Cento risposte per cento domande
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Riportiamo un’ampia selezione dell’intervista rilasciata da Raffaele Lombardo al sito LineaSicilia nel corso della quale il presidente, in 100 risposte, tocca i punti fondamentali dell’azione del governo regionale e della prospettiva politica futura, con una visione rivolta tanto alla politica nazionale quanto a quella della regione Siciliana.
Presidente, la situazione italiana sta precipitando. C’è di che preoccuparsi?
Siamo ad un passaggio fondamentale per la vita della Repubblica e della Democrazia. Mi rendo conto che sono parole grosse ma ho 40 anni di impegno politico alle spalle e non sono l’ultimo arrivato: se lo dico è perché ne ho motivo.
Il sistema politico sembra al collasso
Questi anni sono trascorsi in un eterno conflitto tra Berlusconi e il “resto del mondo”. Sta di fatto che nel corso di questi 16 anni il nostro paese è passato dall’essere la quarta o quinta potenza più industrializzata a non so : la ventesima!? Certamente dopo le prime 8 o 9. Vede, io capisco bene che la proprietà delle materie prime, la forza lavoro, il costo del lavoro determinino lo sviluppo vertiginoso dell’economia di paesi come la Cina o di altre economie dell’oriente. Non del Giappone che, al contrario, segna il passo e perde punti. Ma se guardiamo la stessa Turchia, che ha livelli di sviluppo che sono simili a quelli del’India o della Cina, beh la Turchia non è molto lontana né diversa da noi. Eppure fa passi da gigante sulla via del progresso mentre L’Italia si è spenta e si è fermata. Distratta e attratta da questa diatriba eterna e infinita.
Un bipolarismo da “stadio” che ha paralizzato il paese?
Il nostro bipolarismo si fonda su una legge elettorale assurda che va cambiata. Abbiamo vissuto 16 anni di sostanziale stallo. Ciò non è dipeso solo dalla legge elettorale ma anche dal sistema di interessi, dalla personalità del premier e dai mass media che gravitano attorno al leader. Ripeto: una lotta tra Berlusconi e il resto del mondo che ha paralizzato l’Italia.
Dunque la legge elettorale va cambiata?
Assolutamente si. Con questa legge elettorale il sistema politico è completamente ingessato. Il parlamento, e dunque l’intero quadro istituzionale ha perso di vivacità e di rappresentatività. Il parlamentare è nominato dal “capo” ed è eletto in virtù della sua posizione nella lista bloccata (o, con la vecchia legge elettorale, perché scelto dal partito di maggioranza nel collegio uninominale, sistema anche quello sbagliato, ma comunque migliore di questo); non rappresenta i cittadini che non lo conoscono e con i quali non intende perdere tempo. Non gli interessa rapportarsi con loro: sta lì per obbedire, per fregiarsi del titolo di onorevole e per incassare l’indennità. Poi siccome questo non gli basta si arriva alle degenerazioni che vediamo e che leggiamo tutti i giorni. Si deve cambiare sistema . L’Italia ha perso competitività. Il Paese è in letargo. Ci vuole una nuova scossa.
Ritiene possibile una prossima riforma elettorale?
Mi auguro che le prossime elezioni si svolgano con una nuova legge ma non perché si debba battere Berlusconi. Possibilmente Berlusconi alla fine vince pure. Ma chiunque vinca deve essere circondato da 200 o 300 parlamentari liberi, intelligenti,coraggiosi che abbiano inventiva e capacità di scommettere, di competere e di vincere e che costituiscano il motore per la ripresa di una marcia che si è fermata, che rappresentino i cittadini e il Paese, che sappiano battersi per loro, che sappiano dire di no in omaggio al popolo sovrano.
Riforma anche con un nuovo governo?
Non c’e dubbio: io auspico e mi batto perché ci sia una vera riforma elettorale. Il nostro movimento ha, tutto sommato, pochi parlamentari: 5 deputati e 4 senatori . Ma siamo pronti a farci valere e a sostenere chiunque voglia muoversi nella direzione di una seria riforma elettorale. Lo facesse Berlusconi, sottoscriverei 6 volte. Ma lui non lo fa perché questo metterebbe in discussione il suo potere e quello dei plenipotenziari dei vari partiti ai quali purtroppo si sacrifica l’interesse del Paese. E allora che ci sia un altro governo che faccia la riforma elettorale insieme ad altre 4 o 5 cose importanti. O magari, se serve, anche 50 cose importanti. Vede, con tutto il rispetto, noi non abbiamo l’elezione diretta del premier; per cui io capisco che il Pdl è il partito di maggioranza relativa ma se il Pdl si rompe, come si è rotto, non ha più la maggioranza. E quando la maggioranza viene meno non è detto che si debba andare alle elezioni per forza. Si deve tentare di fare un altro Governo. Si tentò con Marini due anni fa quando Prodi si dimise. Andò male, ma il tentativo si fece. Sarà così anche stavolta. E poi si smetta di tentare di intimidire il Capo dello Stato.
Il Presidente della Repubblica in tal senso è stato molto chiaro.
Infatti: non si tratta di fare un governo tecnico. Il governo è politico, questo a mio avviso è il senso delle parole di Napolitano, perché è il parlamento che lo elegge, il parlamento che gli da la fiducia e quindi è comunque politico, anche se magari è fatto di tecnici, perché figlio della massima istituzione politica del paese cioè appunto del parlamento.
Parlamento, che nella sua prossima composizione dovrà eleggere il Capo dello Stato.
Il prossimo parlamento , che appunto dovrà eleggere il Presidente delle Repubblica, mi auguro sia fatto di uomini liberi che abbiano consenso, che agiscano liberamente e non si lascino condizionare dal rapporto di dipendenza (come c’è tra il padrone e il cameriere) che purtroppo con l’attuale sistema elettorale è inevitabile. Questo non vale solo per Berlusconi ma per tutti i parlamentari che, nominati piuttosto che eletti, sono interessati a tenersi stretti alla poltrona piuttosto che mettersi in discussione e al servizio del popolo.
Esiste già un nome per quello che potrebbe essere il prossimo Presidente?
Certo: Giorgio Napolitano. Vede parlare del prossimo Presidente della Repubblica la cui elezione avverrà nell’autunno del 2013 è certamente prematuro. Passerà tanta di quell’acqua sotto i ponti! Io davvero confermerei Napolitano: verrà dalla sinistra, sarà stato comunista ma trovo in lui un uomo equilibrato che ama il nostro Paese come non mai, che ha un rispetto assoluto delle leggi e della Costituzione. E’ un uomo di grande prestigio. Ho avuto modo di stargli vicino in occasione di varie visite istituzionali ed ho apprezzato la statura morale, politica, istituzionale, la serietà e la severità. Tutt’altra pasta rispetto a Francesco Cossiga che seguii quando fondò la prima UDR, che tanto successo stava per avere. Uomo di sterminata cultura, sempre critico con tutto e insoddisfatto di tutto.
