08 set 2010

Ho incontrato stamattina a Roma il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Nel corso dell’incontro ho ribadito il giudizio negativo dell’MPA e IO Sud su eventuali elezioni anticipate che riteniamo una iattura per il Paese e per tutto il Sud.

Il governo deve continuare a lavorare per i prossimi tre anni e non sarà certamente il mancato voto dell’MPA che ne condizionerà la tenuta.

Ho detto al Presidente Berlusconi che valuteremo con attenzione  i cinque punti che porterà all’esame del Parlamento e sui quali chiederà, eventualmente, la fiducia, a partire da quelli che riguarderanno il Sud e che riteniamo imprescindibili per garantire il nostro sostegno.

In particolare chiediamo che nel piano per il Sud vengano inseriti i temi della fiscalità speciale, concordandoli prioritariamente con le autorità comunitarie, del varo di un piano straordinario per le infrastrutture e delle misure per la lotta alla criminalità organizzata.

Per quanto attiene le questioni aperte con il governo regionale siciliano, riteniamo imprescindibili, e in questo senso l’ho rappresentato a Berlusconi, chiudere tre grandi questioni che si trascinano da troppo tempo insolute:

1)  la firma del decreto di attribuzione dei fondi  FAS da cui scaturirà come primo effetto il finanziamento dei cantieri di lavoro regionali, creando 40 mila posti di lavoro;

2) la revoca del decreto che sottrae al consorzio autostrade siciliano (CAS) la gestione delle autostrade dell’Isola;

3) il tema dei trasporti marittimi, con la soluzione della vertenza Tirrenia.

Nel corso dell’incontro non sono stati toccati né i temi della politica regionale né le questioni inerenti la composizione del governo.

07 set 2010

Ripensare il turismo in Sicilia significa rafforzare il grande lavoro che in questi anni ha svolto l’assessore Strano, dando assoluta centralità e strategicità al settore e chiedendo uno sforzo supplementare a tutti i rami dell’amministrazione per alimentare scelte coerenti verso la rinnovata attenzione nei confronti delle politiche turistiche.

Ripensare la politica del turismo significa che ogni scelta, dall’agricoltura all’economia, dalla cultura alla formazione, fino alla sanità dovrà avere come punto di riferimento la centralità delle politiche del turismo stesse, della ricettività e dell’accoglienza a partire dalla promozione delle attività in Italia e all’estero che dovranno essere poste al servizio diretto dell’incentivazione dei flussi turistici verso la Sicilia.

Tutto ciò oggi è possibile solo perchè, in questi anni, nonostante le difficoltà finanziarie e la grave crisi internazionale, l’Assessore Strano ha sostenuto in maniera egregia il peso di uno dei settori maggiormente complessi dell’amministrazione regionale.
Solo il ripensamento della politica del turismo in una logica integrata quindi con i diversi rami dell’amministrazione regionale può dare sostanza e risultato al lavoro che è stato svolto in questi anni da questo governo e da Strano per primo.

04 set 2010
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Oggi in giunta abbiamo approvato due provvedimenti che scateneranno le reazioni furibonde da parte dei grandi poteri e dei loro  portavoce.

Abbiamo detto stop alla proliferazione della grande distribuzione che ha ormai colonizzato la Sicilia. Ci sono ancora oggi un sacco di altre richieste di insediamento ma questo distrugge la produzione agricola e alimentare, quella artigianale, il commercio e anche la piccola produzione industriale.

La grande distribuzione non si approvvigiona sul territorio ma laddove gli conviene di più massacrando, oltre i produttori agricoli, artigianali ecc, anche i consumatori che comprano a prezzi alti visto che i grandi gruppi industriali riescono a imporre i prezzi quasi in regime di monopolio.

Allora basta con la grande distribuzione e a quella che c’è già chiediamo il coraggio di evitare ogni azione portata ad ignorare ed a prendere per il collo e a sgozzare quasi i nostri produttori locali.

Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti,  uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?

Ma quello che mi preoccupa però ancora di più è che non si diano autorizzazioni a perforare il mare. E se ci sono buoni rapporti con la Libia, non servano solo per le parate militari, si facciano valere questi buoni rapporti, non tanto per dare addosso ai poveri emigrati che cercano lavoro, ma anche perché nelle acque territoriali di quei paesi,  nel mare mediterraneo, non si perfori. Perché se qua, in mare chiuso, succedesse un disastro come quello del golfo del Messico, il petrolio rimarrebbe ad avvelenare per milioni di anni uno dei mari più belli e la sua flora e la fauna, che per un’isola come la Sicilia è la vita.

Niente trivellazioni quindi e un intervento forte perché il governo ottenga che il petrolio lo si vada a cercare dovunque ma non in quello che è il cosiddetto mare nostro.

