Lo studio della nostra storia fondamentale per la conquista dei nostri diritti
7 commenti
Ritengo siano state sottovalutate la portata e le conseguenze della legge che prevede lo studio nella scuola del patrimonio linguistico e, soprattutto, della letteratura e della storia siciliana. Credo sia la più importante per una regione del sud e per il recupero di una identità che rischia di scomparire.
Studiamo la storia di Roma, quella dell’Europa, la storia d’Italia, il Risorgimento, ed è importante che sia così. Però non ci occupiamo della storia del nostro territorio e questo è un fatto di alienazione e di sradicamento da quella che è una parte di noi.
Lo studio della nostra storia a partire dall’unificazione, la lotta indipendentista e il compromesso autonomista e statutario, personaggi che magari abbiamo rimosso dalla nostra conoscenza e dalla nostra consapevolezza. E’ possibile che un siciliano non conosca, perché è stata rimossa dagli storici, la figura di Canepa, docente universitario geniale e capo della lotta indipendentista? Molto della nostra autonomia si deve a quell’avvio di lotta indipendentista.
Questo studio determinerà una coscienza e un orgoglio che ci consentiranno, anche in virtù delle ingiustizie subite e delle responsabilità gravissime delle classi dirigenti ascare meridionali, di riprendere la via della lotta per conquistare i nostri diritti e poter valorizzare e usare le nostre risorse e non quelle altrui.
Un nord oggi avanzatissimo e un sud palla al piede non sono casuali e non sono dovute al fatto che, come diceva Lombroso, siamo minus habens. Abbiamo fatto tanti errori ma siamo stati oggetto di uno sfruttamento. La consapevolezza di questa realtà attraverso la storia è rivoluzionaria.
Mi auguro che nel territorio, nei comuni, nei circoli dei paesi, un tempo luogo di confronto e di discussione, si riprenda il dibattito e la Regione ne tenga conto nell’emanare le direttive che dovranno riguardare una scuola che sarà, in buona parte, governata dalla Regione.
Riempire la scuola di contenuti che riguardano il nostro territorio, i nostri diritti e le speranze dei nostri figli era una cosa fondamentale. Saluto questa legge, portata avanti con tenacia e convinzione dall’On. Nicola D’Agostino, con grandissimo favore e mi auguro che i nostri figli la apprezzino e la facciano fruttare. E mi auguro che se ne colga appieno la portata e se ne traggano i benefici.


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Quando i discorsi e le vicende di tutti i giorni non gli convengono troppo, si rifugia in argomenti oziosi, che però, lui, con la sua autostima, ritiene di rendere interessanti. Sono in gioco cose più importanti del dialetto siciliano e del suo insegnamento….!!!!!!!!!!!!!! Ma lui non essendo capace di fare qualcosa di buono per il popolo siciliano, si avventura nella realtà culturale di questo popolo, come se conoscere bene il dialetto e le propri eorigini storiche, servisse a cambiare la realtà. Insegni ai siciliani a “ribellarsi” a questo sfruttamento. Gli altri saranno ascari…ma lui cos’è? Un esamino di coscienza per coloro che ancora ne hanno una…..
Complimenti presidente Lombardo, questa è una iniziativa rivoluzionaria che altri hanno già sposato, tentando di inserire nella didattica lingua e storia.
Ogni siciliano consapevole dovrebbe gioirne di questo, il degrado ha una genesi, spesso questa coincide con la perdita delle identità storica e linguistica; non a caso viene fagocitata da quanti hanno imposto il martellamento al nostro popolo, pretendendo che si rassegnasse all’identificazione con la cultura “mafiosa”, e da questo trarne il loro massimo beneficio, a totale svantaggio del popolo siciliano.
