L’ambiente, la sicurezza e la salute al centro del protocollo firmato con Eni
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Ieri abbiamo firmato un accordo, esaminato anche in giunta, con l’Eni.
La trattativa è stata durissima perché in passato i protocolli sono stati fatti da terzi, valevano per tutti e la Regione firmava. Stavolta il protocollo lo abbiamo rifatto di sana pianta noi nell’interesse esclusivo della Regione. C’erano delle compensazione ambientali da fare e da rimettere a posto dei saggi che erano stati fatti per cercare petrolio. Noi abbiamo tutto l’interesse che i pozzi ripartano.
L’Eni si è impegnata a discutere del progetto della Catania-Gela, farà il porto di Gela che varrà anche per un’attività commerciale che mi auguro riprenda in modo che quella zona non viva solo di petrolio, chiude e mette in sicurezza il grande deposito del pet-coke che era all’aria aperta e determinava emissioni sicuramente venefiche. L’ambiente, la sicurezza e la salute sono al centro di questo protocollo.
E poi 800 milioni di investimento, tasse pagate in Sicilia per 20 anni per un miliardo di euro, sono il frutto di questa trattativa che ha visto confrontarsi una Regione, in questo caso da me rappresentata, che non ha mollato su niente. Fin quando durerà il mio mandato farò così con tutti.
Nessuna polemica con i grandi gruppi. Ma bisogna anche rispettare gli ospiti, non si può venire qua a fare quel che si vuole e portarsi via gli utili. Non so se Ikea, ad esempio, ha fatto una sede legale e fiscale in Sicilia in modo da pagare le tasse qui da noi. Il principio deve valere per tutti: quando c’è da dare autorizzazioni bisogna pretendere che questa norma statutaria venga rispettata.
Se si inverte la tendenza anche in questo e se si determina la svolta secondo la quale gli amministratori pubblici devono fare gli interessi del loro ente fino in fondo, fino a dire mille volte no fino a quando non si arriva al sì, abbiamo raggiunto un risultato. Perché una via di mezzo, nell’interesse dei siciliani, si trova.


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Apprendo questa notizia quasi incredulo. Perchè? perchè per Gela e per i gelesi, la realizzazione del porto turistico commerciale e come il Ponte per la Sicilia.
Avendo elaborato su questa tematica la tesi con cui mi sono laureato, posso autorevolmente sostenere, che non basta un protocollo. dato che l’Eni ne ha firmato di diversi. Si, perchè l’impegno dell’Eni è reiterato da più anni…acchiappa, fondi e concessioni, e poi tra cavilli burocratici e inerzia politica avvolte interessata, l’opera non si è mai realizzata.
Adesso occorre vigilare, controllare e mettere in mora l’Eni, qualora non rispetti quanto siglato.
ATTENZIONE, come detto, non è la prima volta che l’Eni si impegna a realizzare il porto turistico-commerciale di Gela….il tempo passava e Gela è scivolata nel baratro della disoccupazione, della mafia e dell’inquinamento industriale perpetrato senza ritegno e senza alcun rispetto di un paesaggio mediterraneo, ove dune del color della paglia (S.Q.) fanno da cornice ad un mare stupendo, che se utilizzato opportunamente, può rappresentare una risorsa economica, culturale che può far rinascere un luogo che fu l’ambiente e il territorio dove hanno vissuto uomini di grande cultura e di grande spessore politico e non solo.
Ringrazieremo l’Eni se realizzerà una struttura portuale vitale per l’economia locale e dell’immediato retroterra,
MA RINGRAZIEREMO ANCOR PIÙ IL GOVERNO REGIONALE SE vigilerà sulla realizzazione dell’opera.
Infatti sono tutte chiacchiere.
Le esalazioni venefiche provengono dalle ciminiere:
- La prima ciminiera la più vecchia è quella che dovrebbe essere usata in caso di emergenza, ma funziona sempre e a pieno regime (specialmente la notte …. )
- La seconda ciminiera è quella dell’impianto di abbattimento delle sostanze nocive (famoso Snox) …. che non funziona ! (basta andare a leggere i dati, occultati, delle centraline di rilevamento)
- Il problema del parco petcoke è legato alla sua volatilità che produce particolato (particelle sottili) che vanno in sospensione nell’aria che si respira …. e sono altamente cancerogene.
- Il petcoke è un rifiuto tossico che dovrebbe essere smaltito (con dei costi) invece, grazie ad una legge fatta ad stabilimentum, viene bruciato per permettere all’Eni (e solo all’Eni) di incrementare notevolmente i propri utili (i bilanci che l’Eni presenta soo delle grandi barzellette …)
- Gela è il punto di approdo del metanodotto libico, gli è stato chiesto più volte di demolire quella fonte di veleni e tumori che è l’attuale centrale a petcoke … ma figuriamoci
- E’ da trent’anni che l’Eni firma protocolli ..
