15 nov 2011
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La festa dello Statuto di domenica scorsa è stata un grande successo. Bisogna riscoprire lo spirito dello Statuto non tanto la lettera. E cioè quella lotta prima per l’indipendenza della Sicilia e poi la conquista dell’autonomia. Quell’autonomia per la quale però non si è più lottato perché andava tradotta in una grande forza autonomista, cosa che noi stiamo tentando di fare con l’Mpa.
Perché in Trentino o in Val d’Aosta le cose funzionano bene? Perché c’è una forza politica che lotta quotidianamente per quell’autonomia e che esprime tutta la classe dirigente che governa da sempre quelle regioni. Affidare l’autonomia a persone che appartengono a partiti nazionali e che quindi legano il loro destino alle scelte dei partiti nazionali significa renderli subalterni anche nel governo della regione a quegli interessi che coincidono con i poteri forti che hanno tutti testa, cuore e prospettive al nord.
Per questo è importante riscoprire lo spirito dello Statuto e bene hanno fatto dall’assessore Armao ai movimenti sicilianisti ad organizzare questa festa che ha avuto un grande successo.

11 ago 2011
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Di Corrao ho un ricordo bellissimo. Un uomo di una dolcezza, di una delicatezza, di una disponibilità, di una gentilezza e di una genrosità che sembreno valori non appartenenti a questa fase storica dominata forse dall’ipocrisia, dall’aggressività e dalla furbizia.

Un uomo candido e trasparente che ha segnato il momento dell’avvio della rinascita e della ripresa della fiducia da parte di centinaia di migliaia di cittadini che dopo il terremoto del Belice pensavano che tutto fosse finito. La ricostruzione di quel territorio ancorata ai grandi, eterni, immortali valori della cultura e ad alcune opere d’arte, a cominciare dal Greto di Burri, che fanno sì che quella zona, piuttosto che per la catastrofe sismica, oggi venga richiamata per quelle opere straordinarie.

Di Corrao poi ricordo il convegno al quale partecipò in memoria di Silvio Milazzo e della sua esperienza. Di quella memoria e di quella esperienza egli fu uno dei più grandi protagosti e forse anche l’ispiratore. Era un uomo coraggioso che amava l’azzardo e rompere con le convenzioni. Non posso quindi che ricordarlo anche con un sentimento di adesione ideologica ad un tentativo di autonomia che poi finì soffocato negli scandali e che il sistema centrale non poteva tollerare.

L’esperienza di Milazzo ha dimostrato che la vera autonomia non può che essere guidata da un vero spirito autonomista e l’autonomia speciale non può funzionare se non affidata ad un partito autonomista che, svincolato dalle logiche dei partiti nazionali e dalle obbidienze ascariste ai padroni romani, invii a Roma un gruppo di parlamentari numeroso e decisivo.

Corrao fu assessore dei governi Milazzo, cacciato dalla Dc e anche scomunicato, fu poi candidato dal Pci come deputato e come senatore. Fino a quando non si dedicò a tempo pieno alla sua Gibellina e a tutta l’area del Belice.

Con Corrao ho poi interloquito spesso sulle Orestiadi e sul Mediterraneo. I paesi della sponda sud del Nord Africa lui li sentiva, insieme alla Sicilia, come un grande unico popolo e un unico mare.

La sua tragica scomparsa, così brutale, ci colpisce e credo sia doveroso da parte di tutti i siciliani esprimergli la riconoscenza che merita. Sarei ben lieto che le Orestiadi, la Fondazione alla quale si dedicò tanto – se serve, se non ci sono alternative e se ciò viene ritenuto opportuno dagli altri protagonisti di quella esperienza – vengano assunte alla responsabilità della Regione.

23 giu 2011
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Quello del 25 e 26 giugno sarà un convegno libero, non fatto con relazioni da approvare o meno. Una consultazione di un campione ci auguriamo il più rappresentativo possibile delle opinioni di iscritti, militanti, eletti e non eletti.

