10 giu 2010
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La straordinaria azione della Procura di Palermo, a cui va il ringraziamento mio e del governo regionale per l’incisività con cui sta conducendo l’inchiesta, è la conferma di come ci fossero forti inquinamenti mafiosi dietro il progetto della costruzione dei termovalorizzatori.

È una risposta autorevole a quella voglia di ripristinare la legalità nella vita pubblica che i cittadini siciliani chiedono ogni giorno di più a gran voce.

Su questa vicenda, che non abbiamo mai voluto strumentalizzare politicamente, il Governo regionale ha fatto una forte scommessa di legalità che peraltro è facilmente testimoniata dalla relazione che la Giunta di Governo ha approvato il 18 marzo scorso e inviato alla Procura nel mese di marzo e dalla documentata relazione dell’assessore al ramo Pier Carmelo Russo che ha dimostrato grande competenza e coraggio nel ricostruire tutti i passaggi di questa delicata vicenda.

Credo che il Governo abbia fatto fino in fondo solo il proprio dovere fornendo alla Procura tutte le informazioni utili a fare chiarezza in un settore che riteniamo fortemente condizionato da interessi illeciti.

È un contributo che saremo ben felici di poter fornire a tutte le altre Procure siciliane che per competenza stanno lavorando sull’affare dei termovalorizzatori.

Gli arresti di oggi sembrano essere proprio la conferma che tutto quello che abbiamo denunciato in questi mesi aveva pieno fondamento.

Sono anche contento che questa operazione avvenga proprio in queste ore in cui si trova in Sicilia la commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti.

12 mag 2010

Alle 18,54, prima di recarsi alla Procura di Palermo, il Presidente Raffaele Lombardo ha affidato queste righe al suo blog.

Le azioni del Governo che presiedo e dell’Assemblea Legislativa Regionale, seguite alla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18 luglio 2007, che bocciava la gara dei termovalorizzatori, meritano di essere riconsiderate.

Così l’abolizione dell’Agenzia dei Rifiuti votata a scrutinio segreto dall’A.R.S. a fine 2008. E la delibera di Giunta dell’aprile 2009 in cui si disponeva che “il possibile subentro dell’Amministrazione regionale ai raggruppamenti affidatari non comportasse l’automatico riconoscimento dei danni per oltre 300 milioni da loro pretesi”.

La nuova Legge e il nuovo Piano Rifiuti e forse ancor più la delibera che dispone il riesame della procedura di affidamento adottata il 18 marzo scorso e trasmessa alla Procura della Repubblica di Palermo il 22 marzo.

Se è vero che si trattava del più grosso “affare” del secolo, le cui dimensioni superano i 5 miliardi di euro; se è vero che certa “politica” e la mafia vi si sono incontrati e alleati.

Se è vero che il Governo che presiedo e la politica che lo sostiene lo hanno di fatto smantellato affidando le competenti valutazioni alla Magistratura; c’era e c’è da aspettarsi ogni tipo di reazione anche tra quelle che possono apparire inimmaginabili.

Se fosse vero, com’è vero, quanto precede, sarebbe quanto meno plausibile rileggere i fatti di questi ultimi mesi: composizione dei Governi, ridefinizione delle maggioranze, divaricazioni nei Partiti, prese di posizione, minacce ed aggressioni mediatiche e non solo.

Ne ero consapevole quando nel dicembre scorso previdi e lo dichiarai in Aula, che contro di me sarebbe stato scatenato un attacco politico, quindi un attacco mediatico giudiziario, senza nulla, infine, escludere.

Ecco perché ho chiesto di anticipare a stasera la comparizione dinanzi alla Procura di Palermo in qualità di persona informata dei fatti. Per assicurare pieno e incondizionato, il doveroso contributo all’accertamento della verità.

Forse, senza neppure accorgecene, siamo entrati in un gioco più grande di noi.

Quel che conta è che i siciliani possano vivere, costi quel che costi, la stagione dell’affrancamento dai mille sfruttamenti e imboccare la via dello sviluppo.

20 apr 2010
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Raffaele Lombardo torna sulle sue vicende giudiziarie, sottolineando che, se si fosse dimesso e se ci fosse stato il conseguente scioglimento dell’Ars, la causa sarebbe stata un articolo della stampa, perché il governatore “non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. Sono stato dipinto come capo internazionale di tutte le mafie e non ho ricevuto neanche una contestazione“.

Il Presidente, comunque, ha deciso di recarsi “presso le Procure di Catania, per quanto si è letto il 29 marzo, e di Palermo per il caso dell’architetto Liga, che è venuto qui e che conoscevamo come dirigente di un movimento socialmente forte e stimato. Ma, tanto per dirne una, potrà essermi capitato con altre cento persone.

Neanche il fratello di Liga, stando a quanto ho letto, sospettava che fosse inserito nella mafia. Tra l’altro, l’architetto sostiene di essere stato accanto a me, come anche ad Orlando e a Mattarella“.

Infine, Lombardo ha dichiarato che “quando mi si contesterà di aver fatto un omicidio, una rapina, o peggio di aver partecipato ad operazioni mafiose, mi difenderò da queste calunnie, una ad una.

Io non critico la stampa ma contesto che la stabilità di un governo che amministra cinque milioni di siciliani possa essere distrutta da articoli di giornale. Io non contesto né la stampa e tanto meno la magistratura“.