30 nov 2010

Sulla Catania-Ragusa voglio difendere gli interessi della Sicilia e dei siciliani

scritto da Raffaele Lombardo 9 commenti
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Sulla Catania-Ragusa mi sono impuntato per un atto di responsabilità nei confronti di quel territorio, così come è stato in occasione della vicenda dell’aeroporto di Comiso, quando mi sono battuto perché il protocollo non definisse l’aeroporto di interesse non nazionale cosa che avrebbe significato in prospettiva far pagare ai passeggeri le spese per i servizi di controllo aereo e di sicurezza, circa 4 o 5 milioni all’anno. Ho detto di no e l’aeroporto di interesse non nazionale è saltato.

Nel caso della Ragusa-Catania ho più che il sospetto che questa gara per individuare l’imprenditore che fa il progetto di finanza finirà nelle mani di un imprenditore che peraltro fa politica nel Pdl, legittimo certo e nessuna discriminazione sempre che faccia gli interessi di quel territorio oltre che i suoi da imprenditore.

Questo governo che ha sottratto la gestione delle autostrade al Cas può mai pensare di imporre un accordo con chi vincerà questa gara i cui contenuti non sono conosciuti dalla Regione per filo e per segno?

Vogliamo sapere per quanti anni questo imprenditore privato percepirà il pedaggio e in che termini lo farà. Se un privato mette la metà del finanziamento, circa 400 milioni, questi soldi li ottiene dalle banche a condizione che presenti uno studio dal quale si evincano tempi e modalità di ricavo di quell’investimento in modo da poter restituire il prestito e fare il suo utile.

Ma se l’imprenditore, senza che nessuno glielo contesti, sottostima il traffico per cui ritiene di dover incassare il pedaggio per 40 anni questo si traduce in un arricchimento illecito, eccessivo e abnorme di quell’imprenditore causando un danno enorme ai siciliani.

Questa, innanzi alla mia coscienza e ai miei doveri di presidente della Regione, è una cosa che non posso consentire.

Quindi facciamo le cose come si deve: si scrive al ministero, andrò questa settimana all’Anas per porre in termini di correttezza e di legalità una vicenda che invece puzza di tutt’altro.

9 Commenti a “Sulla Catania-Ragusa voglio difendere gli interessi della Sicilia e dei siciliani”

  1. fabiocn scrive:

    Sante parole Presidente, non permetta ancora che la Sicilia venga sfruttata ed utilizzata dai soliti imprenditori spinti solo da interessi economici personali. Da questo momento in poi si deve investire in Sicilia solo per il benessere dei siciliani e per lo sviluppo della nostra terra.

  2. giovix81 scrive:

    Mi auguro, Presidente che con il suo intervento possa riuscire a far valere realmente gli interessi dei siciliani e del territorio. Purtroppo la storia ci dimostra che è sempre il popolo a piangere le conseguenze delle scelte dei politici. Il popolo siciliano ha bisogno di essere difeso ma soprattutto ha bisogno di progettualità concreta mirata allo sviluppo economico e sociale.

  3. gigi scrive:

    ultime notizie sulla tirrenia. per i 722 dipendenti si prospetta la cassa integrazione:
    http://www.youtube.com/watch?v=YfYBxwX7Wrs

  4. disprezzo scrive:

    Caro Presidente, sono un cittadino siciliano di orientamento politico di sinistra ed ho una formazione che mi induce a pensare che l’azione politica deve essere animata da un sentimento di servizio e non di potere. Ed effettivamente nella mia vita mi sono sempre disciplinato in questo senso.
    Di Lei non mi sono mai fidato perchè nel giudicare i suoi comportamenti politici sempre spregiudicati, ho intravisto un progetto di potere, ancorchè sono convinto che possiede qualcosa di inespresso che potrebbe essere orientato verso il bene comune.
    Vorrei tanto che quanto scritto da Lei sulla Catania Ragusa, che potrebbe essere il medesimo ragionamento che presiede alla logica dei termovalorizzatori e di tutte le operazioni truffaldine che nel corso di tanti anni si sono consumanate in Sicilia, fosse veramente sincero e scevro da scontri di potere e di palazzo e rispondesse davvero alla sua coscienza ed agli interessi della parte migliore del popolo siciliano che vive onestamente e disprezza i SUV acquistati con i soldi della comunità europea. Denaro che anzichè essere destinato allo sviluppo ( 8.000 miliardi di euro solo nel periodo 2000 2007 ) ha alimentato gli appetiti dei tanti siciliani e non disonesti e legati alla cattiva politica, che non si dimentichi gli ha dato i voti!!!!!!!!!!!!!!!!!.