03 set 2010
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Leggiamo da più parti che il governo si appresta ad elaborare un piano di investimenti per il sud. Non possiamo non apprezzare l’idea. Ci piacerebbe capire come si finanzia e, in ogni caso, ci auguriamo che si tratti di finanza alternativa e addizionale a quella che ci è già dovuta (Fondi Strutturali e FAS) e a quella che è mancata alle nostre ferrovie e alle nostre autostrade.

Chiederò un incontro con il presidente del Consiglio per illustragli le tre questioni che abbiamo ancora aperte: il caso di dell’aeroporto di Comiso, la Tirrenia e il Consorzio autostrade, vicende che toccano il sistema dei trasporti e delle infrastrutture che, per un’isola come la Sicilia, sono di importanza vitale per lo sviluppo.

A quelle aggiungerò un quarto punto relativo alla ripresa dei rapporti con la Libia e alle decine di miliardi di euro che saranno investiti in quel paese per la modernizzazione: la Sicilia e le sue imprese non possono restare escluse da quei lavori, sarebbe un peccato ed un errore.

Sebbene qui da noi non ci siano colossi come Finmeccanica ed Impregilo ci sono comunque tante medie e grandi imprese che hanno dovuto superare una selezione cento volte più dura imposta dalla realtà economica e sociale del sud. Imprese che, in Sicilia, si vanno affermando nel settore dell’edilizia come in quello dell’informatica, nella produzione dei pannelli fotovoltaici come nell’impiantistica, nelle infrastrutture, nella formazione professionale e universitaria, nell’assistenza sanitaria.

Ci sono molte imprese, pronte a consorziarsi tra loro o con le grandi imprese nazionali, che non possono trovarsi escluse dall’albo che il presidente del Consiglio potrà aggiornare e segnalare alle autorità libiche.

Siamo ad un tiro di schioppo da Tripoli. La compagnia aerea di un imprenditore siciliano, Wind Jet, è pronta ad attivare voli diretti da Palermo e Catania per Tripoli che si raggiunge in meno di un’ora.

Inoltre in Sicilia vivono centinaia di persone, provenienti dalla Libia, che conoscono la lingua e i luoghi meglio di chiunque altro. In questo momento di crisi e di recessione non potendo pensare ad investimenti in Slovenia o in Romania, territori più a portata di mano per il nord Italia che per il meridione, la prospettiva concreta per la Sicilia è il nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

L’unica alternativa seria all’emigrazione. Non si tratta di interventi assistenziali ma di dimostrare concretamente la fiducia necessaria perché la Sicilia ed il sud possano riprendere con slancio la via dello sviluppo e del lavoro.

03 set 2010

Il ricordo di Carlo Alberto Dalla Chiesa è, ancora oggi, un monito per quanti ricoprono un ruolo pubblico e di governo, a qualsiasi livello: la mafia si combatte non soltanto con il quotidiano sforzo di magistrati e forze dell’ordine che frutta sempre nuovi successi investigativi, ma anche affermando, con atti e comportamenti esemplari e trasparenti, il rispetto delle leggi e delle istituzioni.

La lezione del Generale e Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa ci spinge a operare un continuo sforzo culturale tra i giovani perché senza rispetto della legalità non c’è sviluppo, non c’è libertà e non c’è riscatto sociale per la nostra Sicilia.

Accanto alla memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa, vogliamo onorare il ricordo di sua moglie, Emanuela Setti Carraro, e dell’agente della scorta, Domenico Russo, assassinati con lui.

02 set 2010

Esprimo la mia piena solidarietà al sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, certo di interpretare il sentimento di tutti i siciliani, per il tentativo di aggressione di cui è stato oggetto da parte di alcuni lavoratori della Cesame.

Ciò di cui la Sicilia, gli stessi lavoratori in agitazione e le istituzioni regionali non hanno alcun bisogno, soprattutto in un momento di difficile crisi economica e occupazionale come quello in cui ci troviamo, sono le inutili contrapposizioni strumentali e gli esecrabili episodi di violenza gratuita ai limiti dell’aggressione personale.

Sono certo che il sindaco Stancanelli, insieme agli organi competenti sia a livello comunale sia regionale, si adoperano per affrontare nel migliore dei modi la vicenda dei lavoratori e delle loro famiglie, con la responsabilità e il senso del dovere che li hanno sempre caratterizzati.

Mi sento però in dovere di richiamare alla medesima responsabilità anche i lavoratori in agitazione in modo da evitare spiacevoli episodi che travalicano la normale dialettica politica e sindacale e che certamente non sono di alcun giovamento alla loro causa.

26 ago 2010

“Siamo giunti finalmente alle decisioni importati sul federalismo, quelle che deriveranno dai decreti di attuazione. Vedremo così se c’è la reale volontà di superare il dualismo nel quale vive ancora il nostro Paese”.