Diceva all’inizio del momento delicato che vive il nostro sistema democratico.
Di certo è una cosa scandalosa e inquietante,ed è estremamente pericoloso per la democrazia ,che chiunque osi esprimere un dissenso nei confronti di chi comanda, in questo caso Berlusconi, viene massacrato dalla stampa. Cominciarono ad attaccare Fini già quando si mise con questa nuova compagna. La verità è che hai voglia di parlare bene o male del triumvirato Bondi – Verdini – La Russa (che poi non è neanche un politico di primo pelo) ! Ormai il triumvirato si occupa di intendenza, la linea politica del Pdl non la definisce oggi Berlusconi come non la definiva ieri Fini: la definisce “Il Giornale” e il suo direttore.
Vittorio Feltri di certo non si distingue per moderazione.
Il direttore de “Il Giornale” aggredisce e attacca. “Licenzia” il direttore dell’Avvenire Boffo cosi come rompe di fatto il Pdl e decide che non c’è possibilità di ricucitura. E fa fuori chiunque non gli va a genio. E se qualcuno magari non ha già litigato con Berlusconi lo fa litigare lui. Alla politica si è sostituito il bombardamento mediatico del direttore de “Il Giornale” e dell’informazione di “regime “ che segue nel solco da lui tracciato. Questa è una cosa che mi inquieta molto. A tutti i livelli. Vi è un’aggressione di chi dissente che francamente, c’è poco da fare, è il preludio alla morte della democrazia. Questo non può non far riflettere gli italiani in un momento in cui per altro si parla di elezioni anticipate.
Questa situazione la preoccupa davvero o è solo dialettica politica?
Io francamente sono molto, molto preoccupato. E se lo dico io lo dice un uomo che era in politica nel 1970. 40 anni fa e forse anche qualche mese prima. E ne ho viste di tutti i colori, comprese le varie chiamate “alle armi” contro il pericolo comunista, ma ben prima che cadesse il muro di Berlino e finisse il Comunismo. Alla luce di questo quarantennio dico che non ho mai vissuto una fase così critica per la democrazia e la libertà nel nostro Paese.
La sua azione politica in Sicilia sembra essersi poggiata sul superamento degli schieramenti nazionali.
Diciamo che arriviamo con grande ritardo. Dal 1946 ad oggi fanno 64 anni dalla fondazione della regione autonoma. Sono fermamente convinto che la riproduzione in Sicilia dei partiti nazionali sia la perfetta negazione dell’autonomia. In una Regione autenticamente autonoma si ricostruiscono i partiti in funzione di una distinzione: autonomia si, autonomia no.
Cosa vuol dire oggi autonomia?
Autonomia in Sicilia oggi vuol dire solo una parola: riforme, riforme, riforme; perche 64 anni di ascarismo hanno portato al coma della regione e adesso bisogna rianimarla con le riforme giuste. Le riforme mettono in discussione il sistema “ascaristico “per cui i partiti non possono che ricomporsi attorno a questo obbiettivo: riforme radicali perché finalmente dopo l’unico vero tentativo , quello di Silvio Milazzo, si affermi la regione autonoma siciliana che, come sono solito dire, è dotata di tali risorse umane,ambientali e culturali, da potere primeggiare, tra le regioni, in Europa e nel mondo.
La Sicilia autonoma non piace a tutti a giudicare dall’impegno di alcuni per far cadere il Suo governo…
La grande campagna mediatico-politica iniziata il 29 marzo con la notizia dell’indagine che mi riguardava e poi proseguita il 12 maggio con la falsa notizia della richiesta di arresto da la misura esatta di quanto questa politica, coraggiosa e riformista, rompa le scatole ad alcuni. Oltre che da certa stampa, la vicenda è stata amplificata in aula da taluni deputati di infimo livello che si facevano latori di notizie infondate che erano soltanto finalizzate a far cadere il governo.
L’operazione non è riuscita…
Abbiamo tenuto duro, il mio discorso del 13 aprile in Assemblea Regionale credo sia servito. Ho fatto diverse conferenze stampa e ho rilasciato dichiarazioni spontanee ai magistrati su tutto quello che sapevo, sostenendo sempre che ero, e sono, pronto ad essere interrogato per contribuire a ristabilire la verità. E credo sia proprio questa, quella della verità cioè, la strada che la procura di Catania ha deciso di imboccare.
E sul nuovo governo atteso per settembre?
Mi auguro che questa ricomposizione porti a un’impostazione nuova del modo di essere della Regione, a un Governo che sappia fare tutte le riforme e che attraverso un piano di rientro, come per la sanità, per i rifiuti, per l’agricoltura e per il turismo determini una svolta virtuosa in politiche regionali che finora sono state tutte caratterizzate dallo sperpero e dalla inefficienza.
Da cosa dovrà ripartire il nuovo governo?
Il Governo Regionale dovrà ripartire rifondandosi su 3 pilastri. Primo un piano di radicali riforme. Sanità e Rifiuti sono state un buon inizio, ma bisogna andare avanti. Secondo un patto di legislatura che dia stabilità al Governo e all’Assemblea. Terzo: un impegno per i successivi cinque anni. Non ha senso che chi collabora oggi per riformare la Regione, si ritrovi domani a braccetto con chi questo processo riformista boicotta, ostacola, aggredisce giorno per giorno.
A proposito di Riforme. Si parla di abolizione delle Province.
La definizione è semplicistica e riduttiva.
Parlerei semmai di abolizione della Regione per come è, per come si è costruita in 60 anni: un pachiderma immobile che tutto paralizza. Gonfio di personale e di burocratismo. Che tutto pretende di finanziare, di progettare, di controllare e che ha finito con l’ingrassarsi fino alla paralisi.
Quindi decentramento di poteri, tutti quelli che si può, di personale e di risorse ai Comuni i quali potranno organizzarsi spontaneamente in (appunto) “liberi consorzi”, ai quali affidare funzioni sovracomunali.
I liberi consorzi (art. 15 mai attuato dello Statuto) sostituiranno le Province e saranno governati dai sindaci dei comuni consorziati e presieduti, senza indennità aggiuntive, da uno di loro
Poi una riforma del sistema produttivo, agricolo, turistico e industriale?
In agricoltura ci si illude di guarire il malato intervenendo sui sintomi e ignorando le cause del male. La produzione può migliorare, ma non funziona la commercializzazione e il sistema degli ipermercati che ha messo in ginocchio commercio e agricoltura. Siamo finiti, vaso di coccio tra vasi di ferro, preda dei colossi della distribuzione. Abbiamo provocato la chiusura di migliaia di piccoli esercizi .
Noi stessi abbiamo contribuito all’abbattimento dei prezzi dei prodotti agricoli e alla fine a pagare saranno anche i consumatori finali. Basta vedere che a fronte del prezzo del grano, circa 10 centesimi, il pane costa 3 euro/Kg.
Danni per tutti i siciliani, produttori e consumatori, mentre gli utili tutti per gli speculatori.
