17 lug 2010

“Che sia una ragazzata, il gesto sconsiderato di un senzatetto o peggio ancora un avvertimento mafioso o para mafioso, certamente e’ un atto vile, ingiusto da condannare fermamente senza se e senza ma da qualunque ambito esso provenga”. Lo dichiara l’assessore regionale alle Attivita’ Produttive, Marco Venturi, commentando la notizia delle statue di Falcone e Borsellino rinvenute danneggiate, questa mattina nel pieno centro di Palermo dai Carabinieri.

“Un gesto assurdo – continua Venturi – da parte di chi non vuole rassegnarsi alla sconfitta della mafia e alla supremazia della legalita’ e dello Stato. Un atto vile e irriguardoso che giunge in un momento in cui la magistratura sta riscrivendo la storia delle stragi del 23 maggio e del 19 luglio del 1992 e a pochi giorni dal diciottesimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui morirono il giudice Borsellino e i ragazzi della sua scorta. Non bisogna recedere e fare passi indietro – conclude – sono certo che i carabinieri e le forze dell’ordine lavoreranno alacremente e senza sosta per assicurare in tempi brevissimi gli autori di questo gesto infame alla giustizia”.

30 giu 2010

Non è mia abitudine commentare le sentenze e non intendo iniziare oggi. Ma di seguito alle notizie che ho letto sulla stampa a proposito della sentenza Dell’Utri, negandomi a due specifiche domande dei giornalisti, mi sono impegnato ad affidare a questo blog la mia opinione.

Fa specie anche a me sentire indicare un mafioso conclamato come Vittorio Mangano quale eroe quando la Sicilia, suo malgrado, è terra di autentici eroi dell’antimafia quali Falcone e Borsellino che devono essere portati a modello per noi e per le nuove generazioni perché hanno sacrificato la loro vita per contrastare la mafia ed affermare i valori della legalità.

Così come non posso condividere gli inviti formulati dal senatore Dell’Utri quando dichiara che la migliore difesa sia quella di non rispondere ai magistrati “essendo il silenzio la migliore arma dell’imputato”.

Su questo aspetto io mi trovo nella situazione paradossale di volermi avvalere della “facoltà di rispondere” e leggo con una punta di invidia che, prima del rinvio a giudizio, Dell’Utri è stato interrogato per oltre 11 ore mentre Cuffaro è stato ascoltato diverse volte dai magistrati. Invece io ho chiesto con ogni mezzo, attraverso la stampa e per iscritto per il tramite dei miei avvocati, di essere interrogato dalla Procura di Catania che invece mi impone “il dovere di non rispondere”.

Ritengo che qualunque cittadino così come un presidente della Regione eletto da 1.800.000 siciliani (oltre il 65% dei votanti) abbia il diritto di essere ascoltato dalla magistratura per apportare il proprio indispensabile contributo all’accertamento delle verità. Questo diritto è sacrosanto sempre. La vicende che mi riguardano invece io devo apprenderle attraverso fughe di notizie che costituiscono reato così come attestato dall’indagine avviata dalla Procura di Messina che ha chiesto di ascoltarmi come persona informata dei fatti.

Infatti sono venuto a conoscenza da un giornale che era pronta per me una richiesta di arresto, anche se puntualmente smentita il 12 maggio scorso dalla Procura di Catania. Ho la netta sensazione, anche alla luce delle notizie di oggi che mi riguardano, che con una sapiente regia (la cui matrice politica, val la pena di ricordarlo, è stata denunziata dalla stessa Procura), si sia sparato mediaticamente ad alzo zero fin dal 29 marzo per poi magari, in una logica inammissibile per il potere giudiziario, tentare di mediare al ribasso per chiedere il mio rinvio a giudizio, per conseguire cioè comunque l’effetto politico, auspicato e dichiarato  dai miei avversari, che si è voluto anticipare con la fuga di notizie: la notizia che precede il fatto e lo determina.

Ho più che la sensazione che, per quanto mi riguardi, l’indagine si basi su elementi inconsistenti e privi di riscontro, la cui fonte sia qualche millantatore che quando mi vede si mette sull’attenti e mi da del lei, preso forse da timore reverenziale, mentre quando parla di me in mia assenza si lascia andare al tu e racconta qualunque fatto privo di fondamento.

Ecco, vorrei potere dimostrare quanto sopra. Ma, a quanto pare, chiedo troppo.

So essere rigoroso con me stesso e so che, se dovessi essere giudicato responsabile di un qualunque reato anche ben lontano da quello di voler favorire in qualsiasi modo la mafia, lascerei il mio posto senza attendere Appelli e Cassazione.

Ritengo però di dover affermare il mio diritto di contribuire all’accertamento della verità e di avere il dovere morale di andare avanti con l’azione di governo di fronte ad oscure, o fin troppo palesi, manovre che tengono solo a penalizzare la Sicilia rispetto all’azione riformatrice che comunque non si fermerà.

10 giu 2010
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La straordinaria azione della Procura di Palermo, a cui va il ringraziamento mio e del governo regionale per l’incisività con cui sta conducendo l’inchiesta, è la conferma di come ci fossero forti inquinamenti mafiosi dietro il progetto della costruzione dei termovalorizzatori.