Presidè ma che sta facendo …
Sarebbe il caso di regolamentare i centri commerciali. Di stabilire accordi con queste persone più vantaggiosi per chi deve lavorarci. Non sono loro a portare qualcosa in Sicilia, ma siamo noi a prestarci al loro profitto. Porre fine a questi ignobili contratti part-time a meno di 20 ore settimanali. Di fatto, chi lavora in questi posti può fare la fame. Se gli stessi che vi lavorano, dovessero essere anche i soli clienti della struttura commerciale, sarebbe decretato il fallimento. La smettano di credersi chissà chi e abbiano rispetto per chi gli dà possibilità di incrementare la propria presenza sul territorio. I signori dell’IKEA comprendano che non abbiamo bisogno di gente che si inserisce nella nostra realtà solo per trarre profitti. Non siamo noi a dover ringraziare loro di averci onorato della loro presenza. Semmai, al contrario. Ecco cosa abbiamo da insegnare a loro, sulla falsa riga di un loro slogan relativo alle candidature.
Concordo con Emanuele e Salvatore64.
A.R.S.: altro che legge per ridurre il numero dei deputati!! (così si ridurrebbe pure la democrazia). ECCO, invece, COSA BISOGNEREBBE FARE anche in SICILIA!!
http://www.youtube.com/watch?v=IckL3cf0b8U
Un accordo come questo non si vedeva dal protocollo d’intesa del 1996 sottoscritto presso la presidenza del consiglio dei ministri; anno in cui si avviarono i contratti d’area a Gela. I risultati non furono positivi, ma non solo per colpa di ENI, ma soprattutto per una imprenditoria poco seria. Adesso chiediamo alla Regione soltanto di ascoltare il territorio e stornare una quota di royalties verso i comuni petroliferi per effettuare politiche attive del lavoro a gela, l’economia di questa città è al collasso.
Norman Foster era stato mandatato ma per motivi finanziari ed ambientali il progetto è stato abandonato .Sembrerebbe che tutt’ora SAS le Prince sia temporizzando e lavorando ad un altro progetto di valorizzazzione del territorio monegasca .
Gradirei conoscere le condizioni di sfruttamento di sorgenti di gas naturale + crude oil russo in territorio siciliano .
Il Ceo di Total ha incontrato il dott. Miller la scorsa settimana .
Eh? Sorgenti di gas naturale e crude oil russo in territorio siciliano?
Di russo, qui in Sicilia, si sente solo parlare ogni tanto la lingua e da parte di badanti o profughe che vengono a sposare anziani isolani ed ottenere così la cittadinanza e, possibilmente, anche la pensione.
Per quanto riguarda il “gas naturale”, ne abbiamo quanto ne vuole: soprattutto nelle innumerevoli discariche a cielo aperto….
Eventualmente, Le interesserebbe anche qualche tonnellata di percolato altamente tossico?
Salve,
” Per quanto riguarda il “gas naturale”, ne abbiamo quanto ne vuole: soprattutto nelle innumerevoli discariche a cielo aperto….”
va altamente valutato ! Mi ricordo di un convegno presso la Camera di commercio organizzata dall’ Facoltà e dell’Ordine degli Architetti della provincia di Siracusa Spazi urbani, IT e democrazia.
Parlo meramente del rigasificatore, nonchè della potenziale, almeno possibile capacità di stoccaggio nell’area semi-industrializzata di Pozzallo, ad esempio.
Il mercato del gas naturale è quello del GNL : non è incuinante.
3 piccoli ettari comprensivi di 27 Md di m3 in Ucraina sono stati venduti ad un cliente statunitense per 14,5 millioni di euro. La società americana in oggetto ha realizzato l’acquisizione di altri 70 Md di m3 a Nuni-Taguil per 500 millioni.
Comunque sia. C’è molta distanza. E vi è un progetto in corso che vantaggia soltanto gli interessi della Libia e dell’Eni. Mentre la Russia rimane in sottocapacità.
Presidente Lombardo:
io non credo che l’ENI negli anni abbia fatto qualcosa per l’ambiente e per la salute delle persone.
Lei vanta un accordo con l’ENI circa tutela e riqualificazione dell’ambiente: come detto sopra, cio’ non sembra sia mai avvenuto.
Lei parla di investimenti in infrastrutture: VEDREMO.
Intanto pensiamo alla vita delle persone, e pensiamo a riqualificare Gela.
E speriamo che veramente nascano porti turistici, autostrade e quanto altro serve.
Grazie.
Io credo nella bontà del protocollo…
anche perchè Raffaele ha dimostrato una sensibilità sull’inquinamento dell’uso da pet-coke nell’area industriale di Gela, portando la problematica anche in sede comunitaria…ai tempi in cui da europarlamentare, cercando di far la norma del Governo Berlusconi che autorizzava l’uso dello stesso ai fini di combustibile.