Sicilia Autonoma, libri che narrano di un Sud oppresso. Qualcosa sta cambiando nella cultura del paese?
Intanto la gente legge “Terroni”, il libro di Pino Aprile, e mi fa molto piacere. Questo scrittore, appassionato meridionale, in un certo senso riscrive il risorgimento italiano. E questo è anche il segno di un clima mutato.
Siamo pronti ad una nuova lettura del risorgimento?
Di certo una volta chi avrebbe osato mettere in discussione “l’eroismo” di Garibaldi o la grande capacità strategica di Cavour , o i meriti storici di Vittorio Emanuele che ci avrebbe liberato dalla schiavitù, sarebbe stato lapidato! La verità e che l’unificazione è stata anche un crimine e comunque una rovina. Un’azione violenta con i relativi saccheggi della Sicilia e del Sud. Persecuzioni, assassinii e stupri di massa. Latrocini e furti come il “trasferimento” dell’oro del Banco di Sicilia e di quello di Napoli: è la storia ininterrotta della rovina del Sud.
Un sud che da allora non si è più ripreso.
Comincia allora la nostra storia di emigranti. La gente del Sud, era povera come anche quella del Friuli, ma erano loro i più poveri, come anche i veneti o i torinesi. O i sardi: il Regno di Sardegna… mi viene da ridere! Erano loro i migranti. Poi dopo l’Unità fu la volta dei siciliani, dei pugliesi, dei calabresi, dei lucani e dei campani.
Una storia fatta anche di mistificazione: oltre al danno la beffa…
Precisamente: prendiamo l’esempio del brigantaggio; presentato come il movimento di quattro criminali, e che invece fu una vera e propria reazione civile all’occupazione militare e allo sfruttamento che iniziò allora. Questo grida vendetta agli occhi dei meridionali e da allora in poi è stato un susseguirsi di violenze anche sul piano culturale e storico. I meridionali vengono dipinti come una razza inferiore, lombrosianamente parlando, magari tendenti alla delinquenza, senza considerare che le mafie come le violenze da noi subite sono chiaramente figlie delle politiche nazionali piuttosto che di quelle regionali.
Più che un’unificazione potremmo dire una colonizzazione…
E infatti oggi l’autonomia c’è solo sulla carta: non esiste un’autonomia quando i grandi gruppi e i grandi movimenti economici sono tutti nazionali. Facciamo l’esempio delle raffinerie. Sono gruppi nazionali che sfruttano il nostro lavoro per farci morire con tumori e altre orribili malattie; distruggono il nostro mare, la nostra terra, la nostra aria per i prossimi centomila anni! E nonostante questo dobbiamo anche beccarci gli insulti di cialtroni e disonesti….
Certo in questi anni ci abbiamo messo pure del nostro…
Si capisce! Abbiamo mille colpe, dobbiamo dirlo. Dobbiamo correggerle e al tempo stesso recuperare l’orgoglio e la dignità. E sa cosa le dico? Dobbiamo prenderli a calci nel sedere senza pietà!
Presidente: la cacciata degli invasori?
Se quelli del Nord devono continuare a lamentarsi e a paventare la secessione, e allora che la facessero pure lasciandoci liberi e se ne andassero “al diavolo” ! Solo che la secessione la proclamano, la minacciano, ma non la fanno. Non gli conviene farla. Finirebbe lo sfruttamento di questo enorme mercato di consumatori e di braccia che è diventato il Sud.
Meglio soli insomma che male accompagnati?
Da soli ce la caveremmo molto meglio dopo avere conquistato e affermato livelli di efficienza e di capacità di sfruttamento delle nostre straordinarie risorse.
In che modo tutto questo ha influito nella sua azione di governo?
Il nostro governo, tra mille difficoltà, e mille aggressioni, vuole imboccare questa strada nonostante la catena degli ascari e dei loro padroni che si muove giorno per giorno contro di noi.
Cosa intende per “catena degli ascari”?
Le spiego il sistema: prima ci sono i Romani, poi gli Arabi e i Normanni fino ai Savoia e dopo i Savoia i governanti di Roma e le politiche nazionali dei grandi gruppi economici che sfruttano la Sicilia, che possiedono i giornali e ci fanno attaccare, che possiedono grandi scrittori e ci fanno sputtanare .E hanno le loro quinte colonne: sono gli ascari. Siciliani venduti al soldo dei padroni romani. Quelli che fanno carriera nell’economia, nella politica, diventano ministri. E siccome lo diventano perché sono i padroni romani o milanesi che glielo consentono, e siccome il frutto di questi premi ministeriali è la schiavitù e la sottomissione, e siccome il prezzo che si paga non è a carico delle loro tasche ma del popolo siciliano, difendono questo sistema con le unghie e con i denti.
E lei vuole spezzare questa catena.
Naturale! Se questo assetto saltasse , se dovessero guadagnarsi il consenso della gente piuttosto che fare i parlamentari o i ministri nominati, allora ci sarebbe da divertirsi. Per questo sono inviperiti e sono pronti ad azzannare e ad ammazzare.
Una lotta che sembra impari.
Ed infatti è difficilissima. La potremo spuntare solo quando una nuova consapevolezza di quello che siamo e dobbiamo essere farà giustizia di queste miserie e di questi miserabili.
Possiamo dire in quest’ottica che un ottimo alleato funzionale è la Lega?
La Lega ha preso la sua strada e se vuole fare la secessione la faccia pure così noi avremo acquisito la nostra indipendenza e la nostra libertà. Guardate Malta, realtà minima nel mare mediterraneo, territorio piccolo, 300.000 abitanti. Però ha 3 parlamentari europei, un commissario europeo, prima quello della pesca e ora quello della sanità, può fare la fiscalità di vantaggio, può abbassare le tasse quanto vuole. E attrae centinaia di operatori turistici siciliani che lì investono, lavorano, progrediscono.
Se tanto mi da tanto…
Beh, noi in Sicilia siamo 5 milioni, siamo un decimo della superficie italiana. Potremmo produrre beni per noi e da esportare, potremmo raffinare noi il nostro petrolio e decidere del nostro destino. E quindi il governo impari davvero a rispettare la nostra autonomia. O i siciliani si sveglieranno e la faranno rispettare loro. Ci faremo valere. Grazie a Dio ci sono organismi internazionali come l’Onu, la Corte di Giustizia, che sono posti a salvaguardia e tutela di quei principi affermati con chiarezza nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e che vanno garantiti. E quindi il nostro governo che lavora soltanto per il nord e per il centro nord, corregga questa politica prima che sia troppo tardi. I siciliani riprendano coscienza delle loro prerogative dandosi una mossa per cercare la strada della liberazione da questo giogo.
Aeroporto di Comiso, caso Tirrenia e vicenda autostrade: difficile parlare di coincidenze. Sembra un attacco alla Sicilia per cielo, per terra e per mare…
Veda, Berlusconi parla di elezioni ma non so come possa il suo partito raccogliere dei voti in Sicilia e nel Sud.
