Oggi hanno preso avvio le celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia.
150 anni dopo anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare “i vizi di origine e gli alti e bassi di quella costruzione, le incompiutezze dell’unificazione italiana e innanzitutto la più grave tra esse che resta quella del mancato superamento del divario tra nord e sud“.
Unità mai messa in discussione da Raffaele Lombardo, anche se la vorrebbe “vera, effettiva“, caratterizzata dall’eliminazione della mafie (“e lo Stato sta facendo l’impossibile” per ottenere questo risultato); da infrastrutture efficienti (“non solo il Ponte di Messina, ma anche ferrovie veloci che colleghino le due Sicilie: Palermo con Catania. Ma pure con Napoli e Bari”, nonché il completamento del “cantiere eterno: la Salerno – Reggio Calabria” e “porti decenti”).
Unità che sia anche sinonimo di “sviluppo”.
E Raffaele Lombardo parla delle soluzioni per risolvere i problemi “secolari” del Mezzogiorno: “la fiscalità di vantaggio“, per cui “il governo nazionale deve battersi”: “un fattore attrattivo di sviluppo e di lavoro”, “un antidoto contro la criminalità“.
Una Unità d’Italia, infine, da ricostruire anche con il “federalismo fiscale, intelligente, non razzistico ed egoistico”, con alla base un “meccanismo perequativo“. Ma ci vorrà del tempo.
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