30 set 2011

Dal Cipe finalmente risposte concrete

scritto da Raffaele Lombardo 14 commenti
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Abbiamo lavorato, in questa seconda fase, sugli investimenti Fas con grande spirito di collaborazione con il ministro Fitto con il quale abbiamo chiarito i rapporti e ci siamo intesi fin dal primo momento. E’ stato un buon lavoro quello fatto circa un mese fa per le infrastrutture ed è un ottimo lavoro quello fatto oggi.

Per noi, un risultato di grande importanza perché si prelevano 38 milioni dal nostro fondo Fas ai quali lo stato ne aggiunge altri 50, in totale 88 milioni, stanziati per il finanziamento di iniziative e progetti delle università siciliane.

Per quanto riguarda Termini Imerese per noi era prioritario sbloccare, sempre prelevandoli dal nostro Fas, 200 milioni per l’accordo di programma e per le imprese che stanno dentro il rilancio di Termini Imerese, l’automobile ma non solo, di cui 100 milioni come fondo di garanzia sempre per sostenere gli investimenti di queste imprese.

Il Cipe, quindi, stamattina ha licenziato due provvedimenti di grande attualità e importanza per noi e  non c’è dubbio che questo rapporto di collaborazione con Fitto ha funzionato molto bene.

Lo stesso spirito ho trovato nel ministro Romani rispetto alla questione di Termini e del superamento della crisi Fiat con il nuovo partner che, ci auguriamo, possa venire a produrre macchine a cominciare dal 1° gennaio. Una giornata molto positiva alla luce dei risultati concreti che possiamo portare a casa.

15 set 2011
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Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Io ho scritto e parlato con mezzo mondo, dai parlamentari europei a quelli del sud, dai ministri competenti a Barroso e a tutte le istituzioni, perché questa iniquità non si perpetri.

Dopo tutto quello che ha speso, e non solo a parole, il nostro governo, a cominciare dal presidente del consiglio, sulla questione del Ponte sullo Stretto, bocciarlo facendo venire meno la legittimazione europea per cui, saltando il corridoio 1, il ponte sarebbe un’opera isolata e fine a se stessa, sarebbe un fallimento. La gente lo attraverserebbe comunque e i traffici non verrebbero meno, però la mancata legittimazione che deriva dallo stare nella programmazione europea, dove è sempre stato, sarebbe un grande fallimento per il nostro governo.

La cosa grave, che sapevamo e che abbiamo letto dalle parole di Tajani, è che è il nostro governo che decide quello che si fa in Italia. Questa deviazione da Napoli a Bari di quel percorso che invece portava a Reggio e poi attraverso il ponte alla Sicilia, è certamente il frutto di qualche logica antimeridionale che sarà prevalsa magari in qualche oscuro funzionario, perché non voglio pensare che ci sia responsabilità di qualche ministro.

Adesso basta correggere, rettificare e dire: questo è il nostro punto di vista.

Evitiamo di fare la solita storia di rivendicazioni sterili. Che si facciano le cose per bene: questo Stato si accorga che c’è un sud che, se vogliamo davvero onorare questo 150° dell’unità d’Italia, ha gli stessi diritti del nord. Gli sprechi, gli abusi e i privilegi vanno eliminati tutti e lo faremo da noi senza che nessuno che lo debba ricordare.

Per il resto, questo governo assiste silenzioso ad un fatto vergognoso e cioè che l’Europa investe risorse per l’obiettivo convergenza mentre lo Stato i soldi che dovrebbe investire per lo stesso obiettivo – cioè per superare il divario – li investe al nord anziché al sud. Quanti miliardi del fondo Fas, che per l’85% dovrebbero andare al sud, sono stati dirottati verso il nord?

Bisogna voltar pagina e mettere un punto fermo per una inversione di tendenza da cui dipende il futuro dell’Italia. Si cominci con il difendere seriamente i nostri interessi. La mia parte l’ho fatta e farei ancora di più. Ho chiesto più volte appuntamento a Barroso e quando lo incontrerò gli rimprovererò che nonostante le mie lettere non mi abbia ancora ricevuto. Intanto il governo si faccia valere e si ripristini il corridoio 1 per quello che era il vecchio tracciato. Credo che sarà un beneficio per tutti noi.

03 ago 2011

“La notizia del parziale sblocco dei fondi Fas (un terzo di quelli ancora spettanti alla Sicila) e’ certamente importante, ed e’ un successo che la Regione consegue dopo un confronto serrato, ed in alcuni momenti aspro, col governo nazionale nel quale ha potuto contare sulla particolarita’ dello Statuto e delle prerogative speciali.