Partiamo dalla vicenda dell’aeroporto di Comiso.
Una truffa. Che il governo nazionale tenta di perpetrare ai nostri danni. Prima di tutto c’è da dire che è stato realizzato con fondi europei e di certo non l’ha finanziato né l’Anas, né il ministero dei Lavori Pubblici con fondi nazionali. Bene: lo vogliono catalogare come aeroporto regionale il che vuol dire che il controllo aereo (l’Enav) e i servizi di sicurezza, cioè i Vigili del Fuoco dovremmo pagarli noi. Se questi costi venissero posti a carico dei passeggeri un biglietto costerebbe 200 euro in più e nessuno atterrerà a Comiso! L’aeroporto atterra e affonda prima di decollare.
Nel caso di altri aeroporti di analoghe dimensioni è comunque lo Stato a provvedere.
Assolutamente. E vorrei proprio capire perché non dobbiamo avere gli stessi diritti del piccolo aeroporto di Ancona o di Bergamo. Peraltro l’aeroporto di Catania ha comprato parte di quello di Comiso e può trasferirvi la sua conoscenza e il suo know how. Ma finché non sarà chiaro che i servizi vengano pagati dalla stato noi non sottoscriveremo il protocollo.
E veniamo al caso Tirrenia.
Siamo alle solite: abbiamo messo su una cordata che può partecipare all’acquisto della Tirrenia. Ma lo stato evidentemente o perché la vuole svendere, o magari regalare agli amici degli amici, soprattutto le tratte più convenienti, compie un autentico misfatto e impedisce che la Sicilia si riappropri di una delle tante cose che le sono state tolte.
La celebre flotta dei fratelli Florio…
I Florio con le loro tonnare, le loro banche e le loro distillerie, oltre appunto alla flotta in oggetto, erano uno dei gruppi più ricchi e potenti d’Europa. Furono portati al fallimento e alla distruzione dopo l’unificazione d’Italia.
E infine le autostrade con la revoca da parte dell’Anas delle concessioni al Cas.
Guardi, qui lo scriva chiaramente: il disegno è criminale! Incaricherò i miei legali di individuare ogni risvolto amministrativo e penale di questa vergognosa vicenda.
Un disegno ordito a favore di qualcuno?
Di un determinato gruppo economico in particolare che vuole avviare un project financing ,deliberato dall’Anas, investendo dei soldi per realizzare l’autostrada Catania/Ragusa impossessandosi così di un tratto di autostrade siciliane e poi di tutte.
L’accusa è che il Cas faceva acqua da tutte le parti.
Il Cas è un colabrodo perché così lo abbiamo ereditato: pieno di dipendenti, inefficiente quanto volete ma che in 7 mesi di gestione commissariale, voluti dal governo da me presieduto, ha approvato consuntivi, ha avviato gare e ha reso conto all’Anas delle tante cose fatte.
Dunque il commissariamento è un atto ingiusto?
No, è il preludio di una rapina! Sottraggono le concessioni al Cas e magari si mette su una società privata dell’Anas che poi vende le proprie quote ad un privato. Ma attenzione, non al maggiore offerente perché nel frattempo ci sarà un privato che si è insediato sulla Catania/Ragusa e che godrà pertanto di un diritto di prelazione. In questo modo si impossesseranno delle nostre autostrade facendo pagare il “pizzo” ai siciliani per i prossimi 30 anni. Questo è un misfatto che si deve impedire. Chiedo che il Governo torni indietro o dovranno provvedere i giudici.
Tre messaggi molto chiari al governo nazionale
Solo un presidente che non deve rispondere al padrone romano può denunciare queste cose. E’ questo quello che i miei alleati devono capire una volta per tutte: se domani torniamo ad un presidente che è condizionato dai partiti nazionali, allora non abbiamo concluso nulla. Io non chiedo che si rompano rapporti di amicizia, al contrario anche io ci terrei sempre ad avere rapporti buoni con Berlusconi. Ma lui è il Presidente del Consiglio ed io quella della Regione e mi aspetto risposte sul piano istituzionale. Io poi non posso consentire che quelli che oggi aggrediscono la politica riformista del mio governo domani tornino a governare la Sicilia.
E’ il superamento degli schieramenti nazionali.
Proprio così. E questo esperimento deve continuare per almeno 15 o 20 anni dopodiché appena capiscono da Roma da Milano e da Berlino che qua è cambiato il clima, vengano pure. Ma troveranno nuove regole che imporranno il rispetto e la valorizzazione delle nostre cose e che non consentiranno più lo sfruttamento e il saccheggio della nostra terra magari pagando una mancia agli ascari locali che gli fanno da palo.
Nell’ottica di una regione autonoma non può mancare una banca…
La Banca del Sud se è fatta dal nord è una finzione che nasconde sicuramente un trucco. La Banca del Sud deve essere fatta da imprenditori del Sud che si mettono insieme affidandola a manager capaci e rifondino quello che sarebbe dovuto essere il migliore Banco di Sicilia prima che degenerasse e che, con questa scusa, ci venisse portato via con l’ennesimo furto. E un Governo della Regione che si rispetti ha il dovere di fare luce su certi “furti”
L’intervista completa può essere letta sul sito di Linea Sicila



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Solidarietà e stima al Presidente della Nazione Siciliana, Raffaele Lombardo, per raggiungere la vera Autononia attraverso la piena ATTUAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE. Innalziamo orgogliosamente la bandiera giallorossa dell’identità siciliana; mostriamoci PADRONI IN CASA NOSTRA con la cocretezza dell’agire per costruire un futuro ricco di prospettive per in nostri figli in una SICILIA LIBERA ED INDIPENDENTE dal centralismo romano, oppressore e colonizzatore. Se ci crediamo Raffaele Lombardo potrà essere il DE VALERA della Sicilia, profetizzato da ANDREA FINOCCHIARO APRILE, leader del Movimento dell’Indipendenza della Sicilia, nel suo testamento spirituale.
AnTuDo, Presidente!
Samus M.I.S
Carissimo Samus, è un vero piacere poterti incontrare in questo blog. Io sono un siciliano indipendentista/autonomista solo da un paio d’anni e pensa che il mio primo approccio è stato quello di leggere i comunicati stampa del M.I.S. dal sito “siciliainformazioni.org”, oggi non più attivo per la defezione di Roman Henry Clarke.
Sul nostro “Presidente” penso anch’io che abbia avuto il grande merito di riaccendere l’interesse sullo “statuto siciliano”. Non sono però d’accordo con lui su tutto, penso che nella sua azione politica ci siano alcune contraddizioni, ma malgrado tutto, mi ostino a voler vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.
In quest’ultimo periodo ho una grossa preoccupazione, e cioè che le vicende politiche nazionali possano confondere ed influenzare quelle siciliane. Penso che piuttosto che spendersi in alchimie politiche impossibili sarebbe più semplice proporre un “tavolo per la Sicilia”: è necessaria una condivisione trasversale per questioni fondamentali, prima fra tutte l’applicazione dello statuto.
