04 gen 2012
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Vorrei che quei mezzi di comunicazione che hanno dedicato per tutto l’anno spazi enormi scommettendo sulla certezza del fatto che avremmo perso soldi provenienti dall’europa – fondi strutturali, fondo sociale europeo ecc – dedicassero un decimo di quello spazio per dire che in realtà non abbiamo disimpegnato nemmeno un euro.
Per carità, si sono fatti salti mortali e si è arrivati all’ultimo momento e l’esperienza ci deve servire come insegnamento per l’anno in corso nel quale non dovremo arrivare a questo punto e dovremo metterci in linea. Ci sono delle difficoltà di carattere strutturale che non riguardano solo noi e che vanno rimosse.
In ogni caso, non abbiamo perso un solo euro. Lo riconosceranno i mezzi di comunicazione? Mi auguro di sì e in ogni caso conto che siano i siciliani a prenderne atto.
Avevo detto: facciamo i conti al 31 dicembre. Oggi li stiamo facendo e sappiamo che, nonostante le cassandre e nonostante quanti ogni giorno, a volte anche in malafede, hanno martellato puntando e scommettendo sul fatto che avremmo perso soldi, nemmeno un euro è andato perduto.

02 dic 2011

Ieri una intensa giornata di lavoro a Roma.

Abbiamo incontrato i rappresentanti di Enac e Enav con i quali sono state fissate le condizioni complessive di funzionamento relative all’aeroporto di Comiso, insieme alla SoaCo, società di gestione dello scalo. L’incontro e le determinazioni raggiunte ci inducono a ben sperare circa la possibile effettiva apertura dell’aeroporto entro il 2012.

Insieme ai governatori di Campania, Calabria, Puglia e Basilicata abbiamo poi incontrato il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca con il quale abbiamo concordato di proseguire il lavoro svolto negli ultimi tempi nell’ottica di una accelerazione alle iniziative che impegnano finanziamenti europei.

Sarà quindi realizzata una concentrazione e rimodulazione dei fondi su assi di priorità fondamentali: istruzione, occupazione, agenda digitale e ferrovie. Sono dell’opinione che la specializzazione del ministero non potrà comunque solo riguardare i fondi Fas e quelli strutturali ma si dovranno affrontare in quella sede tutte le politiche del governo. Sono certo che la collaborazione con il ministro Barca, così come avvenuto con Fitto, sarà certamente utile proficua.

Abbiamo finalmente chiuso la pagina relativa alla questione di Termini Imerese. Sono molto sodisfatto dei risultati raggiunti. Il nostro governo si è impegnato fin dall’inizio a cercare soluzioni per l’area industriale di Termini, intervenendo in tutte le fasi della trattativa con Fiat, con il preciso obiettivo di salvaguardare i legittimi diritti dei lavoratori e assicurare all’area un futuro.

Con la firma dell’intesa tra il gruppo automobilistico Dr, i sindacati, il Ministero dello Sviluppo economico, Regione siciliana e Invitalia, da oggi, si apre per Termini un percorso che vedrà impegnati lavoratori, imprenditori forze sociali e amministrazione regionale con l’obiettivo di mantenere viva la tradizione automobilistica del polo di Termini assicurando al comprensorio le basi per un futuro di lavoro e sviluppo economico.

03 nov 2011

Oggi abbiamo sottoscritto un documento condiviso sulla riprogrammazione dei fondi strutturali. Comprendiamo le difficoltà che sta attraversando il nostro Paese, e purtroppo le nostre regioni del sud sono in prima fila nel sopportare sacrifici e tagli. Credo che l’idea della riprogrammazione orientata verso pochi, grandi obiettivi condivisi, per superare la logica della dispersione delle risorse in mille rivoli, sia una buona strada.

I quattro settori di intervento sui quali si è convenuto di concentrare le risorse – istruzione, banda larga, infrastrutture e occupazione – sono quelli che prioritariamente riceveranno attenzione, ma non esclusivamente. Abbiamo chiesto che altri settori, come quelli dell’ambiente e dell’energia, siano degni di attenzione e di finanziamenti che, vista l’esiguità delle risorse pubbliche, potranno essere ricercati con lo strumento del project financing.