  5. tony scrive:

    Dov’è il leader di FORZA DEL SUD,CHE DIFENDE GLI INTERESSI DEL SUD e controbilancia lo strapotere della lega al nord ??????????????????
    dov’è?????????????????????????

  6. emanuele_ scrive:

    Pur non condividendo il gesto in se, poichè Cristiano, mi urge dedicare un pensiero ad un grande regista e uomo di cultura come Monicelli.
    ______________________________________________________

    Saluto a Monicelli:
    Caro Maestro….spero che il gesto da lei computo con estrema lucidità e coerenza, non venga letto come il gesto di un vecchio di 80 anni con il cancro alla prostata…Ma frutto dell’azione di un uomo libero che ha lottato e lavorato per la libertà e la cultura popolare. Grazie.
    ______________________________________________________

  7. emanuele_ scrive:

    Sulla Catania Ragusa…sono certo che la vigilanza da parte del Governo e del Presidente sarà alta…Però chiedo al Presidente Raffaele…o meglio sollecito…

    Facciamo in fretta….la Sicilia non può più aspettare… abbiamo bisogno urgentemente di opere fondamentali per il nostro sviluppo…lo scritto sulla mia tesi nel 1997 “I Traffici e le rotte marittime internazionali nel mediterraneo”.

    Stiamo Perdendo una grande occasione.

    Occorrono…principalmente…per la creazione di un network logistico siciliano efficiente…almeno:
    1. Potenziamento dei porti di Catania, Augusta, Pozzallo, Gela.
    2. Potenziamento delle tratte stradali…Ragusa-Catania e Gela-Catania
    3. Potenziamento delle Tratte ferroviarie Catania-Palermo…..Siracusa-Catania….Gela-Catania
    4. Avvio dell’aereoporto di Comiso…e annesse vie di comunicazione
    5. Avviamento serio degli autoporti e delle aree interportuali di Bicocca e termini Imerese.
    6. Il Ponte sullo Stretto.
    Se non riusciamo a far questo…..siamo fuori dall’economia reale…dai flussi commerciali…dalle tratte e mete turistiche dei touroperetor ….In una parola….scusate il termine….FOTTUTI.

    Premetto che sono convinto e rispetto la natura e la sua conservazione…ma quando le infrastrutture di trasporto sono il nocciolo della sopravvivenza di una economia regionale e di sviluppo per 5 milioni di persone…dico..facciamole…Ma presto…anzi il più presto possibile. Grazie.

  8. giovanni scrive:

    MOBILITAZIONE
    Matteoli rimuove dalla FCE il dott. Tafuri, per mandare a catania un console romano!!!!!!!
    Atto gravissimo!!!!!
    Ecco come risponde roma appena reclamiamo AUTONOMIA!
    Ecco la risposta romana alla fermezza mostrata sulla Catania-Ragusa. Ecco la risposta romana, al giungere delle notizie di stabilizzazione dei precari in sicilia!!!!
    Bene, credo non ci sia più nulla da aspettare per scendere in campo e bloccare la raffinazione ad augusta,gela e milazzo!!!
    Il popolo autonomista se ancora esiste si stringa attorno al Presidente.
    Eì arrivato il momento del Terzo Vespro e forse di fare nostra la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.
    In Congresso, 4 luglio 1776
    Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami
    politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo
    stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura
    gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel
    popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.
    Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono
    creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi
    diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire
    questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal
    consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a
    negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo
    governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al
    popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.
    Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni
    futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli
    uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finchè siano
    sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma
    quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire
    lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro
    diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla
    loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e
    tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro
    ordinamento di governo. Quella dell’attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti
    torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un’assoluta tirannia su questi Stati. Per
    dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all’esame di tutti gli uomini imparziali e in
    buona fede.
    1) Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.
    2) Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente
    importanza, se
    non a condizione di sospenderne l’esecuzione finché non si ottenesse l’assentimento di
    lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.
    3) Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a
    meno
    che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell’assemblea
    legislativa – diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.
    4) Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede
    dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in
    provvedimenti da lui proposti.
    5) Ha ripetutamente disciolte assemblee legislative solo perché si opponevano con
    maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
    6) Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all’elezione di altre: ragion
    per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter
    funzionare, al popolo nella sua collettività, – mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i
    pericoli di invasioni dall’esterno, e di agitazioni all’interno.
    7) Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle
    leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che
    incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di
    terre.
    8) Ha fatto ostruzionismo all’amministrazione della giustizia rifiutando l’assentimento
    a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.
    9) Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la
    conservazione della carica, e per l’ammontare e il pagamento degli stipendi.
    10) Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per
    vessare il popolo e divorarne gli averi.
    11) Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso
    dell’autorità legislativa.
    12) Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo
    superiore.
    13) Si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra
    costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro
    pretese disposizioni legislative miranti a:
    a) acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;
    b) proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii
    commessi contro gli abitanti di questi Stati;
    c) interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo;
    d) imporci tasse senza il nostro consenso;
    e) privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo di giuria;
    f) trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;
    g) abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi
    un governo arbitrario, ed estendendone i confini si da farne nello stesso tempo un
    esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo
    assoluto;
    h) sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare
    dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
    i) sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare
    per noi in ogni e qualsiasi caso.
    Egli ha abdicato al suo governo qui, dichiarandoci privati della sua protezione e
    facendo guerra contro di noi.
    Egli ha predato sui nostri mari, ha devastato le nostre coste, ha incendiato le nostre
    città, ha distrutto le vite del nostro popolo.
    Egli sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari stranieri
    per completare l’opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari
    casi di crudeltà e di perfidia che non trovano eguali nelle più barbare età, e sono del
    tutto indegni del capo di una nazione civile.
    Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi
    contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi
    per mano di questi.
    Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti
    delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra
    è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione.
    A ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini
    più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è
    risposto se non con rinnovate ingiustizie. Un principe, il cui carattere si distingue così
    per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un
    popolo libero.
    E d’altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici. Di tanto in
    tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi
    una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra
    emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro
    innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami
    dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente
    avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti.
    Anch’essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune. Noi
    dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e
    dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in
    pace.
    Noi pertanto, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso
    generale, appellandoci al Supremo Giudice dell’Universo per la rettitudine delle nostre
    intenzioni, nel nome e per l’autorità del buon popolo di queste Colonie, solennemente
    rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo: che queste Colonie Unite sono, e per
    diritto devono essere, stati liberi e indipendenti; che esse sono sciolte da ogni
    sudditanza alla Corona britannica, e che ogni legame politico tra esse e lo Stato di
    Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto; e che, come Stati liberi e
    indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre
    alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati
    indipendenti possono a buon diritto fare. E in appoggio a questa dichiarazione, con
    salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le
    nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore

  9. Cico scrive:

    Facciamo qualcosa di più concreto, allora.
    Diamo “asilo politico” a Berlusconi, soprattutto alle sue immense ricchezze.
    Molti siciliani non aspettano altro.
    Potrebbe essere conveniente per tutti: un colpo di spugna sui suoi trascurabili “contrattempi” giudiziari, l’Italia che riacquista un pò della credibilità internazionale perduta con un nuovo premier, e noi che ci godiamo il frutto dei suoi investimenti (che forse non farebbero altro che tornare là da dove sono partiti…).
    L’unico inconveniente sarebbe che non potremmo negargli la carica di presidente….

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