Per il PD entrare nel governo è una forzatura e del resto anche l’elettorato di riferimento non credo sia disposto ad accettare tale scelta. Qual’è il vero fine allora?
Carissimo Gigi,
noi del MIS stiamo spingendo per creare proprio un “Tavolo trasversale per la Sicilia”, poichè siamo convinti che i tempi per l’AUTONOMIA siano maturi e non vorremmo che questo treno passasse invano. Mi fa piacere sentire che seguivi il nostro vecchio sito, dai un’occhiata al nuovo http://www.mis1943.eu, troverai tanti spunti e ti renderai conto di come ci stiamo muovendo sul territorio. Saranno gradite le tue impressioni e/o osservazioni, magari scrivendo agli indirizzi che troverai.
Come vedi, provoco sempre… ma con affetto per i veri siciliani e per la nostra Patria.
Un abbraccio, Samus M.I.S.
Confermo la mia linea: federalismo, autonomia, autodeterminazione, dignità! Sono questi i concetti che devono prendere spazio sia nelle discussioni che nella praticità degli interventi. Basta con i partiti “CONTENITORI” leggasi PDL E PD. Basta con i partiti della nazione. Prendiamo a calci chi vuole ancora una volta, sfruttare le ns terre e sfruttarci! Io che sono favorevole al ponte, a volte, paraddosalmente, penso che sia meglio un muro di pali di ficurinia! e passaporto per entrare in Sicilia. Vi prego, prego tutti gli amici che credono nelle ns rinascita: quando facciamo lo spelling, cioè il compitare, usiamo città, paesi siciliani o del sud, invece che le solite città del continente!!! Sarà banale, ma mette in mostra la ns voglia di riscatto anche questo! RT
Mah… provo tenerezza per voi “indipendentisti”.
Per il vostro idealismo, se è veramente sincero e disinteressato, innanzi tutto.
Ma anche per l’ingenuità che dimostrate: davvero credete che vi lasceranno fare?
Per Lombardo, purtroppo, no: questi discorsi avrebbe dovuto farli prima, quando ha deciso di farsi sostenere dal PdL nella candidatura a presidente della regione.
Tremonti era già stato precedentemente ministro dell’economia e quindi non ci si poteva attendere una “politica” economica diversa, soprattutto per il Sud e la Sicilia in particolare.
Non solo, era fin troppo chiaro che il ritardo con cui venne nominato il ministro della giustizia fosse dovuto essenzialmente al fatto che il prescelto si sarebbe dovuto occupare in primo luogo della porcata del lodo per salvare Berlusconi e l’unico che accettò fu il giovane siculo Alfano.
Eppure questi “segnali” vennero ignorati da Lombardo che, pur di venire eletto, fece finta di nulla pensando che avrebbe potuto “svincolarsi” dopo: troppo comodo, signor presidente.
Senza contare che i primi mesi del suo governo sono serviti essenzialmente a “smontare” il sistema Cuffaro per sostituirlo con il suo, fatto di uomini di sua personale ed esclusiva fiducia, le cui competenze e professionalità erano note solo a lui: uno spoil system molto particolare, direi.
Non credo che i siciliani “veri” possano fidarsi di un presidente del genere.
Tenuto conto che Lombardo negli ultimi 16 anni è stato alleato di Berlusconi e per quanto concerne il sottosegretario Reina, lo è ancora.
Secondo me quando Lombardo dice che sono passati 16 anni tra Berlusconi ed il resto del mondo con consequenziale paralisi, mostra la sua completa contraddizione lasciando pensare che dice una frase obbligatoria contro Berlusconi, per fini suoi personalissimi che nulla hanno a che vedere con il bene della Sicilia.
Avrei dovuto anche evidenziare il fatto (e lo faccio ora) che Lombardo, recatosi ieri presso il Provveditorato agli studi di Palermo, dove da giorni protestano parecchi precari della scuola gettati in mezzo alla strada dalla riforma Gelmini, sia stato contestato dai presenti.
Cosa si aspettava, che avessero dimenticato che questa riforma era stata votata anche dai parlamentari MPA a Roma?
Vi è uno sport in Sicilia, che è più amato degli altri: si chiama il “criticone”.
E’ uno sport praticato dai molti, a cui piace dire la propria, ma senza un vero costrutto. La critica, la condivido sempre, ma che serva anche per fare delle proposte. A me non piace questo? Bene, te lo dico e ti dico anche la mia soluzione. Ne siete capaci, voi, donne e uomini, che praticano questo sport?
Quanti voi, sanno, i passi avanti fatti, nella ristrutturazione della sanità siciliana? Quanti di voi, sanno che siamo una delle poche regioni, a non essere stata commissariata, sulla sanità? Spero che questo mi sfogo, sia foriero di argomentazioni e non di polemiche. A presto. RT
@Rostom:
Sarò pure “criticone”, però mi sembra che Tu, invece, parli per “frasi fatte”.
Ed una di queste, purtroppo, è il “risanamento della sanità siciliana”.
Posto che, da semplice cittadino e quindi non da addetto ai lavori e men che mai da esperto, mi devo fidare di quel che viene detto (e, mi auguro di non doverlo mai verificare personalmente sulla mia pelle o su quella dei miei cari), è senz’altro meritevole e significativo di un’invertenza di rotta quel che ha fatto l’assessore Russo.
Però i risultati si vedono a fine anno, quando cioè si tracciano i bilanci: e, d’altronde, si parla di un piano di rientro dal deficit accumulato, che è cosa ben diversa di una gestione efficiente del sistema sanitario.
Inoltre, credo sarebbe stato alquanto difficile fare di peggio di quanto fatto finora, dato che scellerate precedenti gestioni ci avevano spinto fin quasi sull’orlo del baratro….
Di quali altri presunti risultati positivi ottenuti dalla gestione Lombardo dovremmo poi parlare?
Rifiuti, riduzione della burocrazia, piano-casa?
Scusa, ma mi viene da sorridere, anzi da piangere.
Non voglio criticare il presidente Lombardo,perchè è l’unico presidente che ha capito davvero che la Sicilia,a differenza di quelo che dicono leghisti e settentrionali,è una regione di cui Roma prende tanto e dà poco o quasi nulla,e poi i nostri rappresentanti A ROMA pur di tutelare la poltrona in cui siedono,o meglio scaldano,non si rendono conto di quante risorse e quanti miliardi hanno dato al nord,e pochissimo al sud,ERA ORA CHE UN PRESIDENTE FINALMENTE FACESSE VALERE IL PROPRIO STATUTO,TROVANDOSI DAVANTI IL MURO DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE ha negato il diritto della Regione siciliana a percepire il gettito dei tributi erariali, spettanti alla Regione secondoil proprio Statuto,
VEDI http://www.livesicilia.it/2010/03/27/imposte-alla-regione-la-consulta-dice-no/
il cui presupposto impositivo si realizza in Sicilia. Secondo la Corte, invece del criterio del luogo della manifestazione della capacità contributiva del soggetto passivo d’imposta,
deve seguirsi, ai fini della determinazione della spettanza del tributo, il criterio del luogo di
riscossione”,
e purtroppo a tutt’oggi Roma continua ad ostacolare sviluppo e crescita,continuando a mettere i bastoni tra le ruote di chi lavora veramente per il bene della Sicilia .
