scritto da Raffaele Lombardo
Sono stato ascoltato oggi, su richiesta dei miei legali, dalla Procura della Repubblica di Catania, in merito all’inchiesta sulla fuga di notizie che mi riguarda.
Ho reso spontanee dichiarazioni e allegato ben 23 articoli di stampa, solo una sintesi di quanto è accaduto dal 29 marzo ad oggi, da quando cioè si diede in pasto all’opinione pubblica la notizia di un’inchiesta per mafia sul governatore della Sicilia.
Articoli relativi al tema, all’inchiesta, persino alla personalità del sottoscritto, alle presunte prove, consistenti in presunte intercettazioni, perché è tutto presunto in questa vicenda!
È noto, infatti, che io ho appreso le notizie sul reato e sulle indagini soltanto dalla stampa. Fuga di notizie che, per quanto riguarda alcuni giornali, si spinge fino a citare mie dichiarazioni spontanee che sono ovviamente coperte da segreto istruttorio; che osa sostenere che i Pm si interessano alle attività imprenditoriali, in realtà inesistenti, di mia moglie.
E poi, grazie a Dio, puntualmente per ogni notizia, sia quella del 29 marzo sulle indagini che quella del 12 maggio sulla richiesta dell’arresto, è arrivata la smentita della Procura della Repubblica, che ha parlato apertamente, nella persona del procuratore, di matrice politica nella diffusione della notizia.
In questa sorta di vicenda kafkiana, di certo c’è solo una contrapposizione politica di chi, costi quel che costi, in tutti i modi, possibili e immaginabili, leciti o illeciti, vuole chiudere questa esperienza di governo della Regione.
Questo accade dopo che, ancora prima che io venissi eletto, da parte di taluni esponenti di una certa Forza Italia, si riferivano sentimenti della serie: “Lo faranno morire di morte naturale“; “Lo fanno attaccari” (riferendosi al carcere), per una sciocchezza, possibilmente un’assunzione. “Agguerriti sono“, dicevano tra loro.
Forse immaginavano che si sarebbe avviata un’azione di cambiamento all’insegna dell’onestà, della trasparenza, della correttezza, della lotta alla mafia, come non si era vista da qualche tempo a questa parte in Sicilia.
A fare da sfondo a questa illecita diffusione di notizie, inoltre, sono state le voci circolate all’Assemblea Regionale Siciliana, nonché qualche sconnessa dichiarazione di qualche deputato che ha dimostrato di saperne di più con un solo fine: fare cadere l’assemblea alla vigilia della finanziaria e piegare così il governo, in un momento in cui, piaccia o non piaccia, si è intestata una finanziaria ricca di spunti riformatori, mai visti in passato.
Il governo, per di più, ha avviato un’opera di risanamento e di rigore morale e finanziario nel settore della sanità; ha bloccato le assunzioni; ha messo in discussione anche il sistema dei termovalorizzatori che sembrava blindato e inaffondabile, sul quale è provata la commistione con la mafia; ha proposto il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia.
Ho detto questo ai procuratori ! E naturalmente ho ribadito, in un momento nel quale ho invitato il mio partito a votare contro la legge che riduce le intercettazioni (e quindi gli strumenti per combattere la mafia), la mia piena fiducia alla magistratura, alla quale chiedo tutela e che venga svelato questo vergognoso intreccio, che nuoce a me e soprattutto alle istituzioni, in generale; a quelle regionali, in particolare; alla Sicilia e ai siciliani.
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