Potrebbero essere estese a tutta Europa le “buone prassi” che la Regione siciliana ha adottato per scongiurare le infiltrazioni della criminalita’ organizzata nel settore delle energie rinnovabili.
Oggi a Bruxelles il vice presidente della Regione siciliana, Giosue’ Marino, che guida l’assessorato regionale all’energia, ha stimolato in questo senso l’attenzione della commissione di controllo bilancio del Parlamento europeo.
La Commissione aveva disposto una audizione delle autorita’ di spesa dei fondi comunitari in Sicilia, preoccupata dalle notizie sulle operazioni di polizia che – oltre un anno fa – avevano rivelato l’interesse della criminalita’ organizzata attorno ad alcuni progetti di energia eolica in provincia di Trapani.
Stamattina, al palazzo di vetro di place de Luxembourg, oltre all’assessore Giosue’ Marino e al direttore generale dell’assessorato dell’energia, Gianluca Galati, sono arrivati anche rappresentanti della Corte dei Conti europea, della Dg Regio della Commissione europea, di Europol, insieme ad alcuni esponenti di Legambiente.
E’ stato ricostruito , passaggio per passaggio, il meccanismo di assegnazione e di gestione delle risorse destinate alla realizzazione di nuovi impianti: dallo stanziamento comunitario, fino alla ripartizione statale a ogni regione e al loro impiego sul territorio.
L’assessore Marino, dopo aver sottolineato che in Italia la individuazione e la repressione dei fenomeni criminali e’ una prerogativa che appartiene agli organi dello Stato, ha spiegato che l’amministrazione regionale ha varato due protocolli di legalita’: uno con il ministro degli interni e i prefetti dell’isola e uno con la guardia di finanza.
Ogni richiesta di autorizzazione che riguarda impianti di energia, viene filtrata prima dalle prefetture a dal ministero degli interni, che acquisiscono le certificazioni antimafia delle societa’ che richiedono le autorizzazioni, dei proprietari dei terreni in cui sono previsti gli insediamenti e di tutti gli interessati ad ogni successivo eventuale passaggio di proprieta’.
Istruite le pratiche di autorizzazione, la documentazione viene poi trasmessa alla Guardia di Finanza, che si preoccupa di tutte le verifiche di legittimita’ che riguardano la provenienza e il movimento dei capitali.
Procedure – ha sottolineato Marino – che sono state concordate con i massimi livelli dell’amministrazione statale e che garantiscono un pieno controllo di legalita’ di tutte le procedure amministrative e mirano a scoraggiare qualsiasi tentativo di infiltrazione da parte della criminalita’ organizzata.
Un buon esempio – hanno sottolineato i commissari – da sottoporre all’attenzione di tutte le autorita’ che si occupano della gestione di fondi europei.
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