CONTINUI COSI SIGNOR PRESIDENTE,I SICILIANI SONO TUTTI CON LEI
Mi rendo conto, leggendo gli interventi, che sarebbe troppo facile farsi trasportare dalle passioni senza renderne conto. Mi rendo quindi conto, che la “comunicazione” dovrebbe essere piu efficace e permettere ai siciliani, di smetterla di piangersi addosso e di essere sempre pessimisti! Ongi risanamento ha bisongo di tempi. Ma come non mai nella ns Isola, qualcuno ha messo mano a questo enorme carrozzone. E se poi pensassimo che ognuno, oltre al diritto ha pure il dovere?
Caro Presidente,
complimenti per le sue dichiarazioni, specie nella versione completa di LineaSicilia. Constato con piacere che non mi sbagliai, abbozzando un suo ritrato psicologico, quivi pubblicato il 4 maggio. Lei è persona di indubbio coraggio: mai udimmo un Presidente della Sicilia affermare quel che lei dice apertis verbis, magari con punte di crudo decisionismo, in rapporto alla nostra autonomìa la quale, come ognun sa, se applicata de facto costituisce una forma di indipendenza, a cui manca solo la forma ‘separatistica’ dello Stato nazionale (non indispensabile: vedi la Catalogna, meglio ancora la recente storia della Scozia). Apprezzo in particolare i seguenti passaggi: “la piaggeria, l’ipocrisia, la falsità, o l’eccessiva generosità sono comprensibili perché causati dallo stato di necessità. Non tollero la cattiveria, la spietatezza degli arrivisti che anche attraverso la politica hanno conquistato poteri e posizioni sociali sproporzionati alla loro statura culturale e morale…. La Fede è anche uno strumento di riflessione forte per comprendere le cose che accadono nella vita, per darsi una disciplina, per individuare e vivere le priorità…La società di oggi è frastornata e oppressa da falsi valori effimeri e pericolosi. L’ausilio che può dare la Fede è fondamentale per riportare al centro della nostra vita i valori fondamentali a cominciare dal rispetto degli altri, soprattutto di chi ha bisogno”. Soprattutto di chi ha bisogno… Chi ha davvero tale esigenza, non coloro che fingono. Credo che codeste siano le linee direttive che debbono applicare coloro che la seguono, politici ed amministratori; uomini liberi, rispettosi della propria coscienza e della propria terra (“il mio Dio è là, e indicava il cielo, la mia legge è qui dentro, e si mise la mano sul cuore”, Voltaire, Storia di Jenni); ha così modo di scegliere fra amici veri e falsi, spargitori di fumo che si vendono per un sacco di sìcli, e uomini d’onore la cui parola e la cui onestà pubblica e privata sono fuori discussione. La responsabilità è sua, ed è invero ben grave.
Condivido pressoché tutto di quel che ha detto; tuttavia glisserei se mi permette, su quel senso di intolleranza che potrebbe trasparire da certi discorsi anti italiani, paralleli magari in modo inconsapevole, a quelli dei leghisti più ignoranti, i quali sovente quasi si compiacciono di offendere con il simbolo che il tricolore rappresenta, la Patria cementata dalla Costituzione. Fra l’altro il tricolore è anche nel simbolo dell’MPA (in bocca alla colomba, mi pare), mentre non vi è la gloriosa triskele o triquetra, simbolo mistico dell’Isola. Da amante della cultura classica, lei sa che chi per primo fece battere moneta in Sicilia con la triquetra fu il cosiddetto ‘usurpatore’ dei triumviri, ovvero il Navàrco romano Sesto Pompeo figlio del grande Gneo, autoproclamatosi guida della popolazione sicula, sconfitto poi da Ottaviano a Nauloco presso Milazzo. I siciliani hanno dato un contributo fortemente determinante alla coesione nazionale, per cui se è giusto guardare al futuro anche attraverso il passato non si deve dimenticare neppure l’apporto che il popolo (non certo le ruberìe e le vessazioni dei governi) ha fornito per la comune causa. Durante la grande Guerra, erano i nostri nonni con gli altri fratelli di ogni parte d’Italia che si battevano alla bajonetta sull’Isonzo e sul Carso. Ciò posto, è bene che il governo nazionale si svegli, se non vuole che lo si lasci, come usa dirsi, a piedi.
Mettiamoci dunque tutti dietro la bandiera autonomistica, che accomuna le varie provenienze, non divide (o non dovrebbe: ascari o pupi, vanno a finire nell’immondezzajo della storia) ed è patrimonio della popolazione siciliana (laddove ne sia conscia, perciò bisogna lavorare). Il suo discorso verso i potentati romani mi rammenta Gelone il grande che, alle rimostranze degli Spartani e degli Ateniesi per non volerli ajutare nella comune pugna contro il ‘barbaro’ persiano, affermava: “riferite in Grecia che per essa l’anno ha perduto la sua primavera” (Erodoto, Storie, VII, 162). La primavera era l’esercito del popolo di Sicilia, di cui Gelone fu il capo; egli pure il 20 settembre del 480 a.C., mentre i greci vincevano a Salamina, sconfiggeva sul fiume Imera i Cartaginesi (ed Amilcare capo dei Puni e mezzo siciliano, spariva tra le fiamme…). Riguardo la struttura da dare alla politica sicula, consentirà la citazione dell’illustre Michele Amari: “La riputazione della forza, per la quale si tengon gli Stati, mutabilissima è; donde avvien talvolta, che la cosa pubblica, quando più irreparabilmente sembra perduta, d’un tratto ristorasi, per virtù di principe, o impeto di popolo” (incipit della “Guerra del Vespro Siciliano”, 5°ed.). Un nuovo Vespro dunque contro l’italico invasore e sfruttatore? Può anche andare bene, anzi è prospettiva esaltante. Mi si permetterà nondimeno rammentare che il ‘padre’ dell’indipendentismo, quell’Andrea Finocchiaro Aprile anche da lei citato nella suddetta intervista, era estremamente preciso nell’invocare l’ajuto esplicito delle potenze, segnatamente della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, senza i quali nulla si aveva a sperare riguardo la prospettiva di autogoverno. Questo bisogna dirlo: Finocchiaro Aprile sapeva che senza il ‘protettorato’ di uno dei due (avrebbe visto, nell’ottica del 1812 e di Lord Bentinck, con massimo favore quello britannico: così anche da parte nostra) non si sarebbe andati lontano. Accettò infine di esser membro dell’Alta Corte (la quale andrebbe immediatamente ripristinata). Purtroppo o per fortuna, la nostra bimillenaria storia non ci vede che sotto la amichevole tutela -diciam così- di potentati stranieri. I quali hanno comunque infuso il loro sangue in Sicilia, e da cui molti di noi discendono. Se potremmo trovare, come gli Scozzesi, un uomo simbolo come l’ora ottantenne Sean Connery che ha assunto la causa dell’autonomismo della sua Patria (la Regina lo ha nominato baronetto), c’è oggi in Sicilia un industriale come Moratti -tanto per fare un nome- che rilevi gli impianti petroliferi siciliani dalle grandi potenze, e reinvesta nello sviluppo dell’isola? Se lo si riesce a trovare, e lo speriamo tutti, come per le altre grandi infrastrutture, avremo le forze economiche per la rinascita etica ed anche storica della nostra gloriosa Isola. L’esempio di Malta è corretto e di meglio non si potrebbe desiderare: e però, Malta ha avuto, ed ha tuttora, l’ala protettrice di Sua Maestà. Noi dovremmo fare altrettanto. Da soli temo, ed è la Storia nostra che ingenera codesto timore il quale auspico sia infondato, che molto difficilmente eviteremo di farci del male.
