20 gen 2012

Non c’è dubbio che la crisi economica colpisce le regioni più deboli e le economie più fragili. Quella siciliana è sicuramente tra queste e ora vengono al pettine nodi che sono stati legati nei decenni.

Ieri ho incontrato i manifestanti e alcuni di loro si sono detti delusi. Ma io ho detto loro la verità e non li ho presi in giro. Non ho il potere di abbassare il prezzo della benzina o le tariffe autostradali o quelle delle assicurazioni.

Lo Statuto siciliano, dopo 50 anni di falsa autonomia e di politiche tutt’altro che autonomiste, purtroppo, è stato ridotto ad un pezzo di carta. Tutto quello che posso fare con i miei poteri e le mie competenze lo faccio. Al di là di questo non posso andare.

Sulla Serit e sulla politica della Crias stiamo intervenendo così come anche con una legge che dovrà inquadrare il settore del commercio e della grande distribuzione che taglia fuori i nostri produttori.

Non c’è dubbio che prezzo della benzina, traghettamenti, tariffe varie, lontananza dai mercati si ripercuotano pesantemente sui nostri produttori e sono tutti temi che ho chiesto al presidente del consiglio di trattare. Lo incontrerò la settimana entrante e queste rivendicazioni saranno portate con forza e con determinazione come sono solito fare.

Le ragioni delle manifestazioni le condivido tutte, le faccio mie, le difendo e le sostengo. E credo sia stato saggio dichiarare che stasera il blocco avrà termine perché se continua la protesta si ripercuoterebbe in maniera micidiale sui siciliani. Se si vuole protestare bisogna farlo a Roma per far sentire lì il disagio e la protesta. Credo abbiano fatto bene a capire che da stasera è il caso di interrompere questo meccanismo.

Io sottoscrivo la fondatezza e la bontà delle ragioni che hanno ispirato questa protesta. Rispetto alle infiltrazioni di cui si è discusso in questi giorni la magistratura e le forze dell’ordine stanno verificando e ci atterremo alle risultanze di queste indagini.

01 dic 2011

L’accordo firmato questa mattina al ministero dello Sviluppo Economico è molto importante, al di là del suo pur rilevante contenuto che tutela gli operai, per il valore simbolico che assume. Si chiude una pagina di storia a Termini Imerese per ripartire con una nuova stagione e nuove certezze per i lavoratori.

Siamo molto soddisfatti per avere raggiunto un obiettivo fondamentale: la tradizione automobilistica del polo di Termini Imerese è una tradizione che continuerà, valorizzando le altissime professionalità del personale di quello stabilimento.

E’ stato un iter laborioso durato oltre due anni e mezzo con centinaia di riunioni. E la Regione siciliana ha svolto un ruolo fondamentale e determinante, di stimolo, di incoraggiamento e soprattutto di interventi concreti per l’intera area industriale.

Adesso parte una nuova stagione nella storia del settore automotive di Termini Imerese e del suo indotto industriale. Siamo certi che i nuovi insediamenti produttivi sapranno dare nuove certezze e ben produrre, garantendo agli operai di Termini quel futuro cui hanno diritto e per cui la Regione è stata al lavoro senza sosta.

Questo governo ha svolto un ruolo delicato e fondamentale nella gestione della crisi, con chiari e precisi impegni finanziari avviati e già operativi per il rilancio del polo industriale di Termini Imerese: 150 milioni di euro destinati a rafforzare le infrastrutture e altri 200 milioni che serviranno a supportare l’insediamento di nuove attività produttive. Altri 45 milioni serviranno come incentivo alla rioccupazione dei lavoratori e 10 milioni sono disponibili per l’aggiornamento professionale e la riqualificazione del personale. La Regione ha già attivato tutte gli strumenti finanziari utili ad attrarre nell’area iniziative imprenditoriali, immaginando anche la diversificazione produttiva e dimensionale.

Siamo sempre stati al fianco dei lavoratori di Termini Imerese in ogni momento di questa lunghissima crisi, sostenendoli nelle loro legittime forme di protesta e aiutandoli anche quando, per due volte, hanno voluto essere presenti a Roma per manifestare.

