08 feb 2011

Più che contestabile l’appello a non comprare il pomodoro di Pachino. Vorrebbe dire far chiudere qualche migliaio di imprese e decine di migliaia di lavoratori si troverebbero in mezzo ad una strada costretti a cercare di vivere più o meno illecitamente, quindi stiamo attenti.

Come evitare le mille mafie che lucrano, ingrassano e campano sulle cento intermediazioni che ci sono tra produttori e consumatori e nelle quali si nasconde la malavita, il malaffare, cosa nostra e la speculazione che al tempo stesso spenna il consumatore e mette in ginocchio il produttore, perché il produttore vende ad un prezzo inferiore ai costi di produzione e il consumatore trova il prezzo alle stelle?

Bisogna accorciare la filiera, organizzarsi ed evitare le intermediazioni. E lo dobbiamo fare. Abbiamo un’agricoltura massacrata da politiche agricole criminali fatte da parte di gente incompetente.

Si comincia a voltar pagina. La grande distribuzione deve garantirci una concorrenza leale non abbassando di punto in bianco i prezzi per far fuori il nostro prodotto.

La legge ci può consentire che la grande distribuzione, piuttosto che far danno, sia un alleato del nostro prodotto. Bisogna rendere remunerativo l’allevamento così come la produzione dell’uva da mosto, dell’olio o del grano. E puntare sulla qualità e il controllo.

La politica agricola dell’assessore D’Antrassi, esperto di produzione e di commercializzazione, è questa. E la legge che faremo dovrà servire anche a questo.

Se il produttore che si spacca la schiena a produrre pomodorino, attraverso il mercato agroalimentare o l’associazione con gli altri produttori e senza far passare il prodotto per dieci mani diverse, porta il prodotto direttamente al mercato allora non ci sarà più margine e spazio per le organizzazioni criminali che lucrano, lo tengono in ginocchio, lo sfruttano e lo distruggono anche sul piano dell’immagine e della credibilità sua e della nostra meravigliosa Sicilia.

07 set 2010
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Il governo dei tecnici non mi appassiona in maniera particolare. Anch’io mi sento più a mio agio circondato da cosiddetti politici come me, eletti dalla gente e titolari di una rappresentanza chiara.

Bisogna vedere però come accrescere i numeri di questa maggioranza che dovrà essere determinata per portare avanti ancora una serie di riforme fondamentali per la vita della Sicilia.

Occorre cambiare il sistema in cui funziona la Regione, decentrare i poteri ai comuni, farli organizzare in liberi consorzi, reimpostare la politica agricola sui controlli ed impostare una politica del turismo del tutto diversa.

L’altro giorno ad esempio abbiamo emanato la direttiva contro la grande distribuzione organizzata che sta massacrando la Sicilia: i produttori che vendono a due lire ed i consumatori che comprano a prezzo salato. Nel mezzo chi ci sta? Quella distribuzione organizzata cui si sono aperte le porte, con qualche complicità che prima o poi verrà alla luce, per distruggere produttori, consumatori ed il piccolo commercio. Perché poi per ogni mega centro di grande distribuzione chiudono decine e centinaia di piccoli esercizi commerciali.

Si è polemizzato dalle parti di Messina ad esempio, per questo o per quell’altro soprintendente. I soprintendenti non sono stati lottizzati. Sono tutti miei fedelissimi uomini? Ormai non si lottizza il soprintendente così come un direttore di un museo per poi andargli a chiedere di fare questo o quell’altro. Tutti dovranno fare il loro dovere aiutando la Sicilia, aiutando i cittadini senza figli e figliastri. Senza amici cui dire di si e non amici a cui dire di no se non passano nella segreteria di tizio o di caio. Deve valere così per la sanità come per la cultura, per l’agricoltura e come per tutto. E’ la Sicilia che cambia e per fare queste cose io credo che ci voglia una grande determinazione e una grande compattezza.