scritto da Raffaele Lombardo
Dopo l’incontro a Roma si apre una nuova fase, verificheremo settimana per settimana e accelereremo un percorso che abbiamo il dovere di accelerare perché questo serve ai siciliani.
Il nostro atteggiamento è stato di grande tenacia nel sostenere le nostre ragioni. Ci siamo impegnati anche a fare alcuni provvedimenti che ci riguardano: dal sistema della Serit che va visto nei dettagli a leggi fondamentali per le quali si è perso troppo tempo come quella sul commercio visto che il problema della nostra agricoltura è la trasformazione dei prodotti e la loro commercializzazione.
E’ naturale che il confronto non si chiude qui, emergeranno tanti altri problemi a proposito ad esempio dei commercianti o degli artigiani e in questo confronto renderemo conto di quello che facciamo, monitorandoci a vicenda con il governo nazionale in maniera tale che questo serva da stimolo per fare fino in fondo il nostro dovere.
Allo stesso tempo vogliamo confrontarci con i cittadini e con gli imprenditori, parlando con tutti e non solo con chi protesta ma anche con chi magari non ha voce per protestare. A cominciare dal quell’imprenditore del trapanese che ho sentito nel corso di una intervista che ha rilasciato e che produce attrezzature per le cantine sociali che sono in crisi. Si chiama Tamburello e lo incontrerò per sentire dalla sua voce coma mai tante misure che sono state adottate non stanno funzionando e come mai non siamo capaci, piuttosto che aspettare che vengano ad acquistare il nostro mosto a due lire, di fare noi il nostro vino in brick come si fa possibilmente utilizzando il nostro prodotto di base. Così come capita con altri prodotti, dalla pasta al pane. Il nostro latte parte per il nord, viene confezionato, triplica il suo costo e torna di nuovo in Sicilia sui banchi dei supermercati. Oppure, perché non dovremmo fare noi le marmellate se la migliore frutta parte dalla Sicilia? Siamo incapaci o non vogliamo lavorare? Utilizziamo le risorse dei fondi strutturali per “autonomizzarci” e per evitare che altri facciano i furbi sulla nostra pelle.
Credo che quello con Monti sia stato un ottimo confronto, nel quale, come forse si era soliti fare, non siamo andati con il cappello in mano. Ci siamo incontrati sul piano tecnico e tra tecnici.
Non abbiamo fatto un discorso solo per la Sicilia. L’agricoltura non è solo siciliana ma italiana, quella meridionale soffre e la nostra è particolarmente penalizzata in quanto di qualità e paga ancora di più lo scotto di una competizione sleale. Garanzia di tracciabilità e di controlli per garantire la sicurezza alimentare per vedere se i prodotti concorrenziali hanno sostanze dannose alla salute. Controlli vuol dire scoprirlo e soprattutto comminare sanzioni pesanti a chi usa quei prodotti nocivi. E’ poi importante che si indichi la provenienza e la tracciabilità dei prodotti in modo che la gente sappia cosa mangia e da dove viene il prodotto. Così come è necessario che si sappia che un pomodorino che si vende a tre euro lascia nelle tasche del produttore che si accolla i maggiori oneri forse trenta centesimi. Che lo scandalo venga alla luce perché uno scandalo c’è: la moltiplicazione per 10 o per 20 del costo dal produttore al consumatore, l’altro fregato della catena, che paga caro i prodotti mentre il produttore non riprende le spese.
Si è poi parlato di flessibilizzazione per quanto riguarda i tributi. Un principio che starebbe già in qualche decreto del governo e che significa rateizzare senza interessi stratosferici perché la gente non può pagare.
Si sono poi affrontate altre questioni: a partire dai costi minimi della sicurezza degli autotrasportatori che ricevono concorrenza sleale da parte di trasportatori bulgari o rumeni o russi che questi costi minimi non li fanno pagare e diventano più interessanti per le aziende produttrici o commerciali. Che le sanzioni riguardino anche la committenza oltre che un controllo molto forte. Questi sono impegni che il governo ha già preso.
Ancora, ci sentiremo con il consigliere diplomatico del presidente del consiglio per stilare un elenco di aziende che sono disposta ad andare a lavorare in Libia per la ricostruzione. Piccole imprese certo non da 50 miliardi di euro di lavoro ma lavori da 100, 200 o 500 mila euro per ricostruire un albergo distrutto o una casa o un ufficio o un acquedotto o un ufficio.
Poi abbiamo parlato dei treni a lunga percorrenza e il governo ci ha subito assicurato che uno di questi verrà ripristinato. Uno, erano molti di più e adesso si dovrà avviare una trattativa serrata con le ferrovie.
Tutta una serie di questioni che saranno verificate settimana per settimana da gruppi di lavoro. Uno si occuperà di pesca, agricoltura e trasporti – e a proposito di trasporti ci saranno interventi per il potenziamento dell’eco bonus, interventi per ridurre i costi delle tariffe autostradali. Del tema della benzina se ne parla nel tavolo che si occupa di federalismo fiscale. E’ importante fare accordi, come hanno fatto altre regioni a statuto speciale con lo stato e con il governo perché si tocchi il tema delle accise petrolifere. Questo tavolo comincerà ad incontrarsi già dalla settimana prossima.
Per un governo tecnico e per un presidente del Consiglio lontano mille miglia dalla politica e dai problemi della politica è stato un buon inizio di collaborazione. Si sono avute risposte concrete e realistiche. Non ci siamo sottratti alle nostre responsabilità e alle nostre lentezze. Dobbiamo accelerare ed essere impegnati per uno sforzo straordinario al servizio del popolo siciliano.
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