Inoltre, pochi giorni fa, la giunta di governo ha stanziato un bonus straordinario di 1,5 milioni di euro per sostenere le famiglie degli operai.

01 dic 2011
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Le ferrovie una volta si chiamavano dello Stato. Quindi è lo Stato che vuole emarginare la Sicilia e tagliare i ponti, altro che crearne di nuovi.

I treni a lunga percorrenza che partivano da Siracusa, Palermo o Catania e ci consentivano di andare a Roma partivano alle 9 di sera per arrivare la mattina dopo. Quando questi treni partiranno da Villa San Giovanni e poi piano piano se ne risaliranno verso nord è chiaro che il treno non sarà più un mezzo da poter utilizzare.

Le strade sono quelle che sono. Arrivare a Roma con la Salermo-Reggio Calabria è un’impresa nelle condizioni in cui è e in cui si troverà ancora per decenni. Per inciso, se fosse stata a Milano avrebbero lavorato anche di notte pur di completarla in tempi ragionevoli. Bisognerà quindi utilizzare l’aereo e, visti i costi, purtroppo molti non se lo potranno permettere e saremo tagliati fuori dal mondo.

Per non parlare della questione del ponte. Alcune forze politiche forse si sono innamorate del via vai dei traghetti che ci collegano con il cosiddetto continente. E’ da incoscienti sostenere la tesi che ci porterebbe a rinunciare al ponte sullo stretto. Piaccia o meno, la società è andata avanti, ha fatto espropriazioni e una gara. Credo che le società aggiudicatarie farebbero una causa e 400 o 500 milioni si perderebbero comunque per pagare i danni.

Sappiamo che la parte pubblica interviene con 1,5 miliardi mentre il resto sarebbero fondi di privati. Rinunciare vuol dire non volerlo fare per pregiudizio o per lasciare le cose come stanno, cioè continuare con i traghetti che non trasporteranno più i treni e quindi anche di notte saremo costretti a scendere da un treno a Messina, salire sul traghetto con la valigia in mano, come nell’800, e poi risalire sul treno dall’altra parte.

Il piano delle ferrovie credo lo abbiano immaginato nel momento in cui avevano previsto anche un notevole investimento per la realizzazione del ponte. Le ferrovie, non caricando più i treni e non prevedendo più i treni a lunga percorrenza, risparmieranno ma non manterrebbero l’impegno a finanziare il ponte se questo non si facesse più. Noi saremmo penalizzati mentre le ferrovie realizzerebbero i loro piani di risparmio sempre sulla pelle della Sicilia.

Sono convinto che se non si farà il ponte non saranno neppure ripristinate le cuccette e i treni a lunga percorrenza e peraltro ci priveremmo di un investimento che ci darebbe un’opera che sarebbe una meraviglia nel mondo, che nel corso della costruzione farebbe lavorare decine di migliaia di persone, che rilancerebbe enormemente il nostro turismo, e che finalmente darebbe alla Sicilia un primato: avremmo una opera straordinaria che potrebbe compensare con il suo prestigio e il suo valore le mille cose delle quali non possiamo andare fieri.

18 nov 2011

“Per affrontare la crisi la Sicilia ha bisogno di idee nuove e di mettersi con le carte e i conti in regola per confrontarsi con tutti, a partire dal nuovo Governo nazionale. Le giornate dell’Economia ci hanno dato spunti interessanti che sono stati tradotti in una lettera inviata al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Riteniamo cosi’ di aver tratto le giuste conseguenze di una settimana di inteso lavoro che la Fondazione Curella ha offerto a tutti per lo sviluppo della Sicilia”.

Lo ha detto l’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, illustrando i contenuti e gli obiettivi raggiunti dalla quarta edizione delle “Giornate dell’Economia del Mezzogiorno”.

“Dobbiamo perseguire un duplice obiettivo: proseguire con coerenza la linea di rigore da cui finora non ci siamo allontanati e al tempo stesso puntare sullo sviluppo e sul sostegno all’impresa, come i lusinghieri risultati sul credito d’imposta dimostrano”.