Il documento che abbiamo sottoscritto darà forza al governo affinché la Commissione europea e il commissario Hahn aderiscano a questa ipotesi.

11 ott 2011

Un appello unanime e’ stato lanciato oggi a Bruxelles dai rappresentanti delle isole europee per prevedere, nei nuovi regolamenti che disciplineranno l’utilizzazione dei fondi comunitari fino al 2020, la tutela della specificita’ insulare.

La prima giornata di lavori degli open days ha messo subito a confronto i rappresentanti delle isole con i funzionari della commissione europea e i rappresentanti del parlamento europeo.

I relatori – Adonis Costantinides, Ioannis Firbas, Juan Gual de Torrella, Gabriella Massidda, Maria Cristina Stimolo e Jean Michel Palazzi, in rappresentanza delle isole greche, delle Baleari, di Cipro, della Sardegna e della Sicilia – hanno presentato, moderati dall’europarlementare Alyn Smith, un quadro completo delle difficolta’ geopolitiche legate alla condizione insulare: dal problema dei collegamenti con la terraferma, a quelli della gestione delle risorse idriche ed energetiche, dalla salvaguardia delle zone rurali di montagna al sostegno delle piccole e medie imprese.

Il trattato europeo, le risoluzioni del parlamento, le dichiarazioni d’intenti prevedono per le isole e le zone periferiche dell’Unione una specifica salvaguardia. Manca la loro applicazione concreta – hanno detto unanimamente i relatori – e i regolamenti appena presentati confermano questa tendenza.

“I nuovi regolamenti lasciano spazio alla salvaguardia delle specificita’ insulari – ha replicato Eveline Petrat-Chartely, a nome della DG REGIO della Commissione europea -. Ma solo nell’ambito del nuovo quadro di assunzione di responsabilita’ che viene chiesta ai territori”.

“Per accedere ai fondi, in base al nuovo quadro normativo proposto dalla Commissione, deve essere verificata gia’ in fase progettuale l’efficacia dell’intervento. Ci sono pochi soldi disponibili. E l’Europa intende spenderli solo in progetti che producano effetti concreti”.

Nascono da questa esigenza le nuove regole che prevedono la stipula dei contratti di partenariato tra commissione e governi: veri e propri patti per lo sviluppo in cui saranno indicati tutti i parametri da rispettare.

I livelli di stanziamento saranno ancorati ai risultati di spesa e di efficienza gia’ raggiunti. Le risorse andranno – insomma – solo a chi dimostra di saper spendere i fondi, ottenendo risultati concreti.

Gli indicatori di spesa e di sviluppo da rispettare, saranno verificati dal 2014 al 2017. Le regioni che rispetteranno la tabella di marcia potranno accedere al fondo di premialita’.

Quelle che non terranno il passo, saranno invitate a fare le correzioni necessarie. In caso contrario i fondi potranno prima essere sospesi, poi perfino annullati.

“Le isole – ha detto Giannina Usai – segretario generale dell’associazione dei comuni delle isole minori – hanno elaborato un programma di sviluppo integrato, che conta su fondi regionali e nazionali, ma che non attinge a finanziamenti comunitari perche’ la complessa macchina burocratica europea, semplicemente non lo prevede. Va bene la riforma, ma non e’ chiaro il modo in cui si dara’ concreta risposta ai principi di coordinamento degli interventi, che le piccole isole italiane hanno gia’ adottato”.

L’esigenza di una profonda semplificazione delle procedure e di una loro sburocratizzazione e’ stata sottolineata anche dai numerosi europarlamentari che sono intervenuti nel dibattito.

“Imporre il rispetto dei parametri europei di costo alle piccole isole e’ un assurdo – ha detto Rosario Crocetta -. In questo modo diventa necessario chiudere i reparti di maternita’ e si costringono le partorienti a raggiungere gli ospedali della terraferma in elicottero”.

“Solo prevedendo un contatto e un dialogo diretto tra le amministrazioni locali e l’Europa si potra’ garantire – ha aggiunto – uno sviluppo veramente armonico per tutti i cittadini del continente europeo”.

