Quanto io creda nel Ponte sullo stretto di Messina è risaputo. Un’opera straordinaria che proietterebbe una luce positiva sulla Sicilia che anziché essere solo l’isola dei Gattopardi, della mafia e dell’inefficienza diventerebbe anche la terra della più straordinaria opera realizzata al mondo.
Una delle più grandi infrastrutture mai costruite con ricadute sul nostro turismo, sul mercato del lavoro, sull’intera economia siciliana. Un’opera alla quale non possiamo rinunciare.
Se il governo Monti, una volta superata la valutazione di impatto ambientale, dovesse dirci: “fuori dalle risorse pubbliche, promuovete una iniziativa per portare nelle casse della società 1 o 2 miliardi di euro”, io mi farei in quattro e girerei il mondo, a cominciare dalla Sicilia, per raccogliere la disponibilità di chi ci crede.
E’ un impegno che assumo e sono pronto a mettermi in gioco in tal senso perché ho sentito troppa gente disposta ad investire, anche piccole cifre, per partecipare a quel grande progetto di finanza che i privati stanno mettendo su.
Avremmo poi tutto il diritto, e anche il dovere, di chiedere a qualunque governo per quale motivo, se si è spinto fino a questo punto il progetto e la realizzazione del ponte, da un momento all’altro dovremmo fermarci e riprendere tra 5 o 10 anni. E perché mai ad un progetto del genere si dovrebbe negare una partecipazione pubblica di 1,5 o 2 miliardi di euro quando invece l’alta velocità che attraversa il nord del paese, la pianura Padana partendo dalla Val di Susa, costa 10 volte tanto?



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