Da indipendentista mi complimento con lei, per questa iniziativa legislativa. Mi aspetto ulteriori interventi che conducano verso la piena e totale riemersione, comprendo che ogni cosa ha un suo tempo e, chi è determinato sa aspettare quello propizio ma, con lo statuto bisognerà pure iniziare davvero, viceversa la lingua e la storia quando diffusa rischia di fomentare e di giustificare violenza, quella di chi ha subito e ha rimosso per lenire il dolore.
La riemersione della verità deve essere guidata dalla ripristino giuridico della legalità costituzionale perché possa risorge con l’equilibrio, quell’equilibrio che le persone di buon senso auspicano e personalmente annovero fra queste anche Lei.
Grazie per averci comunicato il nome dell’autore di siffatta iniziativa.
Ora sappiamo con certezza a chi attribuire il “merito” di questa EMERITA STR…..A!!!
@ Cico.
Non hai peli sulla lingua……Mi piace la gente così!!!! E’ vera!!!!!
E’ d’uopo precisare che, oltre alle parlate locali delle varie località della sicilia, esiste una lingua letteraria siciliana sovradialettale che si è andata formando nel corso sei secoli grazie ad una vasta letteratura (poesia e prosa) scritta da grandi letterati siciliani (per citarne solo alcuni più noti e recenti: Antonio Veneziano – 1543/1593, Giovanni Meli 1740/1815, Luigi Pirandello – 1867/1936, Giovanni Verga – 1840/1922, Luigi Capuana – 1839/1915, e tanti e tanti altri . La lingua siciliana è riconosciuta come tale da diversi organismi internazionali: dall’Unione Europea nella sua carta europea delle lingue minoritarie; dall’UNESCO nel suo libro rosso delle lingue in pericolo d’estinzione, dove, però, la lingua siciliana non è considerata in pericolo d’estinzione ; dall’Organizzazione internazionale per le standardizzazioni (ISO) ISO 639-2 scn e ISO 639-3 scn (codici linguistici per il siciliano); dal SIL International tramite l’Ethnologue. La lingua siciliana comincia ad essere scritta nei documenti ufficiali, notarili e nella corrispondenza epistolare intorno all’anno 900 (non 1900, ma 900 !), ed era un misto tra siciliano e latino, quando ancora nel resto dello stivale italico e buona parte d’europa si usava il latino ed il latino ecclesiastico per i documenti ufficiali – La lingua siciliana odierna viene descritta da Ethnologue come una lingua abbastanza distinta dall’italiano da poter essere considerata una lingua separata.
1091: Anno Domini nostri J. XP. MXCI, tempora quadragesime,
Vinni in la marina di li Mikenki, ora dicta Donnalucata, lu barb. Ammiro Belicani Saraxino, cum manio exercitu, per dixtruire omni phidili Kriptiani, et la nostra ixula, et lu barburu cani nun chi riuxio, chi lu populu di Xicli si moxi tuctu, e si armau, et accursi per costringherlo et farilo fughire, a quillo barbaru infidili….
Ordinanza di tassa della città di Messina 1305-1312:
Item si alcuna persuna fachi vindiri carni a li buchirii di li Iudei di lu iornu di la Dominica, digia pagari per chascuna putiga a lu cabellotu tari unu.
Item si alcuna persuna fa vindiri carni di boy in li buchirii di li Iudei et eschali tachura et tariffa et moyra per una manu, et vindasi in una putiga per manu di unu ministrali, pagi a lu cabellotu per putiga una, sicundu esti lu iornu.
Non si tratta quindi di insegnare nelle scuole i “dialetti locali”, ma la LINGUA SICILIANA CHE, GIUSTAMENTE, NON E’ CONOSCIUTA PERCHE’ NON VIENE STUDIATA!
Grande presidente, finalmente la smettono di tenerci esclusi dalla storia italiana, loro non vogliono che la storia della Sicilia venga conosciuta,(chissà perchè!)e noi la facciamo studiare pi suvicchiaria, sempre grande presidente, lei è un grande, capisco che tante volte non la lasciano lavorare come vorrebbe, però è molto furbo e questo mi piace!