Raffaele è stato il primo politico Siciliano..e italiano, ad organizzare una manifestazione di protesta a Gela contro l’Eni e il Pet-Coke…
facendo affluire a Gela più di 1000 persone…
A cui seguirono i continui sequestri di impianti, a ad opera della procura gelese….con un minimo di presa di coscienza della popolazione locale indi dell’azienda Eni.
Per questo credo nella bontà del protocollo.
Ma non credo all’onesta dell’azione dell’Eni.
L’Eni è in debito con il territorio gelese, per molto di più che una struttura portuale, che se viene realizzata con tutti i santi crismi, ripagherebbe il territorio di una promessa mai mantenuta.
Ma l’Eni deve andare oltre, deve risanare un territorio attraverso investimenti che ridiano splendore ai beni che rappresentano la storia e la cultura gelese.
Attenzione….anche i Gelesi devono fare la loro parte. Essi devono rispettare il loro territorio, non permettendo a nessuno di distruggere la loro terra in cambio di lavoro.
Ripeto che occorre vigilare…e non solo sugli appalti della costruenda opera, ma anche come viene costruita, poichè un’opera portuale mal fatta, non solo può distruggere il territorio al pari di un petrolchimico, potrebbe risultare inutile.
Non bisogna errare sulla scelta del sito, sui collegamenti con gli snodi stradali e ferroviari che colleghino la struttura all’interporto catanese, piuttosto che all’auto porto di Vittoria o all’aereoporto di Comiso e Catania.
Buon lavoro e in bocca a lupo.
Errata corrige: cercava di far modificare la norma del governo Berlusconi che ne autorizzava l’utilizzo.
La magistratura di Gela aveva qualificato il coke come un rifiuto e quindi assoggettabile alla normativa sui rifiuti, di conseguenza la centrale termica collegata alla raffineria doveva rispettare i vincoli previsti per il funzionamento e le emissioni degli inceneritori e non la normativa disposta per le centrali elettriche alimentate con combustibili tradizionali.
Dopo nuove elezioni del 2001 a Palazzo Chigi arriva Silvio Berlusconi. La Sicilia è in subbuglio per il pet-coke e di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni La Loggia, insieme con il Ministro dell’Ambiente Matteoli, Berlusconi emana un decreto legge contenente “Disposizioni urgenti per l’individuazione della disciplina relativa all’utilizzazione del coke da petrolio negli impianti di combustione” per rasserenare gli animi… Così il pet-coke non risulta rifiuto tossico ma combustibile: miracolo! Lo sanno in tanti che è tossico, ma il governo gli ha cambiato i connotati, classificandolo come combustibile, utilizzabile quindi per alimentare il petrolchimico. I gelesi adesso “respirano” perché il pet-coke non è fuorilegge.
Silvio e l’ENI hanno “legalizzato” l’inquinamento con il silenzio-assenso della sinistra e con la destra che in Sicilia non ha rivali.
Le “emergenze pet-coke” non riguardano purtroppo soltanto Gela. In Sicilia, ad Isola delle Femmine, la Cementeria della Italacementi, la principale società italiana nel settore dei materiali da costruzione, utilizza questo combustibile nei cicli produttivi. Eppure l’utilizzo del pet-coke può essere consentito non con un semplice confronto sull’eventuale rispetto dei limiti di legge, ma con una valutazione completa, che tenga conto della localizzazione, delle tecnologie applicate, delle vocazioni del luogo, dello sviluppo dello stesso.
O anche la filiera del radicchio, come del pomodorino pachino, è in mano alla mafia, o é mafiosa l’informazione italiana.
PREZZI DEL RADICCHIO TROPPO BASSI: AZIENDE AGRICOLE IN DIFFICOLTA’
Da 50 centesimi a 2 euro: eccessiva la differenza fra quotazioni all’ingrosso e prezzi al supermercato. Bisogna implementare il ruolo dei marchi Igp
Il prezzo per il prodotto raccolto in campo si aggira fra i 10 e i 20 centesimi il chilo e all’ingrosso sale fra i 50 e i 60 centesimi. A fronte dei 2 euro al chilo cui vengono venduti nei supermercati, la remunerazione per i produttori padovani di Radicchio Rosso di Chioggia precoce e Spadone Trevigiano resta ancora a livelli troppo bassi. Accade in pratica ciò che si verifica anche con altri beni di consumo, in primo luogo pane, latte e pasta. Le aziende agricole sono dunque in difficoltà di fronte alla grave depressione che colpisce i prezzi di prodotti di stagione fra i più apprezzati dal consumatore, ma sempre soggetti alle anomalie del mercato.