22 feb 2013

La Sicilia è dei siciliani

scritto da Raffaele Lombardo 1 commento

TASSE ZERO PER INVESTIMENTI E LAVORO
Solo la fiscalità di vantaggio (compensativa) attrae gli investimenti e produce lavoro. Il governo si impegni a superare i vincoli europei per la Sicilia e per il sud. Basta guardare a Malta dove il basso costo del lavoro ed un sco leggero attraggono imprenditori e fanno crescere l’economia.

ACCISE ALLA SICILIA
La Sicilia sopporta da 50 anni un gravissimo inquinamento del mare, del suolo, del sottosuolo, dell’acqua e dell’aria e gravi malattie professionali. La restituzione delle accise petrolifere serve a compensare questi danni e va impiegata per la riduzione del prezzo dei carburanti in Sicilia.

INFRASTRUTTURE COME AL NORD
Non c’è sviluppo senza infrastrutture e senza investimenti nei trasporti. Non è tollerabile impiegare mezza giornata per percorrere 180 km da Palermo a Catania. Non ha senso pagare penali salatissime per non fare il Ponte sullo Stretto che consentirà il passaggio dei treni veloci oltre a creare migliaia di posti di lavoro.

ATTUAZIONE INTEGRALE DELLO STATUTO
Perché le nostre leggi e i nostri ricorsi devono essere giudicati dalla corte costituzionale i cui membri vengono nominati dal parlamento nazionale e dal Presidente della Repubblica? Perché le nostre leggi devono essere valutate preventivamente da un commissario dello stato che non ha eguali nelle altre regioni? Occorre l’Alta Corte, prevista dall’art.24 dello statuto siciliano, i cui componenti in pari numero dovranno essere nominati dallo Stato e dalla Regione.

AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO SICILIANO
E’ la nuova frontiera dell’autonomia. Perché è possibile per la Scozia e la Catalogna e non per la Sicilia?

12 mar 2011
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A Caltanissetta c’è una bellissima manifestazione alla quale stanno partecipando sia il governo sia esponenti del Mpa. Sacrosanta non solo la manifestazione ma anche la rivendicazione e cioè la creazione di una zona franca che dovrà espandersi a tutta la Sicilia. La crisi finanziaria, e quindi lo spazio in più che si crea per la criminalità e la mafia, vanno battute non solo con la repressione ma anche con lo sviluppo.
Lo sviluppo in Sicilia non si realizza solo con i finanziamenti. I fondi strutturali, che si sono spesi tutti in passato, non hanno alzato nemmeno di un punto il Pil e neppure l’occupazione o, se lo hanno fatto, è stato un fuoco di paglia.
Ci vuole la fiscalità speciale o di vantaggio che funziona come a Malta, ad esempio, dove tante piccole imprese siciliane si sono trasferite. Anzicché farli andare via, facciamo in modo che grossi imprenditori di altre parti d’Europa e del mondo vengono in Sicilia non dandogli soldi, che non serve, ma riducendo tasse che comunque non fanno venir meno nemmeno un euro dalle casse della Regione.
Non vedo perché, oltre che dichiararlo, il nostro governo nazionale non si faccia valere in sede europea e si attivi nell’interesse dei siciliani.

16 feb 2011

“E’ importante che in sede europea il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, abbia sottolineato la necessita’ di colmare il gap economico e infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese. L’assunzione di responsabilita’, verso i problemi del Sud, che Tremonti definisce un dovere di tutti risolvere, e’ un buon punto di partenza da riempire di contenuti. Lo dice il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, commentando le dichiarazioni del ministro dell’Economia.

“Non a caso Tremonti – continua Lombardo – ha citato le quote enormi di deroghe concesse alla Germania. Questa e’ la strada da seguire declinando i principi di deroga rispetto alle specifiche esigenze del territorio”.

“Per rilanciare l’economia della Sicilia, e del Mezzogiorno in generale, vanno bene le deroghe in materia di appalti e infrastrutture – continua il presidente – perche’ cosi’ si creano le premesse per il rilancio. Ma per incidere realmente sui fondamentali dell’economia, far crescere il Pil, il reddito pro- capite e i livelli di occupazione, e’ necessario ottenere una fiscalita’ di vantaggio, con una finestra temporale di almeno dieci anni, che sia il volano per incentivare gli insediamenti produttivi, attrarre gli investimenti ed evitare la delocalizzazione delle attivita’ produttive”.

