A Mineo la questione è politica e culturale non umanitaria
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La mia è una cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità. Qui non si tratta degli immigrati clandestini in cerca di libertà come le migliaia che stanno arrivando a Lampedusa. Si sta usando questo clima di grande preoccupazione per la presunta invasione dell’Europa per portare in territorio siciliano, a Mineo, 2 mila persone che non costituiscono nessuna emergenza.
Si tratta di persone che si trovano già in Italia, divise in 10 centri diversi, quindi circa 200 persone a centro. E sono riuniti in questi centri, credo, con criteri di una omogenietà fra di loro di tipo politico, religioso, di provenienza geografica.
Tutte persone che hanno chiesto asilo politico, il che vuol dire che si sentono aggrediti, oppressi e violentati dai loro governi.
Perché si mettono tutti insieme? Perché le regioni che attualmente li ospitano se ne possano liberare? Forse perché c’è la solita Sicilia che tanto subisce e accoglie tutto?
Persone che non potranno essere costrette a star lì ma che avranno naturalmente il diritto di uscire e tornare la sera, in una realtà già complicata dal punto di vista della sicurezza. Che cosa succederà? Queste persone si aggireranno per le campagne? I coltivatori come potranno reagire? Il problema ce lo dobbiamo porre.
E soprattutto cosa succederà poi, quando il 75% di loro vedrà accolta la richiesta di asilo politico? Si integreranno dove e come? In un territorio in cui i tassi di disoccupazione sono tra i più alti d’Italia? O il governo intende mettere su una serie di imprese che potranno dare lavoro ai siciliani e anche a questa gente? Niente di tutto questo naturalmente.
Si parla tanto di solidarietà ma in questo caso la solidarietà non c’entra nulla. Non si tratta di ospitare gli sventurati cacciati dalla Libia o dalla Tunisia. E’ stata colta l’occasione per “comprarsi” questo villaggio che non serve più a nulla visto che è stato lasciato dagli americani, ci mettiamo tutti i richiedenti asilo politico che ci sono in Italia e vediamo quello che succede, tanto poi il problema rimane alla Sicilia.
Mi auguro che il ministro degli Interni e i sindaci trovino le condizioni perché non si crei un problema che non esiste. Queste persone potrebbero benissimo restare nelle sedi in cui sono, dove hanno trovato un equilibrio e una seri di rapporti sul territorio, piuttosto che essere “deportata” in un unico luogo.


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Un problema, quello esposto da Raffaele Lombardo che forse è legato al Suo modo egoistico di fare politica.
Lui, un presidente di regione eletto con i voti degli elettori del centro destra che in sostanza ha spaccato e messo all’ opposizione.
Oggi governa con i suoi avversari elettorali.
Quale potrebbe essere il nesso tra la politica di Raffaele Lombardo ed il problema da Lui esposto?
Il problema è che Lui non rispetta il risultato elettorale con alcuno dei Suoi alleati politici elettorali.
Perciò appare ovvio che non può essere appoggiato politicamente dal governo con cui era alleato alle elezioni e che da un bel pò di tempo è contro perchè senò il PD lo molla e se il PD lo molla oramai cade.
Giustissimo, caro Presidente!!!!
Comunque, comportarsi da vittime non serve a nulla. Ho letto da qualche parte che Lei non è un amante dela letteratura verghiana. Eppure, il suo modo di accettare le cose, non lo direbbe affatto. L’immanentismo ed il rassegnamento del suo discorso non aiutano i siciliani. Abbiamo un vecchio ma sempre attuale detto siciliano che traduco: chi da lupo si fa pecora, diventa preda di un altro lupo. Cosa voglio dire? Penso l’avrà capito, anche se le conviene non ammetterlo. Bisogna scegliere: o fare gli interessi dei siciliani o quelli della propria carriera politica. Ed anche in questo caso, ella sa bene a cosa mi riferisco.
Comunque, il governo regionale, nella vicenda del “villaggio” di Mineo, una colpa ce l’ha: quella di non aver tentato, in questi anni, di ottenerne l’utilizzazione per fini diversi.
Ad esempio, provare a dare una casa alle tante famiglie siciliane in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio popolare.
La mancata preveggenza di certi politici (spesso derivante, come dire, dalla loro scarsa propensione a prendere veramente a cuore i problemi concreti della gente…) viene ora (giustamente, direi) punita: solo che a farne le spese, come al solito, è la popolazione.