18 lug 2010

Sono sempre stato un convinto sostenitore della libertà di stampa. Ma sono anche certo che questa non possa e non debba trasformarsi in libertà di aggressione giornalistica sistematica.

L’articolo di la Repubblica pubblicato oggi sulle “nomine a raffica” che avrei fatto nelle Fondazioni e negli enti è pieno zeppo non d’inesattezze ma di un gran numero di falsità e menzogne. E mi chiedo: è reato la diffusione di menzogne? Naturalmente alla magistratura, non ai posteri, l’ardua sentenza.

Solo per fare un esempio: la Repubblica oggi iscrive all’Mpa l’Arcivescovo Emerito Bommarito, l’insigne Professore Maurizio Caserta, peraltro vicino alla sinistra che io sappia e l’ex Prefetto Cancellieri, mentre ignora, per fare un nome, che il commissario dello Iacp di Palermo è il dott. Gualdani amico del Presidente dell’Ars Cascio.

La Repubblica ignora poi che i costi di gestione di tutti gli enti commissariati si sono ridotti più o meno al 10% e che l’Iacp di Catania, governata dall’Ing. Antonio Leone, professionista non appartenente ovviamente ad alcun partito, sta razionalizzando organizzazione e costi mentre in passato sotto la gestione dell’attuale parlamentare del Pdl On. Gibilino aveva tra l’altro partorito tre società presiedute da consiglieri di amministrazione in carica che avrebbero dovuto occuparsi di energia, di manutenzioni, di riscossione dei crediti e  morosità, come se non si trattasse di funzioni proprie dell’istituto stesso.

Quel giornale ignora anche che Salvatore Giuffrida, commissario ASI di Catania, è stato si sindaco e candidato alle regionali ma dell’UDC. Ignora che nell’arco di pochi mesi la dott.ssa Cancellieri, coadiuvata dal dirigente del bilancio Cosimo Aiello, ha risanato i conti  del teatro Bellini. Si spinge a iscrivere all’Mpa forse anche l’improbabile “autonomista polacca” Ursula Pawlowicz.

Omette, ancora, che l’Arch. Zapparata (niente a che vedere con l’Mpa) da quando si è insediato, in sette mesi, ha approvato, al Cas, bilanci consuntivi giacenti da anni e bilanci preventivi, ha avviato opere di manutenzione e superato tante criticità, mentre tace sul gran lupanare che era buona parte del sottogoverno dei meravigliosi tempi che furono zeppi di sperperi, assunzioni di parenti e amici, rimborsi e spese di rappresentanza.

Su altri giornali, e non soltanto su la Repubblica, si fa invece un gran parlare delle consulenze del Presidente della Regione e degli Assessori. Ovviamente non ho idea della gran parte delle consulenze di cui parlano e, naturalmente, faremo una verifica attenta e scrupolosa per annullare tutte quelle che non hanno senso e che non servono all’amministrazione, e sono convinto anch’io che ce ne siano.

E’ ormai quasi quotidiana l’azione di certa stampa che, adottando tecniche collaudate di disinformazione professionale, tenta di dimostrare che il governatore smantella il meraviglioso, e sicuramente rimpianto, sistema regionale che fu.

Davanti alle menzogne e all’attività sistematica di aggressione mediatica di cui si rende protagonista la Repubblica (un tempo considerato giornale della “sinistra” da non intendersi come il femminile di funesto, minaccioso, bieco, truce) nei miei confronti non posso fare altro che adire l’autorità giudiziaria. Per difendere la mia onorabilità e per la stima che nutro nei confronti delle persone che ho avuto la responsabilità di nominare.

24 mag 2010

Ci sono diversi aspetti sensibili da considerare riguardo al Ddl sulle intercettazioni in discussione in questi giorni in Parlamento: il primo attiene alla questione legata alle indagini e al ruolo della magistratura e il secondo tocca nel profondo il concetto stesso di democrazia sostanziale.

Non posso che essere d’accordo con gli allarmi preoccupati, e preoccupanti, lanciati da quei magistrati che si occupano di indagini legate alla mafia e che vedono il rischio cui andrebbe incontro il loro ruolo di corpo autonomo e indipendente volto all’accertamento della verità se il Ddl dovesse essere approvato. Hanno usato parole forti su cui tutti avremmo il dovere morale di riflettere attentamente.

Anche sull’altro aspetto della questione, la democrazia e il ruolo di controllo della pubblica opinione e della società civile che passa necessariamente attraverso la conoscenza e l’informazione, non si possono sottovalutare i rischi che la legge in discussione comporta.

Certo, bisogna fare attenzione: non tutte le intercettazioni possono e devono essere pubblicate. La tutela della vita privata di persone non coinvolte in indagini deve essere sacra. Così come deve essere chiaro che le fughe di notizie pilotate a fini politici sono una iattura per la democrazia e la convivenza di un paese civile.

Chi abbia a cuore l’accertamento della verità e chiunque attribuisca un valore fondamentale alla democrazia e al ruolo di controllo dell’opinione pubblica su di essa non può che battersi affinché le norme in discussione siano modificate e opportunamente corrette.

E’ in gioco il nostro vivere civile.