Le affermazioni di raffaele lombardo, in alcuni punti mi trovano daccordo, mentre in altri molto meno. Personalmente, sono uno assai pratico, il quale ai fatti dà priorità. Lombardo, vive di chiacchiere e quando pensa di fare i fatti, non sta per niente avanti al suo parlare. La torta gli riesce sempre male, seppure sia bravissimo a citarne gli ingredienti e guidarne la realizzazione. In questo cozza con il mio modo di dire e di fare. oggi, sono rimasto stupefatto dall’intervento di un noto opinionista liberale. Stupefatto per il fatto stesso che su RAI UNO, si faccia “cultura liberalista”. Costui, (noto per la sua testa pelata e la sua barba fluente) parlava della scuola e del suo personale, in termini di plusvalenze. Dicendo alla fine che ciò che conta è aumentare la qualità dell’istruzione e ridurre (l’inutile) numero degli insegnanti. Mi è sembrato di rivivere un momento del passato dittatoriale. Prima, questi interventi venivano mandati in onda sulle reti private del grande cavaliere (piccolo di statura e non solo…), ogi entrati nel palinsesto della televisione di Stato. Ciò che mi ha indignato maggiormente è la logica capitalistica espressa in un contesto non economico. L’assoluto dimenticanza che al di sopra del processo produttivo e delle plusvalenze, ci deve stare l’uomo e non il capitale. Stiamo arrivando all’assurdo!!! Ed intanto, molta gente, non escludendo nemmeno l’MPA, continua a ……. quel personaggio di un berlusconi. Amico del popolo e sommo rappresentante del capitalismo italiano. Stiamo precipitando!!!! Dov’è il paracadute? Dov’è l’OPPOSIZIONE? Non quella che ha assunto questo nome, ma quella delle idee e delle azioni. Quella solidale con la gente e per la gente; quella che pone l’uomo al di sopra del capitale e configura nel sistema produttivo, il modo con cui l’uomo appaga i suoi bisogni essenziali. Non sono cose che interesano il presidente lombardo. Tanto preso dal suo “autonomismo”. Pronto a dare aiuto morale a chi soffre(precari della scuola e incidentati), ma lontano dall’agire concretamente. Forse, in fondo, non fa che scimmiottare l’atteggiamento della chiesa cattolica, vicina ai più deboli “a parole” e seduta accanto ai “padroni”. Forse è meglio prima di pensare all’autonomia, cercare di comprendere quale sistema l’autonomia ha intenzione di promuovere. Dalle parole ai fatti veri.
davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili… Ebbene, a distanza di 45 anni il suo sogno si è avverato: il riconoscimento del diritto naturale ed inalienabile di uguaglianza tra tutti gli uomini ha consentito l’elezione di Barack Obama, 44° presidente Usa.
Anche i siciliani veraci (leggasi: indipendentisti/autonomisti/federalisti), abbiamo il nostro sogno: «LA SICILIA DI DOMANI SARÀ QUALE NOI LA VOGLIAMO: PACIFICA, RICCA, FELICE, SENZA TIRANNI E SENZA SFRUTTATORI» (Antonio Canepa, “La Sicilia ai Siciliani” 1942). Non siamo nostalgici del passato… abbiamo, semplicemente, la sacrosanta pretesa di essere TESTIMONI DI UN NUOVO AVVENIRE PER LA NOSTRA PATRIA SICILIANA. Sul finire degli anni Quaranta del secolo scorso stavamo per raggiungere l’obiettivo, non si riuscì nell’intendo grazie alla spregiudicata presenza di tanti siciliani ascari ed opportunisti che anteposero i propri interessi particolari a quelli della collettività siciliana. Poi, siamo stati totalmente deculturalizzati, desicilianizzati e privati della nostra memoria storica.
Adesso, che piaccia o no, il Presidente Lombardo ha avuto il merito di risvegliare la MEMORIA di tanti siciliani, avviando il processo di recupero dell’ORGOGLIO SICILIANO e sta a noi giocare la “partita”, senza sé e senza ma: TUTTI, indistintamente, SIAMO CHIAMATI ALL’IMPEGNO PER LA SICILIA! Non possiamo continuare, come evidenzia Rostom, a praticare lo sport del “criticone, a cui piace dire la propria, ma senza un vero costrutto”, oppure assecondare con i nostri comportamenti sterili il vecchio adagio “CALITI JUNCU CA PASSA LA CHINA”, creandoci l’alibi che tanto non cambierà nulla. Sappi, caro Cico, che bisogna avere fede e che tutto può cambiare, se crediamo al “sogno” ed in funzione di quanto siamo disposti a dare, anche nel saper trasmettere il testimone alle nuove generazioni… E qui ha ragione il Presidente Lombardo: «La Fede è anche uno strumento di riflessione forte per comprendere le cose che accadono nella vita, per darsi una disciplina, per individuare e vivere le priorità… O questa idea di autonomia, e questa pratica di autonomia, ritrova interpreti nuovi nei giovani o, francamente, rischia di rimanere soffocata nei nostri vizi o nelle nostre vecchie abitudini». Ravvediti, caro Cico, non ti lasciar trasportare nella disillusione dal terribile DEMONE DELL’ASCARISMO… a meno che, tu non sia siciliano…
AnTuDo! Santo Trovato M.I.S.
Caro Cico, “I HAVE A DREAM”, sosteneva Martin Luther King il 28 agosto del 1963 nel suo discorso tenuto davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili… Ebbene, a distanza di 45 anni il suo sogno si è avverato: il riconoscimento del diritto naturale ed inalienabile di uguaglianza tra tutti gli uomini ha consentito l’elezione di Barack Obama, 44° presidente Usa.
