07 ott 2010

Temo di dovremi ricredere. Il consiglio dei ministri non avrebbe tenuto in considerazione i documenti e le proposte della Conferenza delle regioni.

Lo schema di decreto approvato dal Governo sul così detto federalismo fiscale, come peraltro evidenziato dalla conferenza delle Regioni stamane, pregiudica gravemente l’autonomia della Regione Siciliana ed è stato assunto in violazione del dialogo aperto dalle regioni con i ministri competenti. La legge delega esclude le regioni a statuto speciale dalla gran parte delle disposizioni rinviando la trattativa tra Stato e Regione alle commissioni paritetiche.

Il decreto viola questa previsone intervenendo direttamente sulle regioni a statuto speciale comprimendone le entrate ed è quindi palesemente incostituzionale.

C’è da chiedersi: erano presenti al momento dell’approvazione in CdM i ministri siciliani?

L’abolizione dell’Irap nelle regioni con i conti in ordine (tutte le regioni del nord), ad esempio, costituisce un chiaro e lampante esempio di fiscalità di svantaggio per il sud e il mezzogiorno che avrebbe invece bisogno di spinte concrete allo sviluppo in vista del superamento del gap con le regioni del nord. Una vera fiscalità di vantaggio ma solo per le regioni del nord.

E’ un federalismo di cui non si conoscono i numeri e le conseguenze, si è forzata la mano andando ben al di là degli spazi concessi dalla Costituzione, dallo Statuto siciliano e dalla stessa delega.

Manca la definizione dei livelli essenziali di assistenza e di prestazioni come quello del rapporto con l’ultima manovra approvata.

La determinazione dei costi standard in sanità senza parametri adeguati e senza alcun approfondimento. Non il federalismo fiscale ma il suo feticcio viene agitato per illudere che l’obiettivo sia stato conseguito. E’ un federalismo fatto contro il sud e le autonomie speciali.

Attendiamo ancora di avviare la perequazione infrastrutturale, prevista dalla stessa legge delega sul federalismo, di cui non c’è traccia e senza la quale il federalismo si ritorce contro il sud.

Si apre adesso una fase di confronto serrato tra le Regioni e lo Stato ed in particolare tra la Sicilia ed il Governo.

Ma se queste sono le condizioni ci opporremo in ogni modo al tradimento dei siciliani attraverso un federalismo che li danneggerà. E’ qualcosa che non possiamo consentire e non consentiremo, costi quel che costi.

04 mar 2010
Immagine anteprima YouTube

Il governatore Raffaele Lombardo è ritornato sulla vicenda dell’impugnativa delle nomine dei dirigenti generali della Regione da parte del Consiglio dei Ministri, su iniziativa del ministro Raffaele Fitto, precisando che le sue “scelte sono incostituzionali“, nonché che “abbiamo un governo nazionale che fa cose contro la Costituzione“.

Lombardo, infatti, ricorda che lo Statuto prevede che il Presidente “quando si tratta di affari che riguardano la Sicilia, sia presente al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo”. Invece, “io non sono stato invitato” e quindi “quella delibera è nulla“.

Il ministro Fitto, poi, ha ignorato l’articolo 14 dello Statuto, che affida alla Regione “ogni competenza in materia di organizzazione e di personale“.

Lombardo, comunque, ha tenuto a precisare che ben altra è la questione sulla percentuale dei dirigenti esterni:

“Noi abbiamo una legge, che si riferisce a quell’articolo dello Statuto, che ci consente il 30%. Possiamo ridurlo a 20, al 10 o azzerarlo, ma lo dobbiamo fare noi con una nuova legge, rispetto alla quale il Consiglio dei Ministri si toglierà tanto di cappello”.