Dalla riunione di Bruxelles e’ arrivato anche un pronunciamento forte a sostegno del “patto delle isole”, il programma comunitario che prevede investimenti nelle isole europee per l’abbattimento delle emissioni di Co2. Il programma infatti rischia di essere cancellato dalla programmazione comunitaria. Ma le isole si sono mobilitate, e al Parlamento europeo e’ stata depositata una dichiarazione programmatica che sta raccogliendo le firme e i consensi di moltissimi europarlamentari.

26 mag 2011
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Un produttivo confronto quello avuto con il ministro Fitto a proposito alla rimodulazione del fondo per le aree sottoutilizzate che viene rivisto per la semplice ragione che nel gennaio scorso è stato ridotto del 15%.

Noi abbiamo reperito la somma necessaria per integrare quei 4 miliardi 313 milioni per ricostituire il plafond.

Ci sono nodi importanti da sciogliere: la rinaturalizzazione, le tre rate del mutuo della sanità legato al debito pregresso saldato con questo mutuo e le cui rate noi riteniamo ci si debba consentire di far gravare sul Fas come avvenuto per altre regioni, il credito d’imposta, su cui c’è un discorso aperto.

In accordo con il ministro abbiamo messo in cantiere diverse cose. Ad esempio la ferrovia Catania-Palermo e il ponte sullo stretto, oggetto in questi giorni di una serie di confronti e ne parleremo venerdì con Ciucci. La velocizzazione della linea ferroviaria Catania-Palermo costerebbe circa 2 miliardi di euro per i quali noi abbiamo proposto un impiego parziale di queste nostre risorse pari a 6-700 milioni di euro.

C’è una priorità che dobbiamo dare al tema della depurazione e delle reti idriche e poi le altre infrastrutture a cominciare dalla Catania-Ragusa, alla gestione integrata dei rifiuti, gli accordi di programma e i contratti di sviluppo assorbiti dall’area di Termini Imerese.

Ipotesi contenute in una proposta che il ministro si è riservato di verificare e che ci porterà ad una intesa martedì prossimo. Dopo passeremo dalla giunta per l’impiego di queste risorse.

C’è da definire il discorso sul credito d’imposta. Il ministro ha l’idea di non impiegare il Fas, e sarebbe non una sua idea ma una posizione del ministero dell’economia. Il ministro sostiene che, con dei paletti diversi e orientato a privilegiare imprese che operano nel settore della ricerca e dell’innovazione ma anche con dei bonus speciali sul costo del lavoro, il credito d’imposta sarebbe possibile farlo gravare sul Por da rimodulare. Devo dire che questa tesi è supportata e confermata dal commissario Hahn in una lettera del 5 maggio. A noi questa ipotesi fa anche gioco perché il credito d’imposta ci porterebbe ad una notevole accelerazione della spesa europea.

Quindi, secondo il ministero dell’economia non si potrebbe impiegare il Fas. Nessuno impedisce che noi utilizziamo risorse del nostro bilancio. Secondo Fitto, e come confermato da Hahn, possiamo utilizzare il Por, cioè i fondi strutturali, che dovrebbero però essere rimodulati.

Ieri in commissione bilancio, come ci eravamo impegnati a fare, hanno trovato sede una serie di istanze con relativa copertura finanziaria che riguardano alcuni filoni importantissimi: lo sviluppo nell’area ragusana, aeroporto e Ibla, proposta ed emendamenti del governo, la vicenda centri storici di Agrigento e di Favara, e la vicenda Scaletta e Itala, comuni che hanno bisogno di un passaggio legislativo per saldare le spese che hanno affrontato per l’alluvione di due anni fa.

12 mar 2011
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A Caltanissetta c’è una bellissima manifestazione alla quale stanno partecipando sia il governo sia esponenti del Mpa. Sacrosanta non solo la manifestazione ma anche la rivendicazione e cioè la creazione di una zona franca che dovrà espandersi a tutta la Sicilia. La crisi finanziaria, e quindi lo spazio in più che si crea per la criminalità e la mafia, vanno battute non solo con la repressione ma anche con lo sviluppo.
Lo sviluppo in Sicilia non si realizza solo con i finanziamenti. I fondi strutturali, che si sono spesi tutti in passato, non hanno alzato nemmeno di un punto il Pil e neppure l’occupazione o, se lo hanno fatto, è stato un fuoco di paglia.
Ci vuole la fiscalità speciale o di vantaggio che funziona come a Malta, ad esempio, dove tante piccole imprese siciliane si sono trasferite. Anzicché farli andare via, facciamo in modo che grossi imprenditori di altre parti d’Europa e del mondo vengono in Sicilia non dandogli soldi, che non serve, ma riducendo tasse che comunque non fanno venir meno nemmeno un euro dalle casse della Regione.
Non vedo perché, oltre che dichiararlo, il nostro governo nazionale non si faccia valere in sede europea e si attivi nell’interesse dei siciliani.

