01 mar 2011

Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo ha incaricato i suoi legali di verificare la notizia di una eventuale iscrizione nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo. Secondo quanto riportato questa mattina dalla stampa, al presidente della Regione verrebbe contestata l’ipotesi di abuso d’ufficio, a proposito della nomina di dirigenti esterni all’Amministrazione regionale. Se il fatto dovesse essere confermato, il presidente Lombardo chiedera’, domani stesso, di essere sentito dai Magistrati di Palermo, per chiarire ogni punto.

La presidenza della Regione siciliana precisa che le nomine sono state effettuate dopo avere attivato un attento e rigoroso confronto fra i titoli dei dirigenti esterni, poi nominati, e quelli dei dirigenti interni. Le nomine di dirigenti esterni rientrano, in ogni caso, nell’ambito della percentuale stabilita dalla legge regionale, in una materia la cui competenza e’ esclusiva della Regione.

05 nov 2010

Siamo a novembre, il mese nel quale secondo vari esponenti della politica e non solo, si sarebbero dovute svolgere elezioni regionali anticipate.

Era quindi prevedibile che tornassero alla carica quanti si sono adoperati, a vario titolo e con vari mezzi per abbattere Governo e Assemblea Regionale Siciliana, si tratti di parlamentari ideatori di improbabili leggi di decadenza del Presidente o di mozioni di sfiducia, di beneficiari di privilegi che qualche riforma regionale ha intaccato o dei loro ventriloqui.

A dare la sveglia provvede, come sempre, certa stampa che, mollando la Rubacuori e il ruolo di portavoce delle escort, con tutto il rispetto per loro, assume quello di megafono di presunti boss e, rimestando scarti di indagini, non esita ad attenuare la portata del successo di magistratura e forze dell’ordine, pur di fare apparire principale accusato chi non è stato ritenuto passibile di iniziativa processuale alcuna.

01 ott 2010
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Atti coperti da segreto istruttorio che mi riguardano vanno sui giornali. E’ inziata la campagna d’autunno.
Io non chiedo nessun occhio di riguardo e, come si sa, mi sono schierato a favore dell’uso delle intercettazioni.
Ieri c’è stato non so bene se il sequestro o la visione di un giornale che si stampa e che si distribuisce gratuitamente. Si vede che non era quello il posto dove andare a cercare gli atti che mi riguardano, se è vero che stamattina un giornale nazionale ne parla. Che la magistratura faccia il suo corso e che impedisca che si compiano reati.
Quello relativo alle mie condizioni di salute è una violazione di ogni norma deontologica, di ogni legge, oltre ad essere una colossale menzogna. Anche in questo caso la magistratura è stata investita da me e presto dovrà fare luce in modo che questo equivoco venga risolto definitivamente.

01 ott 2010

Mi aspettavo che oggi, come un sol uomo, gli ascari, spietati campieri coi siciliani quanto proni al cospetto di padroni romani, insorgessero contro di me. Ciò è puntualmente avvenuto.

Così come mi aspettavo la campagna d’autunno a base di sistematiche fughe di notizie e di aggressioni quotidiane ma sinceramente non ambivo a che fosse il ministro di Giustizia a dare il la.

E’ vero, le nostre storie sono abissalmente diverse e me ne vanto. In quanto ai miei appuntamenti e perfino alle mie parole è giusto che vengano vagliate dalla magistratura cui non servono incitamenti così come a me non servono nè lodi nè scudi protettivi.

Per concludere,  fa bene il ministro Alfano ad occuparsi delle mie agende perché se si occupasse di quelle dei suoi sodali dovrebbe cambiare sodali o cambiare quantomeno ministero.

30 giu 2010

Non è mia abitudine commentare le sentenze e non intendo iniziare oggi. Ma di seguito alle notizie che ho letto sulla stampa a proposito della sentenza Dell’Utri, negandomi a due specifiche domande dei giornalisti, mi sono impegnato ad affidare a questo blog la mia opinione.

Fa specie anche a me sentire indicare un mafioso conclamato come Vittorio Mangano quale eroe quando la Sicilia, suo malgrado, è terra di autentici eroi dell’antimafia quali Falcone e Borsellino che devono essere portati a modello per noi e per le nuove generazioni perché hanno sacrificato la loro vita per contrastare la mafia ed affermare i valori della legalità.