Lo si farà a partire da una breve storia del nostra esperienza da parte del nostro amico on. Reina che è stato sottosegretario del governo Berlusconi fino a quando non ci siamo sganciati dall’alleanza con il centro destra e il Pdl in quanto questo governo, attraverso i suoi atti e le sue scelte, non ha dato neppure il minimo indispensabile al sud. Quel patto che avevamo sottoscritto non è stato attuato ed è stato violato e calpestato.

Dopo questa relazione introduttiva ci saranno interventi liberi da parte di quanti si stanno prenotando. Nel pomeriggio di sabato credo che ascolteremo il punto di vista di esponenti politici dei vari partiti e ci saranno interventi di ospiti come qualcuno degli assessori della mia giunta che sono stati invitati tutti.

Si parlerà di alleanze, di terzo polo, di questo governo e di come rilanciarne l’azione e l’iniziativa politica. Così sarà anche per la domenica quando è previsto il mio intervento di chiusura e di conclusione di questa fase che, ripeto, non è un congresso. E’ una occasione di espressione di punti di vista su un tema fondamentale: come evolve la Naturale evoluzione del nostro movimento per l’autonomia.

Io credo che sul piano politico si debba rafforzare l’idea autonomista, che l’alleanza con i partiti del terzo polo sia da rafforzare e che il rapporto con il Partito democratico sia stato importante. In tutte queste cose noi siamo stati anticipatori a livello nazionale. Spero che lo si voglia riconoscere anche da parte di chi si sente avversario o concorrente. Queste esperienze, o questi esperimenti, sono state anticipazioni sempre nell’interesse di un processo riformista che equivale, dal nostro punto di vista, all’interesse della Sicilia e dei siciliani.

Rispetto poi al nostro movimento bisogna creare tutte le condizioni perché si determini la nascita di un nucleo forte di militanti, quelli che paese per paese, città per città, sono pronti a scendere in piazza, organizzare manifestazioni, fare comizi, render conto ai cittadini e alla base, fare un volantino, rappresentare onestamente i loro cittadini, tenere comportamenti consoni all’alta missione della politica, far valere i valori e i principi per i quali ci si distigue dagli altri.

Una militanza che serva a far assumere ai siciliani la consapevolezza che fino a quando andranno dietro a questo o quel grande partito nazionale non avranno motivo, ragione e giustificazione per lamentarsi perché le cose non vanno. Le regioni a statuto speciale vanno governate da partiti autonomisti, alleati di questo o di quest’altro, ma se possibile dotati di maggioranza assoluta. E’ necessaria una azione capillare di sensibilizzazione perché se ne acquisisca la consapevolezza.

La militanza nel nostro movimento è fondamentale perché questo accada. Selezionati i militanti, questi devono avere l’elettorato attivo e passivo e insieme ci si dovrà muovere con disciplina e rispetto delle regole. Se c’è un capo eletto democraticamente non solo questo va seguita ma guai a chi osi contestarlo. Chi lo fa va cacciato. Chi ci sta deve accettare le regole che non possono essere violate così come non saranno consentiti frazionismi o correntismi che sono spesso alla base della distruzione di qualunque gruppo sociale e partito politico.

PROGRAMMA DEI LAVORI

Sabato 25 giugno

Ore 9.30 – conferenza stampa del Presidente Raffaele Lombardo

Ore 9.45 – Saluto del sindaco della città di Catania, Raffaele Stancanelli

Intervento introduttivo di Pippo Reina

Ore 10.00 – Interventi da parte di coloro che hanno effettuato la prenotazione online (3 min)

Ore 13.30 – chiusura della sessione mattutina

Ore 15.30 – Intervento di saluto dell’attrice Guia Jelo e ripresa dei lavori

Interventi dei partecipanti e degli ospiti in rappresentanza dei partiti politici regionali

Interventi di coloro che hanno effettuato la prenotazione online (3 min.)

