Due sono le questioni politiche critiche fondamentali in questo momento nella situazione siciliana. La prima è legata al fatto che “il terremoto politico di cui si parla e di cui ci si lamenta è determinato da una scelta mia, ma non solo mia, di imprimere una svolta al governo della regione con una serie di riforme rivoluzionarie: dai rifiuti alla sanità, dalla gestione dell’acqua alla questione dei liberi consorzi dei comuni al taglio degli sprechi.”
Su tale svolta riformatrice è significativo che “un partito che stava all’opposizione all’inizio convenga su queste riforme e che io stesso, piuttosto che starmene comodamente sul trono del sultano di presidente della regione abbia scelto questa strada non è un capriccio e neppure una imposizione ma una scelta politica e umana di coscienza”
La seconda questione – aggiunge Raffaele Lombardo – riguarda invece “l’incertezza determinata, e le conseguenze deliberatamente programmate, con la fuga di notizie che mi riguardano. Fuga di notizie e nient’altro che hanno fatto anzitempo venire in mente a qualcuno di sostituirmi domani mattina piuttosto che fra tre anni.”
In questo quadro Lombardo si chiede se “qualcuno nel Pdl-Sicilia, non ho capito se Miccichè o altri, oltre una ricomposizione con l’altra parte del Pdl stia nel governo, da un canto, ma lavori alla mia successione. Con una alleanza nella quale chi sostiene questo governo non si ritroverebbe mai.”
A conclusione del ragionamento Lombardo intende allora proporre “alcuni punti programmatici fondamentali, riforme radicali, sulle quali chiedo la sottoscrizione a chi ci vuole stare. Miccichè è il primo alleato a cui chiederò. Che le forze politiche si impegnino in un patto di legislatura di tre anni e si impegnino in modo che, quando si andrà a votare, lavoreranno insieme con un unico candidato per vincere le elezioni. Questa sarà la discriminante.”
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