Tuttavia, e’ una risposta non ancora adeguata alle necessita’ della Sicilia, perche’ si tratta di risorse gia’ destinate alla Regione e che giungono con notevole ritardo, dopo un blocco ingiustificato. Ben altre risorse sono necessarie per garantire la perequazione infrastrutturale per la quale il presidente Lombardo ed il suo governo si battono da molti mesi. Il governo nazionale, da troppo tempo silente sulla questione, deve, pertanto, approntare congrue risorse aggiuntive perche’ senza queste il federalismo non puo’ partire”.

Cosi’ ha l’assessore per l’Economia, Gaetano Armao, ha commentato la deliberazione del Cipe di oggi.

“Il Mezzogiorno – ha detto Armao – ha bisogno di maggiore considerazione e velocita’. La Sicilia, come le altre regioni del sud, e’ ai tempi supplementari, e con questi ritmi il Piano per il sud appare, cosi’ come avevamo detto mesi fa, un impegno un po’ troppo ‘lento’. Il momento che stiamo attraversando e’ particolarmente difficile perche’ si sommano le difficolta’ della crisi economica con gli effetti della manovra statale. Le due cose insieme rischiano di mettere in ginocchio tutta l’economia del sud e con essa quella dell’intera nazione.”.

“L’arrivo di parte dei Fas – ha aggiunto l’assessore – e’ certamente una boccata d’ossigeno per l’economia siciliana. Non va dimenticato che siamo arrivati a questa positiva conclusione dopo molti, troppi mesi di pressioni sull’esecutivo nazionale. Ma la situazione complessiva del Mezzogiorno rimane difficile e occorre prendere le giuste e urgenti contromisure”.

“Oggi in aula all’Ars – ha spiegato Armao – e’ in votazione l’assestamento di bilancio. Il governo regionale punta ad agganciare la crescita al risanamento: ecco perche’ abbiamo inserito una norma per il finanziamento del credito d’imposta per gli investimenti, che era stato bloccato dalla paralisi dei fondi Fas qualche mese fa. Invero cambia poco perche’ le somme che avevamo previsto per il pagamento del mutuo sulla sanita’ saranno versate in un fondo dedicato, nell’attesa che lo stanziamento a valere sui Fas divenga disponibile. Per il resto si procedera’ come gia’ anticipato: in giunta saranno varate le norme che per via amministrativa inizieranno a comprimere i costi della politica e successivamente si passera’ ad una seria e articolata manovra sulla quale abbiamo gia’ iniziato il confronto con le forze politiche, le parti sociali ed imprenditoriali”.

22 lug 2011

Ieri a Roma ho incontrato il ministro Fitto e oggi il ministro Tremonti. Abbiamo fatto sostanziali passi avanti per il trasferimento dei fondi Fas. Abbiamo inoltre lavorato alla definizione di un quadro più preciso per le infrastrutture che, nel corso della prossima settimana, si potrebbe concretizzare in una delibera del Cipe per giungere, finalmente, allo stanziamento definitivo delle risorse necessarie per lo sviluppo della Sicilia.

Oggi, sempre a Roma, c’è stato un proficuo ed interessante incontro con i partiti del terzo polo. Ho ribadito, nel corso mio intervento, quanto vado sostenendo da tempo.

E’ necessario invertire la rotta: non è più tollerabile il disinteresse dimostrato dal governo nazionale nei confronti del mezzogiorno e della Sicilia. Il terzo polo non può non farsi interprete dell’esigenza di unità vera e sostanziale del Paese. Al mezzogiorno e alla Sicilia deve essere consentito di diventare parte integrante e attore principale nello sviluppo dell’Italia intera.

Noi, in Sicilia, stiamo già operando concretamente in tal senso. Il nostro governo, con l’appoggio di tutte le forze del terzo polo, che in assemblea rappresenta circa un terzo dei deputati, e con il contributo fondamentale del Partito Democratico, sta portando avanti una politica di riforme e di sviluppo nell’esclusivo interesse del territorio e del popolo siciliano.

L’Italia ha bisogno di uscire dal pantano, politico ed economico, in cui rischia di affogare. E la strada per uscirne non può che passare da un governo di unità nazionale che abbia la forza e l’autorevolezza di prendere pochi, ma essenziali, provvedimenti. A partire dalla modifica della legge elettorale che deve riportare i cittadini nella condizione di decidere da chi vogliono essere rappresentati e governati.

Riavvicinare la politica ai cittadini, e i cittadini alla politica, è la sola strada praticabile per non dover più vedere e subire scandali, corruzione e malgoverno.