02 feb 2011
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Il ponte sullo stretto si associa al nome di Berlusconi ed è facile che si dica no al ponte per motivi che, magari, non riguardano l’opera in sé.

Dico con franchezza che se la Sicilia avesse solo due cose, il ponte come infrastruttura e la fiscalità di vantaggio come misura sull’economia e sull’impresa, io mi riterrei soddisfatto. E si tratta di due misure che producono vantaggi allo Stato piuttosto che far perdere soldi perché se è vero che una parte di finanziamento è pubblico, una gran parte è finanza di progetto cioè gente che ci investe e che poi recupera con i pedaggi.

Per la Sicilia e per la Calabria avrebbe una ricaduta impressionante in termini di immagine e di superamento della benedetta insularità, innescando anche un meccanismo virtuoso di rincorsa alla grande infrastruttura che non potrà non toccare le strade e le ferrovie e tutte le tecnologie e le ricerche che anche nel nostro mondo universitario potranno essere portate avanti e sperimentate attorno a questa che è una delle opere più ardite che si siano viste nella storia dell’uomo.

La fiscalità di vantaggio è invece una misura che non può essere decretata dal governo ma passa dalla Commissione europea e dalle istituzioni dell’Europa e che conviene allo Stato perché oggi l’impresa non c’è e se domani viene non paga le tasse per un periodo di tempo ma dà lavoro e fa risparmiare indennità di disoccupazione allo Stato e mette in giro denaro per i consumi e tutte le altre produzioni che sono legate ai consumi per le quali si pagano le tasse.

Ecco perché è importante e fondamentale anche il ponte sullo stretto e io non credo che se ai siciliani si spiegano bene queste ragioni non ci sia una maggioranza almeno del 90% che si direbbe favorevole.

02 feb 2011
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Se il presidente del Consiglio avesse parlato un anno fa di modifica dell’articolo 41 e di defiscalizzazione per le imprese che investono al sud sarebbe stata una proposta più credibile.

Noi avevamo stretto con lui un patto di alleanza per il sud che prevedeva misure relative alle infrastrutture e alla fiscalità di vantaggio. Oggi devo dire con molta franchezza, considerata la situazione delicatissima in cui si trova, sia il patto per la crescita sia i patti per il sud hanno il sapore della della strumentalità, una sorta di escamotage per uscire dall’angolo in cui si è ritrovato.

Non entro nel merito della polemica, siamo stati a Todi due giorni e non ho neppure sfiorato i problemi che non riguardano solo lui ma l’Italia, il paese nel contesto internazionale, la nostra credibilità e le nostre imprese che cercano di affermarsi all’estero.

Credo che siamo fuori tempo massimo, certo, se domani il consiglio dei ministri adotta un provvedimento che riguarda la Sicilia o la Calabria, tanto di cappello.

31 ott 2010

“Non si scandalizzi il Times, ma per colmare il divario infrastrutturale che separa la Sicilia dall’Europa servirebbero risorse almeno dieci volte superiori a quelle che ci hanno assegnato. Con i fondi di agenda 2000, sono stati realizzati investimenti per tentare di colmare l’ormai secolare divario con il resto del Paese”. Lo afferma il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, che cosi’ commenta l’inchiesta del quotidiano londinese Times sulla spesa comunitaria in Sicilia.

“Servono piu’ risorse che vanno investite nel segno di rigore, efficienza e legalita’- sottolinea il presidente – e proprio per questo, siamo intervenuti per riformare radicalmente la macchina regionale, tagliando sprechi e riorganizzando l’amministrazione per renderla sempre piu’ in grado di qualificare la spesa, anche quella comunitaria”.

