03 set 2010

Gli investimenti in Libia del governo italiano non devono escludere la Sicilia

scritto da Raffaele Lombardo 7 commenti
Immagine anteprima YouTube

Leggiamo da più parti che il governo si appresta ad elaborare un piano di investimenti per il sud. Non possiamo non apprezzare l’idea. Ci piacerebbe capire come si finanzia e, in ogni caso, ci auguriamo che si tratti di finanza alternativa e addizionale a quella che ci è già dovuta (Fondi Strutturali e FAS) e a quella che è mancata alle nostre ferrovie e alle nostre autostrade.

Chiederò un incontro con il presidente del Consiglio per illustragli le tre questioni che abbiamo ancora aperte: il caso di dell’aeroporto di Comiso, la Tirrenia e il Consorzio autostrade, vicende che toccano il sistema dei trasporti e delle infrastrutture che, per un’isola come la Sicilia, sono di importanza vitale per lo sviluppo.

A quelle aggiungerò un quarto punto relativo alla ripresa dei rapporti con la Libia e alle decine di miliardi di euro che saranno investiti in quel paese per la modernizzazione: la Sicilia e le sue imprese non possono restare escluse da quei lavori, sarebbe un peccato ed un errore.

Sebbene qui da noi non ci siano colossi come Finmeccanica ed Impregilo ci sono comunque tante medie e grandi imprese che hanno dovuto superare una selezione cento volte più dura imposta dalla realtà economica e sociale del sud. Imprese che, in Sicilia, si vanno affermando nel settore dell’edilizia come in quello dell’informatica, nella produzione dei pannelli fotovoltaici come nell’impiantistica, nelle infrastrutture, nella formazione professionale e universitaria, nell’assistenza sanitaria.

Ci sono molte imprese, pronte a consorziarsi tra loro o con le grandi imprese nazionali, che non possono trovarsi escluse dall’albo che il presidente del Consiglio potrà aggiornare e segnalare alle autorità libiche.

Siamo ad un tiro di schioppo da Tripoli. La compagnia aerea di un imprenditore siciliano, Wind Jet, è pronta ad attivare voli diretti da Palermo e Catania per Tripoli che si raggiunge in meno di un’ora.

Inoltre in Sicilia vivono centinaia di persone, provenienti dalla Libia, che conoscono la lingua e i luoghi meglio di chiunque altro. In questo momento di crisi e di recessione non potendo pensare ad investimenti in Slovenia o in Romania, territori più a portata di mano per il nord Italia che per il meridione, la prospettiva concreta per la Sicilia è il nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

L’unica alternativa seria all’emigrazione. Non si tratta di interventi assistenziali ma di dimostrare concretamente la fiducia necessaria perché la Sicilia ed il sud possano riprendere con slancio la via dello sviluppo e del lavoro.

7 Commenti a “Gli investimenti in Libia del governo italiano non devono escludere la Sicilia”

  1. etnagricoltura scrive:

    FONTE: http://www.gazzettadellavoro.com/lavoro-agricoltura-agevolazioni-contributive/34348/

    “A causa della manovra economica messa a punto dal Governo, il settore agricolo nelle campagne del Mezzogiorno rischia grosso visto che, secondo quanto riporta la Coldiretti, sono ben 50 mila i posti di lavoro a rischio a causa dell’inasprimento dei costi contributivi. In particolare, l’Organizzazione degli agricoltori fa presente come nella manovra non sia presente la stabilizzazione per quel che riguarda le agevolazioni contributive che, negli ultimi cinque anni e mezzo, hanno permesso alle aziende agricole operanti nelle zone svantaggiate, ed in quelle agricole montane, di poter andare avanti. Secondo la Coldiretti il mancato rinnovo delle agevolazioni sarebbe grave visto che in questo modo, a danno degli imprenditori onesti, scatterebbero fenomeni di concorrenza sleale e di occupazione in nero che chiaramente il nostro Paese non può più permettersi.
    Serve infatti che in agricoltura sia mantenuto, anzi tenda ad aumentare, la legalità a fronte di sistemi contrattuali alla luce del sole, ragion per cui a favore delle imprese agricole che operano in zone montane ed in aree svantaggiate, senza le agevolazioni, il costo del lavoro diventerebbe insostenibile anche in confronto agli altri Paesi europei, dal Regno Unito alla Spagna e passando per la Polonia, la Germania e la Grecia.”

    ma quanto guadagnate per vendere solo chiacchiere, beati voi a me invece arrivano valanghe di cartelle esattoriali CON TASSI USURAI (ma se non pago è perchè non ho più soldi, non ne convenite?) quanto sono stupido dovevo solo portare i soldi in svizzera e con un bel condono oggi dormirei…stupidità e legalità.
    MA QUANDO FINISCI DI FARE DANNI? QUANDO INIZI A FARE QUALCOSA OLTRE A GIRARE DIRIGENTI PERCHE’ A ME STANNO GIRANDO PURE E TANTO, VERGOGNATEVI SIETE SOLO OMETTI INUTILI PER LA SOCIETÀ

  2. mario64 scrive:

    Ancora questi discorsi cheti? Le autostrade siciliane sono in un uno stato pessimo. Al Nord, paghi i pedaggi, ma percorri autostrade e strade extraurbane meravigliose. Solo in qualche strada molto secondaria c’è qualche rattoppo. L’atteggiamento di Berlusconi nei confronti, non dei siciliani, ma della classe politica siciliana è di consapevolezza. Certo paternalismo se non del tutto caratteriale, deriva dalla visione desolante della gestione regionale da parte dei politici locali. Non voglio dire che altrove sia meglio!!! Ma gli effetti sono molto meno tangibili. Certo che Lombardo ha tanta tenacia nel chiedere. Chiede, richiede, chiede ancora… e in fondo cosa chiede? Sempre le stesse cose che gli sono state negate . Richieste certamente per il bene della Sicilia. Di quale Sicilia, lo lasciamo sapere solo a lui (noi tutti, facciamo finta di non saperlo).

