“Nei mesi scorsi, quando la Sicilia insieme ad altre regioni contestava un federalismo rabberciato e confusionario, che senza perequazioni fiscali ed infrastrutturali mostrava i sui veri effetti ritorsivi sul Mezzogiorno, ponemmo un problema: se questo e’ l’approccio, cosa accadra’ quando occorrera’ affrontare il baratro del debito pubblico?”
Cosi’ l’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, commenta i primi dati che emergono dalla manovra del governo nazionale.
“Il debito pubblico – afferma Armao – e’ giunto a 1.903.300.270.257 euro e ogni giorno, cresce di altri 236 milioni di euro (l’andamento del debito pubblico si puo’ seguire su http://www.brunoleoni.it). Con questi numeri sarebbe stato impensabile costruire un federalismo equo e solidale: la grave crisi economica internazionale ha solo evidenziato la fragilita’ del sistema-Italia”.
Di fronte a questo scenario, per Armao emergono, evidenti, due conclusioni: il federalismo fiscale deve andare a binario morto non essendoci le risorse per le perequazioni; il risanamento per conseguire il pareggio e contenere il debito pubblico si scarica sulle aree piu’ deboli del Paese.
“Questo e’ semplicemente inaccettabile – commenta l’assessore – perche’ dai primi dati, peraltro parziali, che giungono da Roma, la nuova manovra governativa aggiunge circa 2 miliardi ulteriori di tagli per i prossimi due anni a carico di Regione ed enti locali siciliani, che si aggiungono a quelli gia’ previsti in precedenza e corrispondenti nel 2012 a 471 milioni e nel 2013 a 869 milioni per la Regione, ed almeno 200/250 per gli enti locali siciliani. A questi vanno ulteriormente sommati quelli connessi all’anticipata riduzione dei fondi Fas al 2012, che aggravera’ la riduzione gia’ effettuata di quasi 1,2 miliardi di euro”.
Pertanto, nel prossimo biennio la manovra sulla Sicilia pesera’ per oltre 3,5 miliardi, ai quali vanno aggiunti quelli relativi alla di riduzione dei fondi Fas, originariamente assegnati alla Regione. Si giunge, quindi, complessivamente a quasi 5 miliardi.
“Ebbene – aggiunge Armao – con un bilancio regionale a spesa sostanzialmente rigida, frutto di molte scelte dissennate fatte nel precedente decennio, la compressione delle spese potra’, solo in parte, gravare sulla quella corrente, dovendo pesare anche sugli investimenti. Cio’ determinera’, tra l’altro, la minore capacita’ di cofinanziamento dei fondi europei rallentandone il pieno impiego”.
Per l’assessore all’Economia, “la crisi internazionale ha determinato una brusca accelerazione imponendo di conseguire al piu’ presto il pareggio di bilancio”.
“Non potendo piu’ puntare, a breve termine, sul federalismo fiscale – commenta – si realizza un federalismo del debito pubblico, che penalizza i soliti noti e si scarica sulle tasche dei meridionali, ed in particolare dei siciliani”.
“Il governo regionale, a differenza di quello nazionale – spiega l’assessore -, ha gia’ avviato il taglio di costi delle istituzioni politiche in via amministrativa; ma si tratta di un centinaio di milioni, rilevante soprattutto sul piano etico e simbolico in un momento di grave difficolta’ per il Paese, che si accompagna al risanamento dei conti della sanita’, alla razionalizzazione degli apparati amministrativi ed alla riduzione delle societa” partecipate (da 34 a 14). Nel contempo, con il rilancio del credito d’imposta per gli investimenti per 120 milioni (pronto per fine ottobre), e di altre misure per l’imprenditoria, stiamo cercando di sostenere l’economia regionale, coniugando risanamento ed investimenti”.
“A settembre – conclude Armao – presenteremo un legge finanziaria attenta allo sviluppo, ma occorre la stessa compattezza che le forze politiche hanno mostrato in occasione dell’approvazione della legge sul credito d’imposta. Resta l’auspicio di un rigurgito di attenzione per il loro territorio da parte dei parlamentari nazionali eletti in Sicilia, alcuni dei quali con rilevanti incarichi politici, istituzionali e governativi, che sostengono un governo a sempre piu’ evidente trazione leghista. Se ci stanno, battano un colpo! Ma soprattutto si battano con noi per cambiare questa pur essenziale manovra di risanamento, facendola gravare, equamente, su chi ha avuto e puo’ dare di piu’ al Paese”.
condividi questo articolo