Nell’agenda degli impegni emersi si evidenziano: la fiscalita’ compensativa generalizzata per le nuove imprese nel Mezzogiorno, l’eliminazione dei contributi per i nuovi assunti al Sud per 5 anni, il passaggio dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri nei fondi strutturali. E la riaffermazione dell’importanza del corridoio Malta-Catania-Palermo-Berlino-Helsinki, un grande evento da realizzare nel Mezzogiorno entro il 2020, la perequazione infrastrutturale Nord-Sud nel rispetto della legge sul federalismo, la creazione di un’agenzia nazionale per l’attrazione di investimenti dall’estero e l’attivazione di un piano di integrazione economico-culturale con i Paesi del Mediterraneo.

“Nella lettera indirizzata a Napolitano – ha detto Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella – abbiamo delineato le possibili azioni da intraprendere. Prima fra tutte, attrarre investimenti nelle aree meridionali”.

Per Armao, “le Giornate dell’economia hanno dimostrato un modo concreto di fare squadra in Sicilia, mettendo insieme associazioni di categoria, universita’, istituzioni, banche e assessorato regionale per fare una riflessione sul futuro della Sicilia. Le previsioni dicono che nel 2050, se non si inverte la tendenza, la Sicilia avra’ un quarto di Pil in meno, il 30 per cento di abitanti in meno e un’eta’ media di 55 anni rispetto a un continente con 3,5 miliardi e mezzo di abitanti con un’eta’ media al di sotto dei 33 anni”.

17 nov 2011

“La comunicazione della Corte dei Conti della Sicilia sulla manovra finanziaria e’ perfettamente in linea – come la stessa Presidente Rita Arrigoni ha affermato – con quanto emerge dalle analoghe relazioni sulle manovre finanziarie nazionali. Abbiamo ereditato una situazione di bilancio fortemente squilibrata ed abbiamo avviato con decisione la stagione dei conti in regola. Il risanamento economico intrapreso dal Governo va consolidato con la prossima legge di bilancio. Tuttavia non sono sostenibili i tagli imposti dalle norme del governo Berlusconi che porterebbero al collasso. Stiamo facendo la nostra parte nel risanare, ma occorre gradualita’. Questo e’ quanto chiediamo al nuovo governo nazionale”.

E’ il commento dell’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, sui contenuti della relazione della Corte dei Conti.

In merito alla spesa dei Fondi Comunitari, la Regione siciliana ha attivato tutte le procedure necessarie per evitare il disimpegno automatico delle somme a chiusura dell’esercizio finanziario.

Sulle criticita’ avanzate dalla Corte rispetto al bilancio, dall’assessorato si ribadisce che essendo stato formulato in base alla normativa vigente, tiene chiaramente in debito conto gli obiettivi di contenimento della spesa imposti dalle recenti manovre finanziari. In particolare in alcuni rilevanti settori, quali ad esempio formazione professionale e il servizio forestale, e’ intendimento del governo di valorizzarli ricorrendo, ove possibile anche all’utilizzo di fondi extraregionali, tenendo presente gli obiettivi che ci impone la Commissione Europea. In questo modo si raggiungera’ il duplice scopo di una maggiore attivazione della spesa comunitaria e di una migliore utilizzazione delle risorse regionali.

Per raggiungere la completa copertura delle spesa sanitaria, dall’assessorato si ribadisce l’opportunita’ di costituire un tavolo tecnico con il Ministero, per affrontare nel merito gli aspetti della compartecipazione sanitaria, tenuto conto dei significativi risparmi gia’ messi in atto da tre anni attraverso il piano di rientro. Senza questo naturale punto di approdo ogni ulteriore sacrificio chiesto ai siciliani risulterebbe vano perche’ non inciderebbe sulla questione fondamentale: giungere ad una quota di compartecipazione alla spesa sanitaria sostenibile, in base alle effettive risorse della Regione. I sacrifici imposti dal governo nazionale come si evince dalla relazione, non tengono conto in alcun modo degli sforzi operati in questi ultimi anni dal Governo regionale per la riduzione e il contenimento della spesa.