Così come non posso condividere gli inviti formulati dal senatore Dell’Utri quando dichiara che la migliore difesa sia quella di non rispondere ai magistrati “essendo il silenzio la migliore arma dell’imputato”.

Su questo aspetto io mi trovo nella situazione paradossale di volermi avvalere della “facoltà di rispondere” e leggo con una punta di invidia che, prima del rinvio a giudizio, Dell’Utri è stato interrogato per oltre 11 ore mentre Cuffaro è stato ascoltato diverse volte dai magistrati. Invece io ho chiesto con ogni mezzo, attraverso la stampa e per iscritto per il tramite dei miei avvocati, di essere interrogato dalla Procura di Catania che invece mi impone “il dovere di non rispondere”.

Ritengo che qualunque cittadino così come un presidente della Regione eletto da 1.800.000 siciliani (oltre il 65% dei votanti) abbia il diritto di essere ascoltato dalla magistratura per apportare il proprio indispensabile contributo all’accertamento delle verità. Questo diritto è sacrosanto sempre. La vicende che mi riguardano invece io devo apprenderle attraverso fughe di notizie che costituiscono reato così come attestato dall’indagine avviata dalla Procura di Messina che ha chiesto di ascoltarmi come persona informata dei fatti.

Infatti sono venuto a conoscenza da un giornale che era pronta per me una richiesta di arresto, anche se puntualmente smentita il 12 maggio scorso dalla Procura di Catania. Ho la netta sensazione, anche alla luce delle notizie di oggi che mi riguardano, che con una sapiente regia (la cui matrice politica, val la pena di ricordarlo, è stata denunziata dalla stessa Procura), si sia sparato mediaticamente ad alzo zero fin dal 29 marzo per poi magari, in una logica inammissibile per il potere giudiziario, tentare di mediare al ribasso per chiedere il mio rinvio a giudizio, per conseguire cioè comunque l’effetto politico, auspicato e dichiarato  dai miei avversari, che si è voluto anticipare con la fuga di notizie: la notizia che precede il fatto e lo determina.

Ho più che la sensazione che, per quanto mi riguardi, l’indagine si basi su elementi inconsistenti e privi di riscontro, la cui fonte sia qualche millantatore che quando mi vede si mette sull’attenti e mi da del lei, preso forse da timore reverenziale, mentre quando parla di me in mia assenza si lascia andare al tu e racconta qualunque fatto privo di fondamento.

Ecco, vorrei potere dimostrare quanto sopra. Ma, a quanto pare, chiedo troppo.

So essere rigoroso con me stesso e so che, se dovessi essere giudicato responsabile di un qualunque reato anche ben lontano da quello di voler favorire in qualsiasi modo la mafia, lascerei il mio posto senza attendere Appelli e Cassazione.

Ritengo però di dover affermare il mio diritto di contribuire all’accertamento della verità e di avere il dovere morale di andare avanti con l’azione di governo di fronte ad oscure, o fin troppo palesi, manovre che tengono solo a penalizzare la Sicilia rispetto all’azione riformatrice che comunque non si fermerà.

22 mag 2010

Ascoltato dalla Procura di Catania

scritto da Raffaele Lombardo 4 commenti

Sono stato ascoltato oggi, su richiesta dei miei legali, dalla Procura della Repubblica di Catania, in merito all’inchiesta sulla fuga di notizie che mi riguarda.

Ho reso spontanee dichiarazioni e allegato ben 23 articoli di stampa, solo una sintesi di quanto è accaduto dal 29 marzo ad oggi, da quando cioè si diede in pasto all’opinione pubblica la notizia di un’inchiesta per mafia sul governatore della Sicilia.

Articoli relativi al tema, all’inchiesta, persino alla personalità del sottoscritto, alle presunte prove, consistenti in presunte intercettazioni, perché è tutto presunto in questa vicenda!

È noto, infatti, che io ho appreso le notizie sul reato e sulle indagini soltanto dalla stampa. Fuga di notizie che, per quanto riguarda alcuni giornali, si spinge fino a citare mie dichiarazioni spontanee che sono ovviamente coperte da segreto istruttorio; che osa sostenere che i Pm si interessano alle attività imprenditoriali, in realtà inesistenti, di mia moglie.

E poi, grazie a Dio, puntualmente per ogni notizia, sia quella del 29 marzo sulle indagini che quella del 12 maggio sulla richiesta dell’arresto, è arrivata la smentita della Procura della Repubblica, che ha parlato apertamente, nella persona del procuratore, di matrice politica nella diffusione della notizia.

