivenza e la rinascita della Sicilia.

02 mar 2011

Pochi partiti, a parte la Lega, sono rimasti fermi in questi ultimi anni. La Lega ha una sua configurazione e una organizzazione stabile nel territorio eppure strettamente legate alla figura di Bossi. Questa insostituibilità della figura del leader credo sia un fattore di debolezza.

Noi dell’Mpa, nel nostro piccolo, dobbiamo evitare di correre il rischio della identificazione con una sola persona.

Quale evoluzione dare alla nostra esperienza politica? Bisogna evitare la coincidenza tra il ruolo di governo e quello di capo di un partito perché le due cose interferiscono tra di loro e spesso non giovano l’una all’altra. E’ inevitabile che un ragionamento politico si porti poi sul piano dell’azione di governo e ciò nuoce all’azione di governo e indebolisce l’azione politica.

La costituente che apriremo non potrà che innestarsi sul tronco solido e robusto di questi cinque anni di esperienza e sugli uomini che ci hanno creduto liberamente e onestamente. Però c’è bisogno di un innesto perché forze nuove possano portare il loro contributo per il rilancio di questa formazione politica.

Quando dico che l’ideale sarebbe avere un intellettuale a dirigere questa nuova forza politica voglio dire che è bene che sia un uomo mille miglia lontano, anche se so che non sarà possibile e bisognerà trovare una via di mezzo, dalla politica militante, da quella che giorno per giorno si nutre di se stessa.

Qualcuno che interpreti le istanze della società civile, dei giovani, di quanti oggi sono protagonisti di tante rivoluzioni. Nessuno si era accorto di quanto covava sotto la cenere in paesi come l’Egitto, la Tunisia o la Libia. Nuove generazioni che attraverso internet dialogano e si scambiano valutazioni e informazioni e che nella politica non trovano ospitalità.

Mi auguro che in questa fase, breve, di costituzione di questo nuovo soggetto, insieme ai militanti, si possano trovare nuovi protagonisti di un impegno politico che sarà più rispondente alle domande di rappresentanza della nostra società.

Non sono certo io che devo fare nomi. E’ bene che i nomi vengano dal dibattito, dalla discussione e dal confronto libero che partirà dalla Sicilia, dove ci sono le nostre radici, ma che dovrà coinvolgere anche altre parti del Paese, in particolare del Sud.

Mi auguro che dopo il 17 marzo possa partire uno spunto in più perché dopo i 150 anni di unità politica, istituzionale e geografica si cominci a lavora all’unità vera. Quella che riguarda le persone, la loro vita, l’economia, la società e si cominci a lavorare per superare il divario indegno che divide in due il nostro Paese.

19 lug 2010

La sconfitta definitiva della mafia passa non solo attraverso la strada giudiziaria e di repressione poliziesca ma anche, e forse soprattutto, per la presa di coscienza e l’assunzione diretta di responsabilità delle nuove generazioni.

E’ con questa motivazione che, in occasione del 18° anniversario della strage di via D’Amelio, il governo della Regione, in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione, distribuirà in tutte le scuole della Sicilia le foto che ritraggono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, veri eroi civili della nostra regione.

Quelle immagini, che sono diventate ormai simbolo, anche a nome di tutti i caduti per mafia, nella coscienza collettiva dell’impegno vincente della Sicilia contro la criminalità organizzata, potranno essere collocate nelle aule degli istituti scolastici siciliani. Abbiamo anche voluto incitare i dirigenti scolastici, nel pieno rispetto della loro autonomia didattica, a dedicare la prima ora del nuovo anno scolastico alle figure dei due giudici assassinati dalla mafia.

Riteniamo che questa iniziativa possa concretamente e fattivamente intervenire sul processo formativo delle giovani generazioni in modo che i concetti di legalità e di lotta alla mafia diventino patrimonio fondamentale e irrinunciabile di tutta la nostra società civile.

24 mag 2010

Ci sono diversi aspetti sensibili da considerare riguardo al Ddl sulle intercettazioni in discussione in questi giorni in Parlamento: il primo attiene alla questione legata alle indagini e al ruolo della magistratura e il secondo tocca nel profondo il concetto stesso di democrazia sostanziale.

Non posso che essere d’accordo con gli allarmi preoccupati, e preoccupanti, lanciati da quei magistrati che si occupano di indagini legate alla mafia e che vedono il rischio cui andrebbe incontro il loro ruolo di corpo autonomo e indipendente volto all’accertamento della verità se il Ddl dovesse essere approvato. Hanno usato parole forti su cui tutti avremmo il dovere morale di riflettere attentamente.

Anche sull’altro aspetto della questione, la democrazia e il ruolo di controllo della pubblica opinione e della società civile che passa necessariamente attraverso la conoscenza e l’informazione, non si possono sottovalutare i rischi che la legge in discussione comporta.

Certo, bisogna fare attenzione: non tutte le intercettazioni possono e devono essere pubblicate. La tutela della vita privata di persone non coinvolte in indagini deve essere sacra. Così come deve essere chiaro che le fughe di notizie pilotate a fini politici sono una iattura per la democrazia e la convivenza di un paese civile.

Chi abbia a cuore l’accertamento della verità e chiunque attribuisca un valore fondamentale alla democrazia e al ruolo di controllo dell’opinione pubblica su di essa non può che battersi affinché le norme in discussione siano modificate e opportunamente corrette.

E’ in gioco il nostro vivere civile.