Lo ha dichiarato il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, intervenendo al Meeting di Rimini al dibattito su “Federalismo e federalismo fiscale nell’Italia che cambia”, cui hanno preso parte anche i presidenti della Lombardia, Roberto Formigoni, del Veneto, Luca Zaia, e della Basilicata, Vito De Filippo.

“Mi auguro – ha detto Lombardo – che il federalismo faccia saltare il patto fra centralismo e governi locali su cui si è fondata la storia del nostro Paese e si produca in tal modo una svolta reale per le sorti di tutte le nostre regioni”.

“Noi – ha proseguito – abbiamo fatto la nostra parte, a partire dal ripianamento dei conti della sanità, ma attendiamo che dal Governo nazionale seguano scelte conseguenziali, come quelle sull’attuazione del nostro Statuto, riguardo alle accise che dobbiamo incassare. Basterebbe un decennio di questi introiti per superare anche il complesso problema dei fondi Fas che attendiamo da un anno e che ancora non ci vengono assegnati”.

O il federalismo è vero o sarà un ennesimo inganno. Siamo pronti ad assumere nuove responsabilità se ci saranno assegnate contestualmente le risorse necessarie. Ma vorremmo anche decidere sul nostro sviluppo, scegliendo noi e contrattando noi se avere o no una centrale nucleare, piuttosto che subire la decisione dall’alto. Abbiamo ereditato una difficile situazione, per esempio, in tema di precariato, cui abbiamo messo mano impedendo nuove assunzioni. Ma – ha concluso - è giunto il tempo di rendere giustizia a tanti precari che prestano da tempo la loro opera nell’amministrazione regionale. Questo è il nostro modo di metterci in regola”.

25 ago 2010

Riportiamo un’ampia selezione dell’intervista rilasciata da Raffaele Lombardo al sito LineaSicilia nel corso della quale il presidente, in 100 risposte, tocca i punti fondamentali dell’azione del governo regionale e della prospettiva politica futura, con una visione rivolta tanto alla politica nazionale quanto a quella della regione Siciliana.

Presidente, la situazione italiana sta precipitando. C’è di che preoccuparsi?
Siamo ad un passaggio fondamentale per la vita della Repubblica e della Democrazia. Mi rendo conto che sono parole grosse ma ho 40 anni di impegno politico alle spalle e non sono l’ultimo arrivato: se lo dico è perché ne ho motivo.

Il sistema politico sembra al collasso
Questi anni sono trascorsi in un eterno conflitto tra Berlusconi e il “resto del mondo”. Sta di fatto che nel corso di questi 16 anni il nostro paese è passato dall’essere la quarta o quinta  potenza più  industrializzata  a non so : la ventesima!? Certamente dopo le prime 8 o 9. Vede, io capisco bene che la proprietà delle materie prime, la forza lavoro, il costo del lavoro determinino lo sviluppo vertiginoso dell’economia di paesi come la  Cina o di altre economie dell’oriente. Non del Giappone che, al contrario, segna il passo e perde punti. Ma se guardiamo la stessa Turchia, che ha livelli di sviluppo che sono simili a quelli del’India o della Cina, beh la Turchia non è molto lontana né diversa da noi. Eppure fa passi da gigante sulla via del progresso mentre L’Italia si è spenta e si è fermata. Distratta e attratta da questa diatriba eterna e infinita.

Un bipolarismo da “stadio” che ha paralizzato il paese?
Il nostro bipolarismo si fonda su una legge elettorale assurda che va cambiata. Abbiamo vissuto 16 anni di sostanziale stallo. Ciò non è dipeso solo dalla legge elettorale ma anche dal sistema di interessi, dalla personalità del premier e dai mass media che gravitano attorno al leader. Ripeto: una lotta tra Berlusconi e il resto del mondo che ha paralizzato l’Italia.

Dunque la legge elettorale va cambiata?
Assolutamente si. Con questa legge elettorale il sistema politico è completamente ingessato. Il parlamento, e dunque l’intero quadro istituzionale ha perso di vivacità e di rappresentatività. Il parlamentare è nominato dal “capo” ed è eletto in virtù della sua posizione nella lista bloccata (o, con la vecchia legge elettorale, perché scelto dal partito di maggioranza nel collegio uninominale, sistema anche quello sbagliato, ma comunque migliore di questo); non rappresenta i cittadini che non lo conoscono e con i quali non intende perdere tempo. Non gli interessa rapportarsi con loro: sta lì per obbedire, per fregiarsi del titolo di onorevole e per incassare l’indennità. Poi siccome questo non gli basta si arriva alle degenerazioni che vediamo e che leggiamo tutti i giorni. Si deve cambiare sistema . L’Italia ha perso competitività. Il Paese è in letargo. Ci vuole una nuova scossa.

(continua…)