03 nov 2010
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Così come è strutturato il sistema, non funziona. Spesi o non spesi, non si colma il divario, non si accresce il Pil e non si accresce l’occupazione.
E’ un sistema che non funziona. Prendiamone atto e anziché inseguire la gente con bandi e bandicelli e continuare a disperdere in mille rivoli i fondi strutturali, apriamo gli occhi e cambiamo musica.
Lo possiamo fare, lo abbiamo discusso con sindacati e Confindustria e io sono d’accordo: finiamo di distribuire soldi a pioggia che molto spesso producono effetti controproducenti e concentriamo tutto nelle grandi infrastrutture e nel credito d’imposta che serve ad attrarre investimenti.
Evitiamo di disimpegnare e di perdere soldi
e quelli che abbiamo li investiamo incentivando gli imprenditori che vogliono investire e finanziando un poco di importanti e fondamentali infrastrutture, cominciando dalle strade e dalle ferrovie.

03 set 2010
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Leggiamo da più parti che il governo si appresta ad elaborare un piano di investimenti per il sud. Non possiamo non apprezzare l’idea. Ci piacerebbe capire come si finanzia e, in ogni caso, ci auguriamo che si tratti di finanza alternativa e addizionale a quella che ci è già dovuta (Fondi Strutturali e FAS) e a quella che è mancata alle nostre ferrovie e alle nostre autostrade.

Chiederò un incontro con il presidente del Consiglio per illustragli le tre questioni che abbiamo ancora aperte: il caso di dell’aeroporto di Comiso, la Tirrenia e il Consorzio autostrade, vicende che toccano il sistema dei trasporti e delle infrastrutture che, per un’isola come la Sicilia, sono di importanza vitale per lo sviluppo.

A quelle aggiungerò un quarto punto relativo alla ripresa dei rapporti con la Libia e alle decine di miliardi di euro che saranno investiti in quel paese per la modernizzazione: la Sicilia e le sue imprese non possono restare escluse da quei lavori, sarebbe un peccato ed un errore.

Sebbene qui da noi non ci siano colossi come Finmeccanica ed Impregilo ci sono comunque tante medie e grandi imprese che hanno dovuto superare una selezione cento volte più dura imposta dalla realtà economica e sociale del sud. Imprese che, in Sicilia, si vanno affermando nel settore dell’edilizia come in quello dell’informatica, nella produzione dei pannelli fotovoltaici come nell’impiantistica, nelle infrastrutture, nella formazione professionale e universitaria, nell’assistenza sanitaria.

Ci sono molte imprese, pronte a consorziarsi tra loro o con le grandi imprese nazionali, che non possono trovarsi escluse dall’albo che il presidente del Consiglio potrà aggiornare e segnalare alle autorità libiche.

Siamo ad un tiro di schioppo da Tripoli. La compagnia aerea di un imprenditore siciliano, Wind Jet, è pronta ad attivare voli diretti da Palermo e Catania per Tripoli che si raggiunge in meno di un’ora.

Inoltre in Sicilia vivono centinaia di persone, provenienti dalla Libia, che conoscono la lingua e i luoghi meglio di chiunque altro. In questo momento di crisi e di recessione non potendo pensare ad investimenti in Slovenia o in Romania, territori più a portata di mano per il nord Italia che per il meridione, la prospettiva concreta per la Sicilia è il nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

L’unica alternativa seria all’emigrazione. Non si tratta di interventi assistenziali ma di dimostrare concretamente la fiducia necessaria perché la Sicilia ed il sud possano riprendere con slancio la via dello sviluppo e del lavoro.