Anche i siciliani veraci (leggasi: indipendentisti/autonomisti/federalisti), abbiamo il nostro sogno: «LA SICILIA DI DOMANI SARÀ QUALE NOI LA VOGLIAMO: PACIFICA, RICCA, FELICE, SENZA TIRANNI E SENZA SFRUTTATORI» (Antonio Canepa, “La Sicilia ai Siciliani” 1942). Non siamo nostalgici del passato… abbiamo, semplicemente, la sacrosanta pretesa di essere TESTIMONI DI UN NUOVO AVVENIRE PER LA NOSTRA PATRIA SICILIANA. Sul finire degli anni Quaranta del secolo scorso stavamo per raggiungere l’obiettivo, non si riuscì nell’intendo grazie alla spregiudicata presenza di tanti siciliani ascari ed opportunisti che anteposero i propri interessi particolari a quelli della collettività siciliana. Poi, siamo stati totalmente deculturalizzati, desicilianizzati e privati della nostra memoria storica.
Adesso, che piaccia o no, il Presidente Lombardo ha avuto il merito di risvegliare la MEMORIA di tanti siciliani, avviando il processo di recupero dell’ORGOGLIO SICILIANO e sta a noi giocare la “partita”, senza sé e senza ma: TUTTI, indistintamente, SIAMO CHIAMATI ALL’IMPEGNO PER LA SICILIA! Non possiamo continuare, come evidenzia Rostom, a praticare lo sport del “criticone, a cui piace dire la propria, ma senza un vero costrutto”, oppure assecondare con i nostri comportamenti sterili il vecchio adagio “CALITI JUNCU CA PASSA LA CHINA”, creandoci l’alibi che tanto non cambierà nulla. Sappi, caro Cico, che bisogna avere fede e che tutto può cambiare, se crediamo al “sogno” ed in funzione di quanto siamo disposti a dare, anche nel saper trasmettere il testimone alle nuove generazioni… E qui ha ragione il Presidente Lombardo: «La Fede è anche uno strumento di riflessione forte per comprendere le cose che accadono nella vita, per darsi una disciplina, per individuare e vivere le priorità… O questa idea di autonomia, e questa pratica di autonomia, ritrova interpreti nuovi nei giovani o, francamente, rischia di rimanere soffocata nei nostri vizi o nelle nostre vecchie abitudini». Ravvediti, caro Cico, non ti lasciar trasportare nella disillusione dal terribile DEMONE DELL’ASCARISMO… a meno che, tu non sia siciliano…
AnTuDo! Santo Trovato M.I.S.
E’ la prima volta che mi capita di riconoscere in un Presidente della Regione Sicilia la figura di un Fratello siciliano.
Non tutti possono comprenderne il piacere, agli altri un in bocca al lupo perché non credo che sia necessario attendere ancora 15 o 20 anni, caro presidente siamo in molti a creare un rinnovato consenso attorno alle politiche di autodeterminazione.
Tenga conto che i siciliani recepiscono ma non sono disposti ad subire l’ennesima fregatura, quindi non si senta mai solo nel suo difficle cammino di liberazione.
Siete sicuri che il popolo sia veramente interessato a questo rinnovamento e a questa ripresa di sicilianismo? Fino a quando ci sarà gente che avrà da perdere qualcosa, non se ne farà nulla. La gente, quella che oggi vive ancora bene, non è disposta a saltare il fosso. Troppe situazioni imprevedibili si prospettano. E come allora, ci saranno ascari e persone pronte a elargire denaro in cambio del tradimento. E poi, chi dovrebbe guidare il popolo siciliano alla riscossa? Raffaele Lombardo? Avrei qualche dubbio al riguardo. Un personaggio di tutti i tempi, emblema della coerenza e della grande umanità, Ghandi, è sempre raffigurato nella sua “povertà” (Ghandi non era analfabeta, aveva studiato). Una persona del genere, ha smosso una popolazione immensa. E’ riuscito nel suo intento pacifico di combattere per la libertà del proprio popolo. La cosa più importante: non ha chiesto nulla per sè. I nostri politici, non resisterebbero alla voglia di “arraffare”. In fondo, non è quella il motore della loro azione politica? Da destra a sinistra,passando per il centro, ognuno ha approfittato della propria posizione politica. Non sarà il “passato” a trasportarci verso il futuro.
Caro Mario, siamo in una fase di transizione… che potrebbe a portare ad un futuro migliore per la Sicilia e i Siciliani. Lombardo, torno a ripetere, ha il merito di aver rivegliato il sentimento dell’Autodeterminazione. Bene, vorremmo una classe polititica nuova, ma noi, a cominciare da te, cosa siamo disposti a fare o comunque a progettare? Rinnovo ancora l’invito: incontriamoci de visu. I chiacchiri su chiacchiri, i maccarruna incunu a panza… A buon intenditore…
Samus M.I.S.
Liberare il Parlamento dai ricatti con un sistema elettorale diverso
Nell’attuale momento in cui ferve il dibattito politico sulla riforma del sistema elettorale italiano, diventa interessante notare come il voto di preferenza sia diventato un argomento di scarsa rilevanza. Ed egualmente di scarsa rilevanza, all’interno dell’attuale dibattito, appare il principio della pari opportunità sia in relazione alle candidature sia –a maggior ragione- in relazione alle eventuale preferenze esprimibili.
Il sistema elettorale è la cartina di tornasole con cui un Paese elegge e non nomina i propri rappresentanti del popolo sovrano.
L’attuale sistema inibisce il diritto del cittadino all’esercizio del voto preferenziale e stabilisce la dittatura dei partiti sugli elettori.
Per questo bisogna cambiare la legge elettorale e, per questa via, “liberare” il Parlamento da un sistema di voto che fa “ostaggi” deputati e senatori in quanto “ricattati” dalla discrezionalità assoluta dei capi partito che, nella formulazione della Schindler’s list, li riducono all’obbedienza assoluta con il ricatto che non torneranno in lista.
Non trovo convincente altro sistema se non quello del proporzionale puro con sbarramento, con la reintroduzione della preferenza all’interno della lista votata, in cui sia assicurata la preferenza multipla vincolata alla parità di genere: la preferenza , cioè, potrebbe essere espressa – per due candidati, purché sia formulata per candidati di genere diverso, con la sanzione dell’annullamento della scheda che contenga due preferenze espresse entrambe a favore di candidati uomini o entrambe a favore di candidate donne, dentro un Parlamento ridotto nei suoi numeri e nelle sue funzioni bicamerali.
Tutto il resto a me pare che sia “bassa cucina tornacontista” al di là di chi ha una proposta al giorno, pensando alle convenienze personali e del “suo” partito piuttosto che alla legittima rappresentanza democratica del popolo.
Spero che il mio partito possa – su questa rinascita democratica del diritto dell’elettore – svolgere ogni utile resistenza al tentativo di mantenimento dell’attuale antidemocratico sistema elettorale.
[...] sulle 100 risposte di Raffaele Lombardo a Lineasicilia.it. In più, sul blog del governatore sono stati ripresi gli argomenti “più politici”, in giro anche per le agenzie di [...]