17 lug 2012

C’è un attacco spietato all’autonomia, un attacco spietato che parte soprattutto dall’UDC che non vede l’ora di rimettere le mani sulla Sicilia che ha governato per molti anni, dal 2001 al 2008.

Oggi l’UDC vorrebbe riconquistarsi una verginità. Ma non mi dicano i rappresentanti di quel partito, sia nazionale che regionale, che non sapevano cosa succedeva in Sicilia:  di quanta gente si assumeva nella formazione o cosa voleva dire il piano dei termovalorizzatori, perchè sappiamo che lo sapevano e chiaramente lo diremo ai quattro venti durante la campagna elettorale che quando sarà il momento di farla sarà molto, molto interessante. Così come sapevano le tante altre cose che abbiamo avuto modo di appurare e che chiaramente dovremo spiegare per filo e per segno ai siciliani.

La morte dell’autonomia la vuole anche Confindustria eppure mi pare che, non vorrei sbagliarmi, abbia qualche rappresentante all’interno del governo regionale. E non parliamo di qualche sindacato, come la Cisl, che appena la Confindustria dice “pio” non fa altro che amplificare le parole della stessa, vista la stretta parentela che la lega all’associazione degli industriali.

Allora cosa dire: questo governo e questo Stato il cui intervento viene invocato da più parti – intervento del tutto illegittimo oltre che costituzionalmente improprio – mi pare che in questi giorni abbia problemi ben piu gravi di quelli della Sicilia. Ma il governo nazionale fa le manovre, lo spendig review, e cala la mannaia dei tagli sulla povera gente e sulle regioni più deboli che pagano sempre per prime.

Lo spread ha superato i 500 punti, il debito pubblico ha raggiunto in questi giorni il record di circa 2000 miliardi di euro. Se il governo centrale ci desse le risorse che ci spettano, diverse centinaia di milioni di euro, non avremmo problemi di liquidità neppure oggi: le anticipazione di fondi fas, la premialità della sanità che non ci viene trasferita.

Un governo, quello nostro invece, che ha fatto la riforma della formazione e quella della sanità, ha bloccato il grande affare dei termovalorizzatori portando a casa un piano dei rifiuti che porterà la differenziata a livelli europei bloccando peraltro l’affare o il malaffare delle discariche.

Ma di cosa stiamo parlando se ancora non si riesce, per responsbailità del governo centrale, ad attivare l’aeroporto di Comiso sul quale la regione ha investito svariate decine di milioni e che chi ci governa fuori dalla Sicilia ha lasciato e ancora lascia marcire sotto il sole?

La sola verità è che abbiamo avviato una rivoluzione che non sta bene agli apparati, al potere centrale, ai padroni di oggi ed ai nostalgici di ieri. Ma noi andremo avanti per difendere gli interessi dei siciliani finché Dio vorrà.

16 lug 2012

In questi giorni è tutto un fiorire di dichiarazioni da parte dell’ascarismo siciliano più variegato e multifunzione: da chi grida al default a chi invoca il commissariamento della Sicilia, da chi chiede la soppressione dell’autonomia a chi vorrebbe l’intervento del governo nazionale. Evocano oggi la Grecia e domani il Portogallo ignorando che oggi, proprio oggi, lo spread ha superato quota 500 punti, il debito pubblico ha segnato un nuovo record, nonostante le continue manovre dissanguatrici degli ultimi governi, e la borsa continua a registrare soltanto il segno negativo.

Certo che in queste condizioni economiche generali, nazionali ed internazionali, è naturale che regioni del profondo Sud, come la Sicilia, subiscano più di altre le difficoltà di un sistema che è stato portato al fallimento da chi ha governato l’Italia . Ed oggi gridano al disastro economico proprio coloro i cui antichi e nuovi padroni hanno generato il fallimento.

In questi anni di duro lavoro e di inenarrabili sacrifici, vorrei ricordare a quanti evocano clientelismo e malaffare che questo governo non ha fatto assumere alla Regione un solo nuovo dipendente e non ha combinato i soliti pasticci, ha riportato la spesa pubblica ai livelli di oltre un decennio fa, ha incrementato gli investimenti.

Al momento opportuno smentiremo le chiacchiere degli ascari e dei nostalgici e renderemo conto ai siciliani di quanto tutto ciò è costato.