  3. mario64 scrive:

    Caro etnagricoltura, non riesco a comprendere come ancora si tolleri, in questo sito, il tuo parlare nei confronti del presidente. Non sei mai stato ammonito. Come per dire parla, parla, tanto tu solo ti ascolti….
    Forse è meglio essere trattati così che essere “ingannati” con discorsi che lasciano sempre il tempo che trovano… Con tutta la tua esperienza umana ed imprenditoriale, non hai capito che in questa società per avere qualcosa bisogna essere un ascaro?

  4. Cico scrive:

    Io, invece, sarei dell’avviso di non insistere, adesso, affinchè imprese siciliane vengano inserite tra quelle che potranno realizzare infrastrutture in Libia.
    Lasciamo che il colonnello Gheddafi (ma, a proposito, possibile mai che ancora, dopo tanti anni, non sia stato promosso…. generale?) abbia l’occasione di apprezzare (ammesso che non lo conosca già) il modo in cui funziona il sistema degli appalti pubblici in Italia: tangenti agli intermediari e scarsa qualità dei manufatti realizzati.
    Caso mai, speriamo che fra qualche anno, quando cioè l’autostrada realizzata da Impregilo e company cadrà a pezzi fradicia, i libici decidano di affidare i lavori di manutenzione a noi “fratelli siciliani”.

  5. francesco64 scrive:

    Mi auguro, al più presto, che Lei possa incontrare il Presidente del Consiglio in modo tale da poter trovare una soluzione favorevole alle “questioni aperte”. Per quanto riguarda gli investimenti in Libia, credo che le imprese siciliane possano rappresentare un ruolo fondamentale e determinante nei lavori per la modernizzazione del paese libico

  6. filomenoa scrive:

    Se si dimettesse da presidente della regione siciliana farebbe cosa gradita a tutto l’ elettorato di centro destra compreso l’ UDC e parte del MPA che l’ abbiamo votato da avversari del PD e che Lei ci ha traditi.

  7. emanuele_ scrive:

    La cosa che contesto fortemente al Governo Nazionale e la dualità di politica territoriale tra nord e sud…si parla di attuazione del federalismo ma nell’annuncio del piano per il sud da 100 miliardi per il sud…il governo nazionale dice che sarà lui a gestirli direttamente….
    Caro Presidente, caro Raffaele, Cari Siciliani…..dobbiamo ribellarci al colonialismo politico economico e finanziario del governo nazionale e ancor di più dei potentati politici romani e milanesi che mettono le mani su affari e lavori pubblici siciliani, libici, ecc. anche perchè ho la netta sensazione che per il governo nazionale attuale non c’è nessuna differenza tra la Libia e la Sicilia…Vero…noi dovremmo avere un chance per gli investimenti in Libia ma dovremmo avere le imprese per partecipare…e oggi ahi noi non le abbiamo……poichè negli ultimi 20 anni c’è stata una sistematica azione di distruzione del tessuto imprenditoriale siciliano….facendo di tutta l’erba un fascio e tacciando tutti e tutto di mafia….marchio indelebile per questa terra e per gli uomini politici e imprenditoriali che se di successo e per di più fastidiosi per il vero potere…ecco….basta tacciarli come mafiosi ed il gioco è fatto….eliminati..N.B. CHI SBAGLIA PAGA ….MA ESSERE PREVENUTI E PRECONCETTI NEI RIGUARDI DI NOI SICILIANI E’ UN VEZZO CHE SPESSO VIENE ADOTTATO PER ESCLUDERCI, ISOLARCI, TENERCI FUORI DAL VERO GHOTA DEGLI AFFARI SERI, IMPORTANTI, E PROFICUI…. RISULTATO ANCHE IN CASA NOSTRA ARRIVANO LE IMPRESE DEL NORD O ESTERE A FARLA DA PADRONE…E LA COSA CHE FA PIù RABBIA E CHE CI SONO SICILIANI ED IMPRESE SICILIANE CHE ALL’ESTERO RAGGIUNGONO LIVELLI DI ECCELLENZA INVIDIABILI….MISTERI ITALIANI…??? NO….SISTEMATICA AZIONE DI PLACCAGGIO DELLA SICILIA PER PAURA POSSA ESPRIMERE LE SUE QUALITA’ E INTELLIGENZE…GRAZIE

Lascia un Commento

Per lasciare un commento su questo blog devi essere registrato.
Se ti sei già registrato, inserisci il tuo nome utente e la tua password e ti comparirà il modulo per inserire il commento.
Se ti sei già registrato, ma non ricordi la password, puoi resettarla qui.
Se non sei ancora registrato, puoi farlo subito qui.