Ma per il presidente Lombardo, le risorse comunitarie non sono sufficienti a cambiare lo scenario socio economico della Sicilia: “Per rilanciare la Sicilia e la sua economia e’ necessaria una fiscalita’ che aiuti l’insediamento delle imprese. Per noi, la fiscalita’ di vantaggio e’ molto piu’ importante dei contributi a fondo perduto, che possono aiutare le imprese a nascere, ma non cambiano il contesto complessivo. Con la fiscalita’ di vantaggio raggiungeremmo un duplice scopo: attrarre imprenditori nel nostro territorio e arginare il peso della criminalita’ organizzata che, come raccontano le cronache, punta ad aggredire la capacita’ di spesa dell’amministrazione pubblica e ad infiltrarsi nella gestione degli appalti”.

21 ott 2010

“Il Paese non può conoscere uno sviluppo sano e concreto se non ripartirà anche lo sviluppo del Sud Italia. Forse il Governo centrale non ha colto questo dato fondamentale per l’economia italiana”. Lo ha detto il Presidente della Regione siciliana al termine dell’incontro che i governatori del Sud hanno avuto, oggi a Roma, con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

“Tra Confindustria e le Regioni del Sud – continua Lombardo – si e’ instaurato un rapporto di collaborazione e di alleanza forte, anche alla vigilia del federalismo che il governo sta affrontando senza avere sciolto i nodi fondamentali della fiscalità di vantaggio e della perequazione infrastrutturale, senza i quali la riforma federalista sarà un disastro. Si è parlato di rimodulazione del Por e dei Fas che ci sarebbero stati assegnati l’anno scorso, ma di cui non c’è traccia visto che manca il relativo decreto”.

Al tavolo convocato da Confindustria si è parlato anche di vertenze importanti come quella della Fiat di Termini Imerese e di semplificazione burocratica.

“Semplificazione – conclude il presidente Lombardo – che in Sicilia intendiamo realizzare attraverso una legge di decentramento radicale di poteri dalla Regione ai Comuni. Questi ultimi si potranno liberamente organizzare in consorzi sulla base della omogeneità territoriale, culturale e storica che nelle Province non e’ assolutamente presente”.

07 ott 2010

Temo di dovremi ricredere. Il consiglio dei ministri non avrebbe tenuto in considerazione i documenti e le proposte della Conferenza delle regioni.

Lo schema di decreto approvato dal Governo sul così detto federalismo fiscale, come peraltro evidenziato dalla conferenza delle Regioni stamane, pregiudica gravemente l’autonomia della Regione Siciliana ed è stato assunto in violazione del dialogo aperto dalle regioni con i ministri competenti. La legge delega esclude le regioni a statuto speciale dalla gran parte delle disposizioni rinviando la trattativa tra Stato e Regione alle commissioni paritetiche.

Il decreto viola questa previsone intervenendo direttamente sulle regioni a statuto speciale comprimendone le entrate ed è quindi palesemente incostituzionale.

C’è da chiedersi: erano presenti al momento dell’approvazione in CdM i ministri siciliani?

L’abolizione dell’Irap nelle regioni con i conti in ordine (tutte le regioni del nord), ad esempio, costituisce un chiaro e lampante esempio di fiscalità di svantaggio per il sud e il mezzogiorno che avrebbe invece bisogno di spinte concrete allo sviluppo in vista del superamento del gap con le regioni del nord. Una vera fiscalità di vantaggio ma solo per le regioni del nord.

E’ un federalismo di cui non si conoscono i numeri e le conseguenze, si è forzata la mano andando ben al di là degli spazi concessi dalla Costituzione, dallo Statuto siciliano e dalla stessa delega.

Manca la definizione dei livelli essenziali di assistenza e di prestazioni come quello del rapporto con l’ultima manovra approvata.

La determinazione dei costi standard in sanità senza parametri adeguati e senza alcun approfondimento. Non il federalismo fiscale ma il suo feticcio viene agitato per illudere che l’obiettivo sia stato conseguito. E’ un federalismo fatto contro il sud e le autonomie speciali.

Attendiamo ancora di avviare la perequazione infrastrutturale, prevista dalla stessa legge delega sul federalismo, di cui non c’è traccia e senza la quale il federalismo si ritorce contro il sud.

Si apre adesso una fase di confronto serrato tra le Regioni e lo Stato ed in particolare tra la Sicilia ed il Governo.

Ma se queste sono le condizioni ci opporremo in ogni modo al tradimento dei siciliani attraverso un federalismo che li danneggerà. E’ qualcosa che non possiamo consentire e non consentiremo, costi quel che costi.