27 lug 2010

Siamo certi che oggi il governo e tutti i suoi esponenti faranno i salti mortali per impedire che a Mirafiori tocchi una sorte simile a quella di Termini Imerese. Se la stessa determinazione si fosse registrata allora per lo stabilimento di Termini forse la storia avrebbe avuto un percorso diverso. La Fiat sta disvelando finalmente il proprio piano complessivo che la porterà a delocalizzare, piano piano se non immediatamente, la gran parte delle produzioni italiane.

Ne prendiamo atto e diamo per scontato che Fiat vada via, a fine anno prossimo, da Termini Imerese. Vuole il governo, una volta per tutte, fare la sua piccolissima parte perché il patrimonio di esperienza e di competenza che centinaia di lavoratori hanno acquisito nell’indotto e nella fabbrica non vada disperso?

Abbiamo selezionato alcune proposte in accordo con il governo nazionale, con il ministero dello sviluppo economico e con Invitalia. Una di queste, in particolare, soddisfa tutti dal governo all’ente locale ai lavoratori e alla Regione che si è impegnata ad investire risorse che sono oggi disponibili e pronte ad essere impiegate.

Vogliamo, una volta per tutte, sbloccare questa pratica e far sì che da prima che vada via la Fiat questo imprenditore possa cominciare a lavorare, visto che garantisce gli stessi posti di lavoro, realizza vetture con margini di profitto e senza lamentare, come faceva Fiat, di perdere mille euro a vettura?

Non ci vorrebbe molto. Ci sono le risorse stanziate dal governo regionale e lo stabilimento si è impegnata la Fiat a lasciarlo.

Vogliamo cominciare da subito sottoscrivendo un protocollo prima che questo imprenditore, preso dalle nostre lungaggini, faccia saltare il banco? Sarebbe drammaticamente grave che noi perdessimo questa opportunità per colpa di ritardi burocratici o di disinteresse politico e amministrativo.

Il governo regionale, in accordo con l’ente locale e con i lavoratori e dopo averne parlato più volte in sede nazionale, sollecita che questa pratica si chiuda a giorni, ben prima delle vacanze.

02 lug 2010

La valutazione del ministro Tremonti sull’effettiva spesa dei fondi europei da parte delle regioni del Meridione, sollecita alcune considerazioni di commento, almeno per quanto riguarda la Sicilia.

Innanzitutto la spesa nell’ultimo biennio, o meglio la spesa insufficiente, risente della inadeguata programmazione a monte, certo non riferibile alla mia esperienza di governo.

I criteri di spesa dell’UE prevedono infatti che, per l’erogazione effettiva dei fondi, la Regione sia in possesso di un parco progetti cantierabili che certo non si crea in poco tempo, nonostante le volontà politica. L’assenza di opere immediatamente appaltabili da parte della Regione ma anche e soprattutto degli Enti locali ha determinato il rallentamento della spesa sul versante delle opere infrastrutturali.

La richiesta dei fondi FAS non è in antitesi con il livello di spesa dei fondi europei, poiché, mentre i fondi UE rispondono ad una vecchia programmazione fatta dai precedenti governi e non più modulabile, i fondi FAS possono essere utilizzati secondo la strategia che il governo regionale ritiene più idonea, senza vincoli di ripartizione in rigide misure, come accade invece per la spesa dei fondi comunitari.

Per fare un esempio, se voglio fare un tratto autostradale con i fondi Fas posso programmarlo liberamente anche oggi, mentre con i fondi comunitari se non è stata programmata da 5 o 6 anni, non c’è modo di poterlo realizzare.

Altro esempio ancora più clamoroso la vicenda della riconversione dello stabilimento FIAT di Termini: con i fondi FAS la Regione può contribuire liberamente alla riconversione, mentre con i fondi comunitari ciò non è possibile, poiché non programmata per tempo.

Altro paradosso, nonostante oggi la Sicilia sia virtuosa nel settore della spesa sanitaria, possiamo costruire un nuovo polo d’eccellenza con i Fondi FAS ma non con quelli comunitari se non programmato in un periodo precedente la riforma.