26 mag 2011
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Un produttivo confronto quello avuto con il ministro Fitto a proposito alla rimodulazione del fondo per le aree sottoutilizzate che viene rivisto per la semplice ragione che nel gennaio scorso è stato ridotto del 15%.

Noi abbiamo reperito la somma necessaria per integrare quei 4 miliardi 313 milioni per ricostituire il plafond.

Ci sono nodi importanti da sciogliere: la rinaturalizzazione, le tre rate del mutuo della sanità legato al debito pregresso saldato con questo mutuo e le cui rate noi riteniamo ci si debba consentire di far gravare sul Fas come avvenuto per altre regioni, il credito d’imposta, su cui c’è un discorso aperto.

In accordo con il ministro abbiamo messo in cantiere diverse cose. Ad esempio la ferrovia Catania-Palermo e il ponte sullo stretto, oggetto in questi giorni di una serie di confronti e ne parleremo venerdì con Ciucci. La velocizzazione della linea ferroviaria Catania-Palermo costerebbe circa 2 miliardi di euro per i quali noi abbiamo proposto un impiego parziale di queste nostre risorse pari a 6-700 milioni di euro.

C’è una priorità che dobbiamo dare al tema della depurazione e delle reti idriche e poi le altre infrastrutture a cominciare dalla Catania-Ragusa, alla gestione integrata dei rifiuti, gli accordi di programma e i contratti di sviluppo assorbiti dall’area di Termini Imerese.

Ipotesi contenute in una proposta che il ministro si è riservato di verificare e che ci porterà ad una intesa martedì prossimo. Dopo passeremo dalla giunta per l’impiego di queste risorse.

C’è da definire il discorso sul credito d’imposta. Il ministro ha l’idea di non impiegare il Fas, e sarebbe non una sua idea ma una posizione del ministero dell’economia. Il ministro sostiene che, con dei paletti diversi e orientato a privilegiare imprese che operano nel settore della ricerca e dell’innovazione ma anche con dei bonus speciali sul costo del lavoro, il credito d’imposta sarebbe possibile farlo gravare sul Por da rimodulare. Devo dire che questa tesi è supportata e confermata dal commissario Hahn in una lettera del 5 maggio. A noi questa ipotesi fa anche gioco perché il credito d’imposta ci porterebbe ad una notevole accelerazione della spesa europea.

Quindi, secondo il ministero dell’economia non si potrebbe impiegare il Fas. Nessuno impedisce che noi utilizziamo risorse del nostro bilancio. Secondo Fitto, e come confermato da Hahn, possiamo utilizzare il Por, cioè i fondi strutturali, che dovrebbero però essere rimodulati.

Ieri in commissione bilancio, come ci eravamo impegnati a fare, hanno trovato sede una serie di istanze con relativa copertura finanziaria che riguardano alcuni filoni importantissimi: lo sviluppo nell’area ragusana, aeroporto e Ibla, proposta ed emendamenti del governo, la vicenda centri storici di Agrigento e di Favara, e la vicenda Scaletta e Itala, comuni che hanno bisogno di un passaggio legislativo per saldare le spese che hanno affrontato per l’alluvione di due anni fa.

03 set 2010
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Leggiamo da più parti che il governo si appresta ad elaborare un piano di investimenti per il sud. Non possiamo non apprezzare l’idea. Ci piacerebbe capire come si finanzia e, in ogni caso, ci auguriamo che si tratti di finanza alternativa e addizionale a quella che ci è già dovuta (Fondi Strutturali e FAS) e a quella che è mancata alle nostre ferrovie e alle nostre autostrade.

Chiederò un incontro con il presidente del Consiglio per illustragli le tre questioni che abbiamo ancora aperte: il caso di dell’aeroporto di Comiso, la Tirrenia e il Consorzio autostrade, vicende che toccano il sistema dei trasporti e delle infrastrutture che, per un’isola come la Sicilia, sono di importanza vitale per lo sviluppo.

A quelle aggiungerò un quarto punto relativo alla ripresa dei rapporti con la Libia e alle decine di miliardi di euro che saranno investiti in quel paese per la modernizzazione: la Sicilia e le sue imprese non possono restare escluse da quei lavori, sarebbe un peccato ed un errore.

Sebbene qui da noi non ci siano colossi come Finmeccanica ed Impregilo ci sono comunque tante medie e grandi imprese che hanno dovuto superare una selezione cento volte più dura imposta dalla realtà economica e sociale del sud. Imprese che, in Sicilia, si vanno affermando nel settore dell’edilizia come in quello dell’informatica, nella produzione dei pannelli fotovoltaici come nell’impiantistica, nelle infrastrutture, nella formazione professionale e universitaria, nell’assistenza sanitaria.

