scritto da Raffaele Lombardo
Chi di mestiere fa “l’intellettuale”, nonostante tutta la responsabilità che il ruolo comporta, ha la possibilità e la libertà, a volte anche il dovere, di “spararle grosse” sperando di smuovere le acque e di movimentare il dibattito e la discussione. Ottima e lodevole missione.
Chi invece di mestiere fa l’amministratore, a qualsiasi livello, ha il dovere morale e giuridico di agire, di prendere decisioni, di fare fatti concreti, di scegliere una strada o un’altra nel panorama di possibilità che ha di fronte e con cui si deve misurare. E su questi atti concreti deve essere giudicato, non sulle presunte intenzioni o, peggio, sulle professioni di fede.
Solo per fare qualche esempio, ma tanti altri ne avrei da citare, potrei ricordare la riforma della gestione dei rifiuti, il più grande affare del passato in Sicilia, oppure la riforma sanitaria o la riforma dei dipartimenti regionali.
Sono queste le cose su cui dovrei essere chiamato a rispondere. Non certo sulla semplicistica ironia di una “antimafietta portatile” che lascia solo il tempo che trova. Non ho bisogno di nascondermi dietro le spalle di questo o quell’assessore nè all’ombra di questo o quel deputato nazionale perché i fatti concreti parlano per me.
Quanto alle recentissime polemiche sollevate dalla signora Alfano su una mia presunta azione di generico malcostume in cui avrei addirittura approfittato del mio ruolo per far ritardare una funzione religiosa sarebbe troppo semplice abbandonarmi anch’io alla facile ironia richiamando la vicenda dei suoi viaggi in jet privati addossati alla comunità. Ma ritengo non ne valga la pena.
Che ognuno faccia il proprio mestiere e che ciascuno si assuma le proprie responsabilità: il giornalista per quello che scrive, l’amministratore o il presidente della regione per quello che fa.
condividi questo articolo