La derubricazione a reato elettorale e’ il primo passo per fare finalmente giustizia delle tante accuse rivoltemi, molto spesso soltanto a mezzo stampa, a fini di strumentalizzazione politica, e sempre a scapito della verita’. E la verita’, oggi riconosciuta anche dalla Procura di Catania, e’ che io non ho mai sostenuto, aiutato o favorito la mafia e i mafiosi.
Con la serenita’ di sempre, e fiducioso nella Magistratura, dimostrerò dinanzi al Giudice monocratico, e in tempi brevissimi, l’assoluta infondatezza della nuova ipotesi accusatoria, non avendo mai ricompensato con contropartite di alcun genere il consenso di chicchessia.
Contribuirò alla ricerca della verità con la Procura di Catania, fiducioso nella giustizia
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Ho appreso da una agenzia e dai miei legai che acquistare i faldoni dell’inchiesta costerebbe 8 mila euro. Si tratta di una sorta di enciclopedia di circa 80 mila pagine, di cui forse poche decine mi riguardano, e vorrei capire come si fa in venti giorni a leggerle tutte.
Come sempre riprendono vigore le polemiche da parte di una certa politica che comincia una battaglia strumentale e aggressiva per dare addosso al governo regionale e a me. Come è giusto che sia, ormai non replico alle polemiche.
Vedremo queste carte e valuteremo se c’è una consistenza e una realtà al di là delle parole. Devo dire di averne viste alcune, quelle che sono state ampiamente distribuite alla stampa e che hanno parlato di mafia, di arresti ecc, fino a sentire però che non ci sono elementi per condurre l’accusa nei miei confronti: così abbiamo letto il 3 novembre da parte della Procura di Catania.
Al di là delle carte, che valuteremo, io intanto ho fatto una conferenza durata due ore e mezza nel corso della quale ho detto tutto quello che ho fatto né ho da nascondere nulla. Se avessi incontrato il demonio in persona direi “ho incontrato il demonio”, salvo poi magari verificare, ad esempio, che l’ho incontrato per caso o che è venuto in casa mia sotto le mentite spoglie di una persona per bene.
Nessun faldone, atto o carta potrà contenere il contrario: io alla cosa nostra catanese o internazionale non ho prestato aiuto o sostegno, né per un appalto o un incarico, o un’assunzione, o una raccomandazione o un favore. Questo emergerà tranquillamente e serenamente.
Mi fa piacere che si sia detto autorevolmente che il deposito degli atti non è il rinvio a giudizio e io sono più che convinto che esaminando gli atti emergerà l’inconsistenza per una accusa che, per carità, si è dovuta portare avanti da parte di una magistratura che fa il proprio lavoro e il proprio dovere. Non mi farò prendere dalla tentazione che possiede il presidente del consiglio di sparare a zero e fare comizi attorno alle aule dei tribunali. Io ci sono andato, ho chiesto di essere sentito e ho reso testimonianza, in altre occasioni, quando sono stato invitato e dare ogni contributo perché emerga e si confermi la verità delle cose.
Io contribuirò fino in fondo perché la verità si affermi e quello sarà un momento molto importante per me, per il mio impegno e per la mia onorabilità e affidabilità agli occhi dei siciliani e della mia famiglia.
Io chiedo di essere interrogato. Essere sentito da ospiti silenziosi non è più il caso. Non credo che ci sia più da salvaguardare alcuna riservatezza. La vicenda che mi riguarda, ormai da 9 mesi, gira su tutti i giornali, televisioni, siti internet di tutta la Sicilia e di mezza Italia.
Credo che sia giusto pretendere che una volta per tutte si formi la verità ascoltando il diretto interessato. Ho quindi chiesto formalmente, attraverso una nota del mio legale, di essere interrogato in modo tale da poter rispondere a tutte le domande che la procura della Repubblica intende pormi.
Se dovessi rispondere solo a sette domande, come chiede Repubblica, sarebbe un esame troppo facile e si direbbe che sono stato raccomandato. Quindi non sette ma settanta o, come dicono le Sacre scritture, settanta volte sette.