Per quanto attiene la stabilizzazione dei precari, è evidente a tutti che si tratta di precariato creato prima dell’avvento di questo governo, ed in molti anni di sprechi e clientele, cui tutti, da destra e sinistra, passando per il centro, hanno partecipato. Recuperare fondi  per chiudere questa partita, vietando ogni forma di nuovo precariato, è un atto di buon senso, sia politico che di strategia economica. Stabilizzare definitivamente oltre 22.000 precari significa dare certezze ad altrettanti nuclei familiari e distoglierli dal ricatto di certa  politica che, di rinvio in rinnovo, tiene sulla corda migliaia di famiglie che lavorano, producono e potrebbero, anche grazie alla stabilizzazione, alimentare la ripresa della spesa al consumo con evidenti ricadute positive in un periodo di crisi internazionale che non ha determinato certo il governo siciliano ma di cui la Sicilia soffre più di altre regioni.

La valutazione va dunque fatta non solo sull’immediato, ma tenendo anche conto delle ricadute che ogni decisione genererà nel medio e lungo termine.

In sostanza, pur avvertendo la necessità di accelerare la spesa sui fondi comunitari, la nostra azione di governo ha però raggiunto alcuni obiettivi fondamentali del proprio programma, resistendo a qualsiasi forma d’infiltrazione criminosa nella programmazione e nella gestione della spesa pubblica:

  • riduzione della spesa sanitaria in attuazione di una riforma strutturale
  • riqualificazione del bilancio e della spesa pubblica, con il blocco delle assunzioni e la riduzione drastica degli sprechi
  • miglioramento del rating internazionale con la relativa crescita di credibilità sugli investitori istituzionali ed esteri
  • stabilizzazione della crescita del costo della vita rispetto al resto del meridione.

Tali risultati si commentano da soli e ritengo siano ineccepibili, così come non credo possa essere messo in discussione un aspetto di base: vero è che oltre tre lustri di governi che mi hanno preceduto hanno ottenuto risultati percentuali, relativi alla spesa dei fondi europei, accettabili. Altrettanto vero è però che i benefici di quegli investimenti e di quei fondi non sono ricaduti nelle tasche e nella vita quotidiana dei siciliani, costituendo un’occasione persa e uno spreco di risorse cui l’azione del governo che io conduco certamente non andrà incontro. Quei fondi e quegli investimenti hanno generato benefici prevalentemente verso aziende del Nord che sono calate in Sicilia con un atteggiamento neocolonialista o sono stati giustificati mediante il meccanismo dei “progetti sponda”, in violazione del principio di addizionalità caratteristico delle risorse comunitarie.

Certo, un’attività di sprone maggiore è indispensabile nei confronti dei centri di spesa locali e periferici ma in questi anni abbiamo avviato un percorso virtuoso di riforme rivoluzionarie, strutturali e culturali, dal quale ormai non si torna indietro. Non abbiamo più occasioni da perdere e non abbiamo alcuna intenzione di farlo.

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26 giu 2010

Di ritorno da Roma, Raffaele Lombardo traccia una sintesi della giornata di incontri tesi ad affrontare alcune delle questioni economiche e amministrative della Sicilia.

Insieme ai dirigenti del ministero dell’Economia è stato affrontato il tema dei 22mila precari siciliani: “Il problema si deve risolvere. Dobbiamo risolvere la questione in maniera definitiva stabilizzando i precari e sottraendoli alla logica delle proroghe”.

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Raffaele Lombardo ha poi incontrato Invitalia a proposito del futuro di Termini Imerese: “Abbiamo messo in campo le risorse che erano destinate alla Fiat e che alla Fiat non sono servite perché ha fatto un’altra scelta. Queste risorse possono servire perché altra industria automobilistica si insedi a Termini Imerese. Questa azienda si impegna ad assumere tutto il personale che attualmente lavora alla Fiat.”

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Nel corso dell’incontro con Guido Bertolaso e gli uomini della protezione civile sono state affrontate le questioni dei fondi per  Giampilieri e San Fratello e l’emergenza dei rifiuti in Sicilia.

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18 giu 2010

Come presidente della Regione Siciliana, insieme a tutto il mio governo, ho assunto un impegno solenne nei confronti degli operai della Fiat di Termini Imerese, insieme a tutti quelli che lavorano nel suo indotto, e alle loro famiglie: garantire loro il lavoro, la professionalità acquisita e la dignità di sentirsi cittadini di questa Regione. Diverse sono le soluzione allo studio così come certa ed acquisita è la disponibilità e l’impegno economico deciso dalla Regione.

Pochi giorni fa è stata siglata l’intesa su Pomigliano d’Arco. Salutata dalla maggior parte dei commentatori, istituzionali e non, con dichiarazioni dal tono assolutamente positivo per l’impegno profuso da parte di tutti i soggetti coinvolti alla ricerca di una soluzione che potesse, in un modo o in un altro, salvaguardare il lavoro di migliaia di persone tra operai e loro famiglie, ha addirittura fatto registrare una spaccatura all’interno di alcuni settori del sindacato tanto da essere sottoposta ad un referendum tra gli operai che si svolgerà a breve.