La Corte ha preso atto positivamente dell’iniziativa che il Governo regionale ha avviato gia’ dal mese di agosto per la riduzione dei costi della politica.

Quanto ai debiti della Regione, va precisato che i dati illustrati dalla Corte vanno integrati anche con la quota che la Sicilia ha via via assunto di rimborsare nei prossimi anni, ne’ va dimenticato che la meta’ del debito si riferisce al risanamento di quello sanitario antecedente il 2005, attribuibile pertanto ai governi dell’epoca. Il debito e’ comunque sostenibile se raffrontato alla dimensione delle entrate tributarie del bilancio regionale.

“Ho confermato personalmente al Presidente Rita Arrigoni – ha concluso Armao- l’impegno del Governo a continuare sulla strada del rigore fin qui perseguita e di accogliere le proposte che verranno in aula per incrementare la qualita’ della spesa e venire incontro alle reali e drammatiche situazioni che vivono tanti siciliani anche attraverso iniziative per il sostegno dello sviluppo e il reddito delle famiglie e delle persone fragili”.

13 nov 2011

“Si riconosca la nostra autonomia finanziaria senza se e senza ma, questo consentira’ alla Sicilia, con gli investimenti, di portare il Paese fuori dalla crisi”.

Lo ha detto l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, nel corso della tavola rotonda su “Autonomia siciliana e federalismo fiscale”, all’interno della manifestazione “Statuto Fest” in programma al teatro Politeama di Palermo.

“Gia’ un anno fa – ha spiegato Armao – abbiamo formalizzato le richieste della Sicilia al Governo nazionale sollevando il problema della piena applicazione dello Statuto, nel contesto che si andava delineando con il varo dei decreti attuativi del federalismo fiscale, che rischiano di penalizzare fortemente la nostra regione e le autonomie locali. E cio’ mentre nelle Regioni speciali del nord gli statuti hanno avuto integrale attuazione e si e’ disegnato un federalismo che il Governo Berlusconi, compresi i ministri siciliani, aveva appaltato alla Lega, penalizzando soprattutto il Mezzogiorno”.

“Proprio nelle scorse settimane – ha continuato Armao – la nostra rivendicazione, volutamente ignorata per un anno, ha ricevuto una risposta che non riteniamo assolutamente soddisfacente. Siamo convinti sostenitori dell’applicazione del principio dell’autonomia responsabile, che vuol dire conti e carte in regole per la Sicilia, per rivendicare l’applicazione piena del nostro Statuto, che e’ la nostra carta costituzionale, pienamente coerente con la costituzione nazionale. Da questo passa lo sviluppo della Sicilia e delle sue imprese, senza il quale l’Isola potrebbe trasformarsi in un’area disperata dove cresce la pressione fiscale e diminuisce la qualita’ dei servizi ai cittadini”.

“Il Presidente Lombardo – ha concluso Armao – lo ha ribadito alle massime cariche dello Stato: la crescita del Paese passa per il rilancio del Sud. I tagli al Mezzogiorno hanno creato solo disperazione e portato la crescita del Pil del Paese a livelli di prefisso telefonico. Si cambi rotta immediatamente”.

09 nov 2011

“Siamo alle battute finali. I sindacati stanno ancora trattando su alcuni punti ma oggi si e’ svolto un altro passaggio fondamentale per chiudere la vicenda relativa alla Fiat di Termini Imerese con la DR che subentrera’ alla Casa torinese. Alla riunione odierna al ministero era presente anche Fiat la quale ha confermato la disponibilita’ a cedere lo stabilimento ad un euro. Ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire ma tutto sommato credo che un accordo si potra’ raggiungere”. Lo dichiara l’assessore regionale alle Attivita’ Produttive, Marco Venturi, dopo aver partecipato a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico al tavolo tecnico sulla Fiat di Termini Imerese.

