03 gen 2012

Oggi Piraino mi ha consegnato personalmente la lettera di dimissioni dalla carica di Assessore che ho dovuto accettare in quanto si tratta di dimissioni serie, non una mera formalità, e in maniera seria mi sono state presentate. Ho assunto io l’interim in attesa, ovviamente, che venga assegnata definitivamente la delega all’assessore designato nei prossimi giorni. Una delega, quella rimessa da Piraino, importantissima, con i poteri legati alla famiglia, all’agenzia per l’impiego e al lavoro oltre i cosiddetti servizi sociali e la politica della solidarietà. Ecco perché nei prossimi giorni e nelle prossime ore è necessario che io intraprenda una serie di colloqui per vedere come ricomporre il quadro, auspicando che l’UDC voglia ritrovare la via della collaborazione.

Si legge sui giornali che ci sarebbe l’intenzione dell’UDC a ricollocarsi politicamente guardando al PDL. Non credo che questo sia fondato, peraltro smentito anche dagli esponenti di quel partito almeno in Sicilia. Ma non si tratta di guardare soltanto alla Sicilia. E’ chiaro che la scelta dell’UDC è un fatto di politica nazionale.

In Sicilia è necessario comprendere se c’è un problema di riequilibrio della giunta o c’è necessità di caratterizzare la giunta di governo con un tasso di politica maggiore, e io condivido esattamente questa posizione, così come condivido ovviamente le preoccupazioni di un UDC che non riesce a seguire le scelte del Partito Democratico che è un alleato non soltanto solido ed affidabile ma indispensabile.

Quello che abbiamo fatto sul piano delle riforme, con il sostegno del PD, è senza eguali nella storia della Sicilia. Riforme e scelte che definire rivoluzionarie è poco. Sarebbe un nonsenso che qualunque forza politica che si sia riconosciuta in questo lavoro, seppure pieno di imperfezioni e ritardi ma di straordinario valore per i prossimi vent’anni, non voglia percorrere i passi successivi. Tutto questo impegno peraltro è stato furiosamente avversato dal PDL e da quella parte di UDC che si è staccata per diventare PID.

Ritrovarsi a questo punto col PDL, andare ad allearsi con i fautori della restaurazione di un sistema che avrebbe portato la Sicilia al tracollo, significherebbe smentire l’impegno e il lavoro fatto, piaccia o non piaccia, e ripristinerebbe un modo di essere e di pensare e di atteggiarsi che sicuramente non è stato favorevole allo sviluppo della Sicilia.

Comunque non c’è dubbio che tante cose sono da chiarire anche nel rapporto col Partito Democratico. Parliamo con chiarezza: il PD, a partire dalla vicenda palermitana che può essere emblematica di quanto potrà succedere nei prossimi mesi, ci sta portando a far passare i giorni e le settimane in vista di chissà quali eventi. Da un lato sostiene una linea maggioritaria di appoggio al governo regionale, dall’altro, per la città di Palermo, pare operare in piena contraddizione con le scelte compiute a livello regionale.

Questa è una cosa di cui non riusciamo a capire sinceramente ratio ed ispirazione e questo indubbiamente rischia di farci smarrire l’orientamento politico che è fondamentale per le scelte che dobbiamo fare.

Comunque apprezzo la ripresa di un dialogo e di un confronto con le forze politiche e che sia stato fugato il sospetto che si dovesse parlare di lottizzazione, di assessorati o direttori regionali; non c’è dubbio invece che si debba parlare del programma per questo scorcio di legislatura, delle elezioni amministrative e della costruzione o ricostruzione di un polo autonomista e centrale nella vita politica regionale.

Non si può essere alleati oggi e avversari alle prossime scadenze elettorali, questo vale per tutti. Mi auguro che prevalga il buonsenso e che si possa andare avanti a partire dall’approvazione di una legge sulla quale tutti dicono di essere d’accordo, quella sul decentramento di poteri e funzioni dalla regione agli enti locali con la creazione dei liberi consorzi di comuni e l’abolizione delle province.

08 lug 2010
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Due sono le questioni politiche critiche fondamentali in questo momento nella situazione siciliana. La prima è legata al fatto che  “il terremoto politico di cui si parla e di cui ci si lamenta è determinato da una scelta mia, ma non solo mia, di imprimere una svolta al governo della regione con una serie di riforme rivoluzionarie: dai rifiuti alla sanità, dalla gestione dell’acqua alla questione dei liberi consorzi dei comuni al taglio degli sprechi.”

Su tale svolta riformatrice è significativo che “un partito che stava all’opposizione all’inizio convenga su queste riforme e che io stesso, piuttosto che starmene comodamente sul trono del sultano di presidente della regione abbia scelto questa strada non è un capriccio e neppure una imposizione ma una scelta politica e umana di coscienza”

La seconda questione – aggiunge Raffaele Lombardo – riguarda invece “l’incertezza determinata, e le conseguenze deliberatamente programmate, con la fuga di notizie che mi riguardano. Fuga di notizie e nient’altro che hanno fatto anzitempo venire in mente a qualcuno di sostituirmi domani mattina piuttosto che fra tre anni.”

In questo quadro Lombardo si chiede se “qualcuno nel Pdl-Sicilia, non ho capito se Miccichè o altri, oltre una ricomposizione con l’altra parte del Pdl stia nel governo, da un canto, ma lavori alla mia successione. Con una alleanza nella quale chi sostiene questo governo non si ritroverebbe mai.”

A conclusione del ragionamento Lombardo intende allora proporre “alcuni punti programmatici fondamentali, riforme radicali, sulle quali chiedo la sottoscrizione a chi ci vuole stare. Miccichè è il primo alleato a cui chiederò. Che le forze politiche si impegnino in un patto di legislatura di tre anni e si impegnino in modo che, quando si andrà a votare, lavoreranno insieme con un unico candidato per vincere le elezioni. Questa sarà la discriminante.”

04 mar 2010

“In un momento di recessione economica dare un segnale alle famiglie e alle attivita’ produttive con la possibilita’ di valorizzare e rendere maggiormente efficiente la propria azienda e la propria attivita’ e’ la conferma che il governo e un gruppo parlamentare, come quello del Pdl Sicilia, sono pronti ad assumersi le proprie responsabilita’ per sbloccare la stasi economica che altri da tempo cercano di rallentare”.

E’ il commento del vicepresidente della Regione Siciliana con delega all’Economia, Michele Cimino, sulla legge “Piano Casa”, incardinata ieri dall’Ars e che avra’ il si’ definitivo martedi’ prossimo .

“La legge sul Piano Casa che abbiamo fortemente sostenuto – ha detto Cimino – e’ rispettosa dei vincoli ambientali ed e’ volta ad una ragionata riqualificazione degli edifici e del territorio anche in chiave sostenibile, visti gli incentivi all’utilizzo di energia rinnovabile. Inoltre e’ nostro interesse che vengano perseguitati gli abusi e gli scempi”.