Ore 20.30 – chiusura dei lavori

Domenica 26 giugno

Ore 9.00 – apertura dei lavori

Ore 11.45 – Relazione conclusiva del Presidente Raffaele Lombardo e chiusura dei lavori

16 giu 2011
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Il terzo polo ha funzionato, soprattutto nei ballottaggi. E’ chiaro che bisogna lavorare per rendere omogenee queste forze.
I ballottaggi hanno dimostrato che il terzo polo è centrale, essenziale, vincente e, dove si è alleato con il Pd, il successo è stato pieno.
Una strada che si può seguire e che va costruita sul piano del programma e attorno a questo percorso, che abbiamo intrapreso, caratterizzato dalle riforme e dallo spirito di autonomia al quale io credo che si leghi la prospettiva della Sicilia.
Se noi avessimo abbinato all’autonomia del 1946 una grande forza regionale come hanno fatto i trentini, saremmo una delle regioni più ricche d’Europa. Non è mai troppo tardi e dobbiamo riprendere questa strada.
Tra una battuta e l’altra, questo concetto l’ho fatto valere con il ministro Calderoli. Regalatagli una macchinetta spremiagrumi e un po’ di nostre arance rosse, quando diceva, con una battuta, che la prossima avremmo dovuto portarla nella sede del ministero a Monza ho risposto che quel giorno noi avremo anche la repubblica indipendente della Sicilia con capoluogo Palermo.
O noi facciamo valere questa autonomia a pieno che, se vissuta politicamente nella consapevolezza dei siciliani equivale a una vera e propria indipendenza politica, culturale, morale, economica e sociale, oppure non abbiamo il diritto di lamentarci perché le cose non vanno.

16 giu 2011
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La Lega vive un momento di grandissima difficoltà e credo che sia lei la vera sconfitta di queste elezioni, forse più del Pdl, anche se è brava a rilanciare alzando la voce per far dimenticare i problemi di una coalizione con la quale ci sta rimettendo parecchio. E forse si spiega così anche questa inconsulta idea dei docenti del sud che verrebbero esclusi dalle scuole del nord.

La Lega ha una sua forza e condiziona il governo. Il sud deve organizzarsi autonomamente, non tanto eleggendo i propri deputati che sono tutti allineati e coperti agli ordini dei partiti del centrodestra o del centrosinistra.

La Lega è una forza autonoma del territorio che si allea per portare a casa dei risultati, cosa che dovremmo fare anche noi. Io ci ho provato con il Movimento per l’Autonomia che ha eletto alcuni deputati ma non in numero sufficiente.

Fin quando non finiremo di farci menare per il naso dai grandi partiti e non punteremo su una forza veramente autonoma che abbia il coraggio di mandare al diavolo qualunque governo se non vengono rispettati i patti e gli impegni assunti, subiremo il razzismo sui docenti piuttosto che su qualsiasi infrastruttura, servizio o fiscalità di cui si fa un gran parlare salvo poi non essere consequenziali, perdendo opportunità, creando emigrazione e impoverendo la società.

Il 25 e 26 giugno terremo conto anche di queste considerazioni. O si passa dal partito tradizionale alla militanza, oppure non potremo reggere il confronto con la Lega.

La stessa Lega ha degli iscritti ma ha anche, e soprattutto, militanti. Quelli che fanno la lotta, il comizio, la manifestazione ma non disdegnano di affiggere i manifesti. Sono una elite a cui è riservato l’elettorato attivo e passivo e a cui devono appartenere i parlamentari e i deputati. Fino a quando non faremo così avremo deputati che si vendono, cambiano partito, si lamentano e sputano sul piatto nel quale hanno mangiato.

Questa naturale evoluzione del movimento è fondamentale. Che cambi nome è meno importante, quello che conta è che cambi il suo nucleo forte e il suo modo di essere.

Il 25 e 26 parleranno quanti si saranno prenotati nel corso dei vari incontri che si sono fatti e che si faranno in questi giorni nel territorio. Soprattutto giovani perché il nostro è un lavoro lungo e faticoso che ha bisogno di forza e di ampio respiro.