È una risposta autorevole a quella voglia di ripristinare la legalità nella vita pubblica che i cittadini siciliani chiedono ogni giorno di più a gran voce.

Su questa vicenda, che non abbiamo mai voluto strumentalizzare politicamente, il Governo regionale ha fatto una forte scommessa di legalità che peraltro è facilmente testimoniata dalla relazione che la Giunta di Governo ha approvato il 18 marzo scorso e inviato alla Procura nel mese di marzo e dalla documentata relazione dell’assessore al ramo Pier Carmelo Russo che ha dimostrato grande competenza e coraggio nel ricostruire tutti i passaggi di questa delicata vicenda.

Credo che il Governo abbia fatto fino in fondo solo il proprio dovere fornendo alla Procura tutte le informazioni utili a fare chiarezza in un settore che riteniamo fortemente condizionato da interessi illeciti.

È un contributo che saremo ben felici di poter fornire a tutte le altre Procure siciliane che per competenza stanno lavorando sull’affare dei termovalorizzatori.

Gli arresti di oggi sembrano essere proprio la conferma che tutto quello che abbiamo denunciato in questi mesi aveva pieno fondamento.

Sono anche contento che questa operazione avvenga proprio in queste ore in cui si trova in Sicilia la commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti.

18 mag 2010

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha espresso, anche a nome della giunta di governo, il plauso alle forze dell’ordine per le operazioni che oggi a Enna e a Palermo hanno consentito di infliggere nuovi, duri, colpi alla criminalita’ organizzata.

In particolare, sugli arresti di Enna, il presidente Lombardo ha espresso l’auspicio che sia fatta piena luce sulla vicenda, preannunciando che sono gia’ stati avviati gli accertamenti necessari a tutelare l’Amministrazione regionale rispetto a ogni eventuale comportamento illecito delle persone coinvolte nell’indagine.

11 mag 2010
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Il presidente della Regione Siciliana parla della riforma del sistema dei rifiuti.

01 apr 2010
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Credo che la mafia reagisca per come può. Talvolta può far pervenire alle persone giuste le informazioni sbagliate o quelle che le convengono. Io credo che magistrati e cittadini, a cui mi rivolgo, debbano guardare ai fatti”.

Ed uno di questi riguarda la riforma del sistema dei rifiuti: la Regione è “riuscita a far saltare il più grande affare della mafia”, “infilata in un sistema che le avrebbe consentito un profitto da 5 – 7 miliardi di euro e una rendita annua di centinaia di milioni per i prossimi 20-30 anni”.

Ciò perché il governo “ha avuto la forza, il coraggio, l’onestà, il senso del dovere per bloccare questa porcheria. Il resto sono tutte chiacchiere, fandonie, infamie, che dimostrerò essere tali quando me lo consentiranno”.

(continua…)

26 mar 2010

“Quello di oggi, e’ un ulteriore grande successo della lotta alla criminalita’ reso possibile dal duro e incessante lavoro investigativo condotto dalle forze dell’ordine”.

Lo ha dichiarato il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, appresa la notizia dell’operazione antimafia compiuta questa notte nell’agrigentino dai carabinieri coordinati dalla Dda di Palermo. “Un plauso e un ringraziamento da parte dei siciliani – ha aggiunto Lombardo – va ancora una volta a tutti coloro che sono costantemente impegnati per liberare il nostro territorio dal malaffare” idn

23 mar 2010

“Un plauso agli investigatori della Guardia di Finanza, ai suoi vertici, per la brillante operazione eseguita in nottata a Palermo grazie alla quale sono stati assicurati alle patrie galere il nuovo presunto capo della cosca di Palermo, un insospettabile professionista con la passione per la politica, e suoi complici”. Lo dichiara l’assessore regionale alle Attivita’ Produttive, Marco Venturi, commentando gli arresti eseguiti dalle Fiamme gialle in Sicilia.

“Lo stesso ringraziamento, doveroso e sentito, voglio esprimere ai magistrati, palermitani e non, che ogni giorno dimostrano il loro senso del dovere e la loro volonta’ di sconfiggere la criminalita’ organizzata e Cosa nostra in particolare. Una battaglia – prosegue Venturi – che ci vedra’ al loro fianco perche’ per avere la meglio su Cosa nostra occorre essere uniti, compatti e determinati. Gli arresti di oggi dimostrano che, nonostante i duri colpi inferti in questi ultimi anni, benche’ agonizzante, la piovra riesce a riorganizzarsi e pesca i suoi adepti anche tra insospettabili colletti bianchi che per interesse portano avanti le volonta’ dei boss”.

Noi – conclude Venturi – dobbiamo contribuire a formare un nuovo modo di pensare, contrastare questo genere di connivenze, snidare i collusi che grazie alle lentezze burocratiche riescono a procurare linfa vitale per il cancro mafioso. Solo cosi’, assieme a magistrati e forze dell’ordine, potremo sconfiggere la mafia”.