18 mag 2011

“Qualcuno si illudeva che il ministro Fazio avesse liberta’ di pensiero e di parola. In effetti, dopo avere elogiato solo pochi giorni fa la sanita’ siciliana, e’ stato richiamato all’ordine dai vice ascari isolani, in arte parlamentari del Pdl, e ha invertito la rotta di 180 gradi. Parlando stavolta al contrario del nostro sistema sanitario, ne ha esaltato le criticita’”. Lo dice il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo che cosi’ replica alle parole del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, pronunciate nel corso del “question time” alla Camera.

“Anche il riflesso condizionato dei vice ascari non s’e’ fatto attendere: da Buzzanca a Marinello, da Caputo a Germana’, inguaribili nostalgici del sistema sanitario modello Salemi e dintorni, e’ partito il coro ‘Russo deve dimettersi’. In effetti, a ben considerare l’incredibile performance del Ministro, un siciliano con un minimo di dignita’ e orgoglio per lo straordinario impegno profuso dall’assessore Massimo Russo, nel riformare un vecchio sistema sanitario di cui c’e’ poco da rimpiangere, dovrebbe chiedere le dimissioni del Ministro per ragioni di coerenza e serieta’”.

01 ott 2010

Mi aspettavo che oggi, come un sol uomo, gli ascari, spietati campieri coi siciliani quanto proni al cospetto di padroni romani, insorgessero contro di me. Ciò è puntualmente avvenuto.

Così come mi aspettavo la campagna d’autunno a base di sistematiche fughe di notizie e di aggressioni quotidiane ma sinceramente non ambivo a che fosse il ministro di Giustizia a dare il la.

E’ vero, le nostre storie sono abissalmente diverse e me ne vanto. In quanto ai miei appuntamenti e perfino alle mie parole è giusto che vengano vagliate dalla magistratura cui non servono incitamenti così come a me non servono nè lodi nè scudi protettivi.

Per concludere,  fa bene il ministro Alfano ad occuparsi delle mie agende perché se si occupasse di quelle dei suoi sodali dovrebbe cambiare sodali o cambiare quantomeno ministero.

04 set 2010
Immagine anteprima YouTube

Gli ascari erano un corpo armato che, ben pagato, lavorava per conto dell’Italia coloniale in Somalia e in Eritrea e uccideva il proprio popolo, i propri fratelli.
Il termine ascari viene oggi usato per quei politici che tradiscono la propria gente pur di compiacere i propri padroni, per fare carriera, perché altrimenti vengono cacciati o sgridati. Non preoccupandosi di maltrattare il proprio popolo e pur di fare carriera, l’ascaro politico serve il padrone romano e nuoce alla propria comunità.
Se non ci fossero gli ascari, la Sicilia non sarebbe trattata e considerata come una colonia.

04 set 2010
Immagine anteprima YouTube

Chi erano gli ascari? Un termine sempre più diffuso nella dialettica politica quotidiana che non mi pare però ben compreso, spesso, anche dagli stessi utilizzatori.

Gli ascari non devono confondersi con gli ascaretti, il noto gelato alla panna ricoperta di cioccolato. Anche se la figura allegorica dell’ascaretto potrebbe bene inserirsi nel linguaggio politico odierno per rappresentare quegli uomini siciliani che in una posizione gerarchica sottostante a quella degli ascari lavorano soltanto per operare azioni gradite ai loro capi, capetti e danti causa.

Allora chi erano gli ascari e chi sono oggi? L’ascaro era il soldato indigeno delle vecchie truppe coloniali europee, specialmente quelle italiane in Eritrea, Somalia e Libia. Lo dice lo Zingarelli che aggiunge questa definizione: “chi serve da ausiliario i partiti”. Oggi ascaro e’ proprio questi, colui che urla ai quattro venti, ad esempio, la necessità e l’urgenza di sottoscrivere il protocollo per l’aeroporto di Comiso in spregio ai diritti dei Siciliani, con le spese per il controllo aereo e per la sicurezza non a carico dello stato, con il rango di aeroporto regionale e non nazionale come invece accade per aeroporti meno rilevanti quali quello di La Spezia o Ancona.

Adesso pare, dalle corrispondenze e dalle trattative di questi ultimi giorni che la Sicilia e Comiso otterranno quello che meritano: il pari trattamento con altre regioni Italiane ed il rango di aeroporto inserito nella rete nazionale. Per questo ho scritto al presidente del Consiglio e a tutte le autorità competenti la nota che riporto qui di seguito.

La Regione Siciliana dà per sottoscritto il protocollo ma solo alle condizioni favorevoli per l’aeroporto e per tutto il territorio. Non mi arrendo davanti al tentativo di calpestarne i diritti e i legittimi interessi, nonostante il lavorio subdolo di ascari e ascaretti.