Intendo rendere conto ai siciliani, come è giusto, di tutto quello che può riguardare il presidente della Regione, anche attraverso la stampa. Non sarebbe poi la prima volta. Io ho parlato all’Ars, cioè al popolo siciliano, il 13 aprile e non mi sono sottratto alle domande dei giornalisti sino a quando questa vicenda non ha avuto una prima definizione, intorno a luglio scorso.
Adesso leggo nella nota della procura della Repubblica, letta dinnanzi ai giornalisti il 3 novembre e alla presenza di tutti i sostituti che si sono interessati a questa vicenda e nessuno di loro ha dissentito, che non è prevista alcuna iniziativa processuale per me.
Nessuna iniziativa processuale ma, intanto, è iniziato un processo mediatico considerevole. E’ il momento di porre la parola fine rendendo conto e rispondendo a tutte le domande. Io sono più che disponibile.
Per il doveroso e sentito rispetto che nutro nei confronti degli inquirenti e della procura, parlerò con i procuratori. Aspetto che si fissi questa scadenza e dopo parlerò ai cittadini attraverso una conferenza stampa.
“Nonostante quanto dichiarato dagli Organi inquirenti del Tribunale di Catania sull’inesistenza di alcuna iniziativa processuale che mi riguardi, devo constatare la ripresa di un’offensiva politica e mediatica che, utilizzando spezzoni di indagine, tende, ancora una volta, a fermare l’azione di riforma e risanamento portata avanti dal governo della Regione Siciliana. Per queste ragioni, e per il rispetto che devo alla Magistratura, ho reiterato la richiesta di essere sentito dagli inquirenti. Solo il doveroso rispetto che debbo alla mia responsabilita’ istituzionale e all’esercizio della funzione giurisdizionale mi ha indotto ad esperire questo ulteriore passaggio, prima di rendere conto di ogni mia azione all’opinione pubblica”.
Lo dice il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, che questa mattina ha incaricato i suoi legali di inviare alla Procura della Repubblica di Catania una richiesta per essere sentito formalmente.
Atti coperti da segreto istruttorio che mi riguardano vanno sui giornali. E’ inziata la campagna d’autunno.
Io non chiedo nessun occhio di riguardo e, come si sa, mi sono schierato a favore dell’uso delle intercettazioni.
Ieri c’è stato non so bene se il sequestro o la visione di un giornale che si stampa e che si distribuisce gratuitamente. Si vede che non era quello il posto dove andare a cercare gli atti che mi riguardano, se è vero che stamattina un giornale nazionale ne parla. Che la magistratura faccia il suo corso e che impedisca che si compiano reati.
Quello relativo alle mie condizioni di salute è una violazione di ogni norma deontologica, di ogni legge, oltre ad essere una colossale menzogna. Anche in questo caso la magistratura è stata investita da me e presto dovrà fare luce in modo che questo equivoco venga risolto definitivamente.
“Sono state tre ore di piena collaborazione”. Queste le parole di Raffaele Lombardo a proposito della sua testimonianza, quale persona informata sui fatti, al procuratore di Messina nell’ambito della fuga di notizie dell’inchiesta catanese su presunti rapporti mafia-politica.
“Ho esibito e consegnato 34 articoli di stampa, di quotidiani e settimanali, e qualche resoconto di Assemblea – ha detto Lombardo – a proposito di un sistema di fuga di notizie che mi ha interessato e che mi ha procurato danni enormi sul piano personale, familiare e politico-amministrativo: il governo in bilico, l’Assemblea che avrebbe potuto non approvare la finanziaria regionale, qualcuno che mi ha chiesto le dimissioni.”
“Tutto questo non può rimanere impunito. – conclude Lombardo – E’ bene che vengano accertate, e perseguite, le responsabilità, a prescindere dall’azione legale che dovrò svolgere nei confronti di chi ha mentito o diffuso notizie false.”



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