“La Regione dal canto suo ritiene che questo sia il miglior accordo possibile e se ciascuno per la propria parte, dopo i dovuti accertamenti e verifiche, lo sottoscrivera’, potremo far partire subito tutti gli strumenti economici, finanziari ed agevolativi per rilanciare il polo automobilistico di Termini Imerese. Ricordando che – conclude Venturi – il 26 ottobre abbiamo firmato l’accordo di programma per il “rilancio produttivo e lo sviluppo per l’area industriale di Termini Imerese: uno strumento attraverso il quale la Regione Siciliana ha gia’ reso disponibili 150 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture necessarie a riqualificare il polo industriale di Termini Imerese rendendolo funzionale, competitivo e soddisfacente per tutte le imprese che esistono o che intendano avviare la loro attivita’”.

09 nov 2011

“Con la perdita del Banco di Sicilia e della Sicilcassa, le due piu’ importanti istituzioni finanziarie della Regione, un’intera classe dirigente siciliana (politica, sindacale, imprenditoriale, professionale), che fu protagonista di quella stagione, ha fallito, ma dobbiamo guardare al futuro.

L’acquisizione di SIREMAR e di IRFIS dimostrano che la Regione ha cambiato strategia opponendosi a chi vuol trasformare la Sicilia in un grande mercato che consuma soltanto”.

Lo ha detto l’Assessore per l’Economia, Gaetano Armao, chiudendo il Convegno della FABI “Alla conquista del Sud. Il risiko bancario sulle spalle del meridione”, che si e’ tenuto oggi a Palazzo dei Normanni.

“E’ vero che permangono differenziali significati nell’accesso al credito per imprese e famiglie siciliane, sopratutto nel settore delle garanzie, ma il sistema bancario siciliano deve fare di piu’, soprattutto in questo momento di crisi economica” “I tassi di interesse applicati ai comparti di attivita’ economica in Sicilia continuano a mostrare una marcata differenza rispetto alle altre aree, soprattutto nel settore industriale (6,81%), che denota rispetto al dato nazionale, una divergenza pari a 2,23%, mentre l’edilizia fa rilevare un tasso superiore dello 0,64% e i servizi dell’1,15%. Questa analisi sui servizi bancari in Sicilia redatta dall’Osservatorio regionale sul credito – ha commentato Armao – rafforza il giudizio che abbiamo espresso in questi giorni con l’avvio del Credito d’imposta in Sicilia.

L’imprenditoria sana e desiderosa di rischiare ha bisogno di misure di sostegno sul versante del ricorso al credito e l’assessorato all’Economia intende fare la sua parte con interventi mirati e con l’attivita’ di controllo e vigilanza, compito che svolge periodicamente proprio l’Osservatorio regionale sul credito”.

Nella Regione i tassi applicati continuano a risultare superiori al dato medio nazionale (operazioni a revoca: Sicilia 7,52% – Italia 5,31% – operazioni a scadenza: Sicilia 3,73% – Italia 3,37%).

“I dati – ha spiegato Armao – evidenziano che i tassi attivi per i finanziamenti applicati al settore dell’industria (6,81%) hanno registrato un aumento piu’ consistente rispetto alle altre aree del confronto”.

Altro aspetto delicato riguarda l’incidenza delle garanzie richieste che e’ aumentata in tutte le aree geografiche confrontate; in Sicilia tale aumento ha determinato un rapporto del 47,36%, tra credito accordato e garanzie richieste.

“La consistenza delle garanzie – ha detto Armao – e’ sempre troppo elevata, sia rispetto alle altre regioni che al dato medio nazionale (16,45). Il sistema bancario regionale usufruisce di un importante apporto dai confidi, che in finanziaria stiamo rafforzando”.

“Il sistema bancario regionale – ha concluso Armao – deve fare la sua parte. Il credito d’imposta dimostra quanto le imprese siciliane siano pronte a investire su progetti credibili, ma le banche che hanno dimostrato di sostenerle, debbono estendere questa spinta all’intero comparto produttivo ed alle famiglie, pur in un momento cosi’ difficile”.