Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha espresso, anche a nome della giunta di governo, il plauso alla magistratura e all’arma dei Carabinieri, per gli arresti compiuti nell’operazione antimafia Hybris. “E’ un successo – dice Lombardo – che libera una parte importante del territorio della citta’ di Palermo dall’ipoteca mafiosa esercitata attraverso il racket delle estorsioni, che si conferma la principale forma di alimentazione delle casse di cosa nostra, ma anche di inquinamento dell’economia. Le parole del Procuratore Messineo dimostrano ancora una volta l’importanza della mobilitazione delle coscienze a fianco degli sforzi degli inquirenti e la necessita’ di una maggiore collaborazione delle vittime per infliggere nuovi colpi alla criminalita’ e toglierle sempre piu’ potere e capacita’ di condizionamento”.
In relazione alle notizie di stampa relative all’indagine in cui da mesi è coinvolto il Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, da Catania i legali diffondono la seguente nota:
“La continua ed ossessiva pubblicazione di presunte emergenze investigative, mentre trattasi di atti acquisiti da mesi dalla Procura e la cui consistenza è stata a lungo vagliata, ci induce a ribadire che –come specificato dalla stessa Procura di Catania- “non sussistono elementi per iniziative processuali” nei confronti del nostro assistito.
Considerato il ruolo istituzionale del Presidente, lo stesso ha da sempre manifestato e assicurato piena disponibilità ad essere sentito dagli inquirenti, mentre è stato del tutto fuorviante – e francamente inaccettabile – essere costretto di volta in volta a rispondere a dicerie, millanterie, mediaticamente diffuse, attribuite a soggetti vari che non hanno trovato riscontro in fatti ed elementi concreti, nonché a presunte iniziative cautelari personali (prontamente smentite dalla Procura di Catania).
Si precisa, inoltre, che nelle scorse settimane, a seguito delle ennesime indiscrezioni pubblicate su un quotidiano circa il dottor Giovanni Barbagallo, è stata depositata in Procura una memoria con cui il Presidente ha puntualizzato agli Inquirenti la natura di normalissimi e trasparenti rapporti con un insospettabile professionista.
Per un doveroso rispetto del lavoro della Magistratura, il Presidente della Regione continuerà ad attendere l’esito delle indagini con la consapevolezza di aver sempre operato nel rispetto della legge e nell’interesse dei cittadini; del resto le capillari investigazioni svolte in questi anni non hanno registrato alcun contatto telefonico, personale o di altro genere con soggetti appartenenti a Cosa Nostra né alcun iniziativa del nostro assistito volta ad agevolare o, in qualche modo, favorire interessi illeciti.
Semmai va rimarcato che il sentimento contro il Presidente dei vari soggetti presunti malavitosi, le cui propalazioni sono state acquisite agli atti di cui indiscrezioni giornalistiche riportano solo frasi intercettate, viene reso solamente in termini di disprezzo, rancore e odio sino all’auspicio di una mozione di sfiducia, ipotesi peraltro tante volte riecheggiata più o meno palesemente, negli ambienti politici che avversano il governo in carica”.
Indecente e vergognoso che ci sia qualunque Segreto di Stato che ostacoli la verità sulle stragi del ’92
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In merito all’emendamento sulle intercettazioni che stabilisce di opporre il Segreto di Stato per le comunicazioni degli “007″, commentando le dichiarazioni di Fabio Granata, vicepresidente della Commissione Antimafia, Raffaele Lombardo ha dichiarato:
“Mi sembrerebbe assurdo che ci fosse il Segreto di Stato opposto alla conoscenza di elementi che possano servire a capire e a sapere chi ha organizzato le stragi e chi ha fatto uccidere Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
È un’indecenza che ci sia qualunque segreto, una vergogna. Che si scopra chiunque sia stato, affinché venga giustamente perseguito; che si arrivi una volta per tutte alla verità, da cui ne ricaveremmo un vantaggio che gioverebbe moltissimo al nostro Paese, soprattutto ai siciliani e a quanti venerano le figure di uomini come i due giudici uccisi dalla mafia”.

Ci sono diversi aspetti sensibili da considerare riguardo al Ddl sulle intercettazioni in discussione in questi giorni in Parlamento: il primo attiene alla questione legata alle indagini e al ruolo della magistratura e il secondo tocca nel profondo il concetto stesso di democrazia sostanziale.
Non posso che essere d’accordo con gli allarmi preoccupati, e preoccupanti, lanciati da quei magistrati che si occupano di indagini legate alla mafia e che vedono il rischio cui andrebbe incontro il loro ruolo di corpo autonomo e indipendente volto all’accertamento della verità se il Ddl dovesse essere approvato. Hanno usato parole forti su cui tutti avremmo il dovere morale di riflettere attentamente.
Anche sull’altro aspetto della questione, la democrazia e il ruolo di controllo della pubblica opinione e della società civile che passa necessariamente attraverso la conoscenza e l’informazione, non si possono sottovalutare i rischi che la legge in discussione comporta.
Certo, bisogna fare attenzione: non tutte le intercettazioni possono e devono essere pubblicate. La tutela della vita privata di persone non coinvolte in indagini deve essere sacra. Così come deve essere chiaro che le fughe di notizie pilotate a fini politici sono una iattura per la democrazia e la convivenza di un paese civile.
Chi abbia a cuore l’accertamento della verità e chiunque attribuisca un valore fondamentale alla democrazia e al ruolo di controllo dell’opinione pubblica su di essa non può che battersi affinché le norme in discussione siano modificate e opportunamente corrette.
E’ in gioco il nostro vivere civile.
“L’estremo sacrificio di Falcone, della moglie e degli uomini della sua scorta, resterà per sempre impresso nella memoria dei siciliani. Falcone pagò con la vita la lotta all’organizzazione criminale di cui aveva intuito l’infida capacità ad insinuarsi e a contaminare la società civile”.
Questo è il commento del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ricordando la strage in cui morì Giovanni Falcone.
“A distanza di 18 anni dal quel terribile giorno”, ha aggiunto Lombardo, “che segnò la storia della nostra terra, possiamo affermare che quelle morti non furono vane perché la Sicilia comincia a raccogliere i frutti di quel sacrificio e del lungo e faticoso lavoro che ne è seguito.
È possibile salutare oggi una nuova stagione di legalità, nella quale i continui e pesanti colpi inferti alla criminalità organizzata, la ribellione dell’imprenditoria dall’abbraccio soffocante del racket, mostrano a tutti il risveglio della società siciliana e la possibilità di sconfiggere la mafia”.
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha espresso, anche a nome della giunta di governo, il plauso alle forze dell’ordine per le operazioni che oggi a Enna e a Palermo hanno consentito di infliggere nuovi, duri, colpi alla criminalita’ organizzata.
In particolare, sugli arresti di Enna, il presidente Lombardo ha espresso l’auspicio che sia fatta piena luce sulla vicenda, preannunciando che sono gia’ stati avviati gli accertamenti necessari a tutelare l’Amministrazione regionale rispetto a ogni eventuale comportamento illecito delle persone coinvolte nell’indagine.




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