Ci sono molte imprese, pronte a consorziarsi tra loro o con le grandi imprese nazionali, che non possono trovarsi escluse dall’albo che il presidente del Consiglio potrà aggiornare e segnalare alle autorità libiche.

Siamo ad un tiro di schioppo da Tripoli. La compagnia aerea di un imprenditore siciliano, Wind Jet, è pronta ad attivare voli diretti da Palermo e Catania per Tripoli che si raggiunge in meno di un’ora.

Inoltre in Sicilia vivono centinaia di persone, provenienti dalla Libia, che conoscono la lingua e i luoghi meglio di chiunque altro. In questo momento di crisi e di recessione non potendo pensare ad investimenti in Slovenia o in Romania, territori più a portata di mano per il nord Italia che per il meridione, la prospettiva concreta per la Sicilia è il nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

L’unica alternativa seria all’emigrazione. Non si tratta di interventi assistenziali ma di dimostrare concretamente la fiducia necessaria perché la Sicilia ed il sud possano riprendere con slancio la via dello sviluppo e del lavoro.

26 ago 2010

“Siamo giunti finalmente alle decisioni importati sul federalismo, quelle che deriveranno dai decreti di attuazione. Vedremo così se c’è la reale volontà di superare il dualismo nel quale vive ancora il nostro Paese”.

Lo ha dichiarato il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, intervenendo al Meeting di Rimini al dibattito su “Federalismo e federalismo fiscale nell’Italia che cambia”, cui hanno preso parte anche i presidenti della Lombardia, Roberto Formigoni, del Veneto, Luca Zaia, e della Basilicata, Vito De Filippo.

“Mi auguro – ha detto Lombardo – che il federalismo faccia saltare il patto fra centralismo e governi locali su cui si è fondata la storia del nostro Paese e si produca in tal modo una svolta reale per le sorti di tutte le nostre regioni”.

“Noi – ha proseguito – abbiamo fatto la nostra parte, a partire dal ripianamento dei conti della sanità, ma attendiamo che dal Governo nazionale seguano scelte conseguenziali, come quelle sull’attuazione del nostro Statuto, riguardo alle accise che dobbiamo incassare. Basterebbe un decennio di questi introiti per superare anche il complesso problema dei fondi Fas che attendiamo da un anno e che ancora non ci vengono assegnati”.

O il federalismo è vero o sarà un ennesimo inganno. Siamo pronti ad assumere nuove responsabilità se ci saranno assegnate contestualmente le risorse necessarie. Ma vorremmo anche decidere sul nostro sviluppo, scegliendo noi e contrattando noi se avere o no una centrale nucleare, piuttosto che subire la decisione dall’alto. Abbiamo ereditato una difficile situazione, per esempio, in tema di precariato, cui abbiamo messo mano impedendo nuove assunzioni. Ma – ha concluso - è giunto il tempo di rendere giustizia a tanti precari che prestano da tempo la loro opera nell’amministrazione regionale. Questo è il nostro modo di metterci in regola”.

15 lug 2010

Al fine di sgombrare il campo da ogni equivoco e dalla ridda di voci che si inseguono, soprattutto in Sicilia, rispetto ai temi dell’incontro che ho avuto oggi con il presidente Berlusconi, mi pare essenziale sottolineare come siano stati affrontati esclusivamente temi di ordine istituzionale senza alcun riferimento al dibattito politico in corso nell’isola in queste settimane.

Il dato principale che mi preme sottolineare riguarda la disponibilità che Berlusconi ha manifestato per sollecitare personalmente una soluzione immediata alla vicenda legata al mancato accreditamento dei fondi FAS per la Sicilia nonché l’attenzione prestata circa le questioni di ordine economico finanziario ed occupazionali che ho posto al presidente.

Non si è trattato di un incontro estemporaneo ma di una precisa richiesta formulatami dallo stesso Berlusconi in occasione dell’ultimo consiglio dei ministri cui ho partecipato e rientra nella ordinaria dialettica istituzionale tra il capo del governo ed il presidente di una delle regioni più importanti d’Italia.

L’incontro di oggi dunque non abilita nessuno a trarne conseguenze politiche o ad alimentare sterili polemiche od inutili dietrologie. Quando e se deciderò di intavolare una trattativa di ordine politico con esponenti nazionali o con leader di partito lo farò alla luce del sole e informandone i miei alleati.