Non si tratterà di un pubblico parlatoio ma di un confronto di quanti ci credono.  Questa campagna perché ci si iscriva a starci, salvo poi selezionare i militanti entro qualche mese, è fondamentale.

Io credo che parlerò. La mia decisione è di non aderire a questo movimento in modo da potermi dedicare all’azione di governo da un lato e dare, dall’altro, il senso tangibile e netto della novità di una classe dirigente che si avvalga di uomini e donne nuovi.

18 mag 2011
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Che Tremonti ritenga che la questione meridionale è irrisolta e che per lo sviluppo del paese bisogna prima far ripartire il sud, mi pare una posizione condivisibile.

Sulle ragioni e sulle responsabilità c’è da fare una analisi più seria e approfondita. Si è instaurato un patto tra le classi dirigenti meridionali e i governi e i partiti centrali fondato sulla reciprocità: il trasferimento delle risorse da attribuire assistenzialisticamente agli amici in cambio di consenso, pace sociale e, soprattutto, una mano per affermare il sud come un grande mercato di consumo per i prodotti della grande distribuzione.

Se Tremonti vuole investire risorse aggiuntive rispetto a quelle dei fondi strutturali europei perché il divario si colmi e perché il sud possa e sappia utilizzare al meglio le proprie risorse e puntare su classi dirigenti responsabili e non di cialtroni, allora siamo d’accordo.
Se, invece, tutto serve per alimentare l’antimeridionalismo del nord
o se lo fa solo perché vuole governare centralmente i fondi che noi non sapremmo spendere, rispondo che se con questo governo si vogliono sperimentare forme di autonomia più avanzate, separazioni consensuali camuffate magari da maggiore autonomia, credo che la Sicilia abbia tutto da guadagnare.

Sono i numeri che parlano: dalla produzione di benzina raffinando il petrolio alle mille iniziative che magari abbiamo appaltato a terzi e che non abbiamo la forza di sostenere finanziariamente anche grazie ad un sistema del credito rapace che ha occupato lo spazio finanziario siciliano dopo che siamo stati spogliati e depredati di un sistema bancario e creditizio regionale.

15 mag 2011
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L’autonomia va conquistata tutta. Va governata e fatta crescere. E va fatta produrre. L’autonomia non sono gli articoli di uno Statuto in gran parte sostanzialmente poco attuati.

Autonomia è la consapevolezza di una libertà, di una capacità di autogoverno e di una indipendenza nel pensiero e nell’azione che, purtroppo, noi abbiamo forse conquistato e poi ci siamo lasciati andare facendo fare ad altri.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: raffinerie e grandi fabbriche che se ne vanno e depositano i loro tributi e i frutti del loro lavoro altrove e noi con livelli di disoccupazioni altissimi, grandi difficoltà, devastazioni ambientali e malattie e con tantissime risorse che invece lasciamo inutilizzate. Dai beni culturali e ambientali alla nostra produzione agricola che va riorganizzata attraverso una politica diversa che faccia sì che non siamo più mercato di consumo ma terra e persone che sanno produrre, creare lavoro e assicurarlo ai loro figli.

Per far questo ci vuole la consapevolezza di una nostra autonomia di pensiero, di azione politica e di governo: una grande forza politica dell’autonomia. Un presidente di Regione, un ministro, un uomo politico che deve la sua carriera a un partito nazionale non potrà far valere, anche quando questo possa voler dire conflitto, le proprie ragioni rispetto ai partiti e ai governi nazionali.

Al contrario, uomini di una forza politica del mezzogiorno e della Sicilia, che hanno la consapevolezza della loro libertà e l’orgoglio dell’essere meridionali o siciliani, non condizionati dai diktat o dalle clausole poste dai governi nazionali, potranno, in un contesto di una Italia che cominci finalmente ad unirsi, produrre autonomia e generare sviluppo e pace, anche nel Mediterraneo.