Non posso far altro che rallegrarmi per l’esito che si sta profilando su tale vicenda, soprattutto perché l’obiettivo della salvaguardia del lavoro e delle famiglie che del proprio lavoro vivono è, e sempre dovrebbe essere, primario nell’azione di qualsiasi governo che abbia a cuore il bene dei propri cittadini.

E’ per queste ragioni che chiedo alla Fiat di rivedere le posizioni assunte su Termini Imerese. E per le stesse ragioni mi appello al governo nazionale e al ministro del lavoro perché facciano il possibile, e anche l’impossibile, per trovare una soluzione concordata a tutela degli operai e per il lavoro e lo sviluppo della Sicilia.

Non vorrei che, per citare il bel libro di Carlo Levi, ancora una volta si debba poter ripetere che Cristo si sia fermato un po’ più a nord di Eboli.

09 apr 2010

Caso Fiat – Termini Imerese: possibile rinvio dell’incontro ministeriale previsto per martedì 13? Ecco il commento di Raffaele Lombardo:

La Regione Siciliana non ha mai dato segnali di indisponibilità a discutere, in ogni sede e in ogni momento, i problemi della Fiat. Men che meno in questo momento in cui attendiamo di conoscere le proposte sul tappeto.

Alle riunioni il governo regionale ha sempre assicurato la sua presenza attraverso l’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, che martedì ha in agenda una missione romana. Se è maturata l’idea di un rinvio, non è certamente da attribuire alla Regione Siciliana“.

Aggiornamento, 15.00: “Il tavolo tecnico sulla questione della Fiat di Termini Imerese si svolgerà regolarmente a Roma, il 13 aprile alle ore 16 al Ministero dello sviluppo economico”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale alle Attività Produttive, Marco Venturi.

22 feb 2010
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Non solo Fiat a Termini Imerese. Raffaele Lombardo, infatti, si augura che la casa automobilista torinese rimanga in Sicilia ma se vogliono farsi avanti anche i giapponesi, gli indiani, i francesi, gli spagnoli e i tedeschi, ben vengano. “Così, anziché chiudere, allarghiamo il settore auto”.

Non è mancata la stoccata a Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, che sa essere “provocatorio nelle sue dichiarazioni e fastidioso nei suoi atteggiamenti“. Lombardo, visti i precedenti, preferirebbe non incontrarlo.

Comunque, il governatore ha annunciato che il 5 marzo ci sarà un tavolo tecnico, “ma stavolta io ci andrò il 4 o il 6. Incontrarci senza aver detto cosa siamo disposti a mettere in campo mi sembra inutile. La Regione propone 350 milioni euro. E la Fiat?

18 feb 2010

frigorifero

Si sa, quando al presidente Lombardo non vanno giù certe decisioni discutibili del governo centrale, non si tira indietro per esprimere tempestivamente le sue perplessità.

E ciò è successo dopo gli annunci del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ai microfoni di Sky. A proposito di incentivi, ecco cos’ha dichiarato:

Saranno orientati a settori particolarmente colpiti dalla crisi come elettrodomestici, alcuni comparti del mobile ed altri settori come le infrastrutture per nautica’‘.

E Lombardo ha commentato così:

“Un plauso all’azione del governo per il sostegno al settore degli elettrodomestici, del mobile e delle infrastrutture per la nautica. Ma come si fa a non dare priorità ad un settore come quello dell’agricoltura che soltanto in Sicilia conta circa 500.000 addetti?”

Ed ha aggiunto:

Si incentivi pure la vendita dei frigoriferi, ma si sappia che il grano, l’olio, le arance, il vino e i pomodorini oggi vengono venduti sul mercato ad un prezzo che è la metà dei costi di produzione. Chiediamo che il governo dichiari lo stato di crisi di mercato“.

Sottolineando che:

“La crisi che ha colpito i mercati deve ancora dispiegare i suoi effetti più duri in Italia e con questo scenario non c’è domani per il Mezzogiorno. È oggi che urge intraprendere azioni efficaci per avere un domani che non veda il Sud d’Italia ancora in fondo a tutte le classifiche della qualità della vita e dello sviluppo economico”.

(continua…)

14 feb 2010
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TgWeb 12 febbraio 2010. Il presidente Raffaele Lombardo fa il punto della situazione sulla vicenda della Fiat di Termini Imerese.