In questa sorta di vicenda kafkiana, di certo c’è solo una contrapposizione politica di chi, costi quel che costi, in tutti i modi, possibili e immaginabili, leciti o illeciti, vuole chiudere questa esperienza di governo della Regione.

Questo accade dopo che, ancora prima che io venissi eletto, da parte di taluni esponenti di una certa Forza Italia, si riferivano sentimenti della serie: “Lo faranno morire di morte naturale“; “Lo fanno attaccari” (riferendosi al carcere), per una sciocchezza, possibilmente un’assunzione. “Agguerriti sono“, dicevano tra loro.

Forse immaginavano che si sarebbe avviata un’azione di cambiamento all’insegna dell’onestà, della trasparenza, della correttezza, della lotta alla mafia, come non si era vista da qualche tempo a questa parte in Sicilia.

A fare da sfondo a questa illecita diffusione di notizie, inoltre, sono state le voci circolate all’Assemblea Regionale Siciliana, nonché qualche sconnessa dichiarazione di qualche deputato che ha dimostrato di saperne di più con un solo fine: fare cadere l’assemblea alla vigilia della finanziaria e piegare così il governo, in un momento in cui, piaccia o non piaccia, si è intestata una finanziaria ricca di spunti riformatori, mai visti in passato.

Il governo, per di più, ha avviato un’opera di risanamento e di rigore morale e finanziario nel settore della sanità; ha bloccato le assunzioni; ha messo in discussione anche il sistema dei termovalorizzatori che sembrava blindato e inaffondabile, sul quale è provata la commistione con la mafia; ha proposto il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia.

Ho detto questo ai procuratori ! E naturalmente ho ribadito, in un momento nel quale ho invitato il mio partito a votare contro la legge che riduce le intercettazioni (e quindi gli strumenti per combattere la mafia), la mia piena fiducia alla magistratura, alla quale chiedo tutela e che venga svelato questo vergognoso intreccio, che nuoce a me e soprattutto alle istituzioni, in generale; a quelle regionali, in particolare; alla Sicilia e ai siciliani.

12 mag 2010

Ho sempre avuto piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine. Voglio una Sicilia che continui finalmente il percorso di sviluppo nella legalità, percorso che abbiamo intrapreso e che si tenta in tutti i modi di fermare.

Le riforme che stiamo realizzando non hanno precedenti in Sicilia: nella sanità, nei rifiuti, nella gestione dell’acqua, in campo energetico e nel sistema burocratico.

La Sicilia andrà avanti, malgrado attacchi ed avversari sempre più inquietanti.

Ringrazio il capo della procura di Catania per la limpidezza delle sue dichiarazioni che hanno evitato una gravissima strumentalizzazione che poteva compromettere la tenuta del governo e con esso un percorso storico di cambiamento, impedendo che la Procura divenisse parte in uno scontro micidiale dal quale dipende il futuro dell’isola e financo della mia vita.

20 apr 2010
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Raffaele Lombardo torna sulle sue vicende giudiziarie, sottolineando che, se si fosse dimesso e se ci fosse stato il conseguente scioglimento dell’Ars, la causa sarebbe stata un articolo della stampa, perché il governatore “non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. Sono stato dipinto come capo internazionale di tutte le mafie e non ho ricevuto neanche una contestazione“.

Il Presidente, comunque, ha deciso di recarsi “presso le Procure di Catania, per quanto si è letto il 29 marzo, e di Palermo per il caso dell’architetto Liga, che è venuto qui e che conoscevamo come dirigente di un movimento socialmente forte e stimato. Ma, tanto per dirne una, potrà essermi capitato con altre cento persone.

Neanche il fratello di Liga, stando a quanto ho letto, sospettava che fosse inserito nella mafia. Tra l’altro, l’architetto sostiene di essere stato accanto a me, come anche ad Orlando e a Mattarella“.

Infine, Lombardo ha dichiarato che “quando mi si contesterà di aver fatto un omicidio, una rapina, o peggio di aver partecipato ad operazioni mafiose, mi difenderò da queste calunnie, una ad una.

Io non critico la stampa ma contesto che la stabilità di un governo che amministra cinque milioni di siciliani possa essere distrutta da articoli di giornale. Io non contesto né la stampa e tanto meno la magistratura“.