27 lug 2010

Per il futuro di Termini la Regione è pronta. Roma faccia immediatamente la sua parte

scritto da Raffaele Lombardo 8 commenti

Siamo certi che oggi il governo e tutti i suoi esponenti faranno i salti mortali per impedire che a Mirafiori tocchi una sorte simile a quella di Termini Imerese. Se la stessa determinazione si fosse registrata allora per lo stabilimento di Termini forse la storia avrebbe avuto un percorso diverso. La Fiat sta disvelando finalmente il proprio piano complessivo che la porterà a delocalizzare, piano piano se non immediatamente, la gran parte delle produzioni italiane.

Ne prendiamo atto e diamo per scontato che Fiat vada via, a fine anno prossimo, da Termini Imerese. Vuole il governo, una volta per tutte, fare la sua piccolissima parte perché il patrimonio di esperienza e di competenza che centinaia di lavoratori hanno acquisito nell’indotto e nella fabbrica non vada disperso?

Abbiamo selezionato alcune proposte in accordo con il governo nazionale, con il ministero dello sviluppo economico e con Invitalia. Una di queste, in particolare, soddisfa tutti dal governo all’ente locale ai lavoratori e alla Regione che si è impegnata ad investire risorse che sono oggi disponibili e pronte ad essere impiegate.

Vogliamo, una volta per tutte, sbloccare questa pratica e far sì che da prima che vada via la Fiat questo imprenditore possa cominciare a lavorare, visto che garantisce gli stessi posti di lavoro, realizza vetture con margini di profitto e senza lamentare, come faceva Fiat, di perdere mille euro a vettura?

Non ci vorrebbe molto. Ci sono le risorse stanziate dal governo regionale e lo stabilimento si è impegnata la Fiat a lasciarlo.

Vogliamo cominciare da subito sottoscrivendo un protocollo prima che questo imprenditore, preso dalle nostre lungaggini, faccia saltare il banco? Sarebbe drammaticamente grave che noi perdessimo questa opportunità per colpa di ritardi burocratici o di disinteresse politico e amministrativo.

Il governo regionale, in accordo con l’ente locale e con i lavoratori e dopo averne parlato più volte in sede nazionale, sollecita che questa pratica si chiuda a giorni, ben prima delle vacanze.

8 Commenti a “Per il futuro di Termini la Regione è pronta. Roma faccia immediatamente la sua parte”

  1. antonioGaipa scrive:

    Voglio essere brevissimo:cominciamo da quando l’anno scorso Marchionne diceva che SE “FIAT TERMINI IMERESE” SI TROVAVA A TORINO,MAGARI NEI PRESSI DELLO STABILIMENTO DI MIRAFIORI,SI SAREBBE EVITATA LA CHIUSURA PER GLI ELEVATI COSTI LOGISTICI,MA ORA,APPRENDO DAI VARI ORGANI DI STAMPA CHE LA PRODUZIONE CHE SI DOVEVA FARE A TORINO MIRAFIORI,VERRA DELOCALIZZATA IN SERBIA.
    Quindi,capisco che molta manifattura ,fiat e indotta,verrà delocalizzata fuori daal’Italia,portando lontano dal nostro paese lavoro e ricchezza,e il futuro per i giovani in Italia sarà sempre meno roseo,a parte il fatto che altre aziende stanno delocalizzando.
    I stati esteri,Francia,Germania,fanno enormi sforzi per trattenere il lavoro nel loro stato,e qui,cosa fanno ?
    Chiudendo dico che se un imprenditore come Rossignolo vuole investire veramente,non perdiamo altro tempo per Termini Imerese e non facciamolo scappare via!

  2. mario64 scrive:

    Un tempo, quando sentivo parlare di no-global, pensavo fossero delle persone che dovevano protestare a tutti i costi contro tutto e contro tutti. oggi, alla luce dei grandi passi fatti dallo “schifosissimo” mercato globale, mi rendo conto dei fatti. Mi chiedo, a chi fa comodo il mercato globale e a chi frutta. La risposta è quanto mai scontata: agli industriali e a coloro che intrattengono rapporti commerciali con i paesi emergenti. Constatato che, in Italia, i prezzi dei beni, seppure prodotti altrove e a “buon prezzo”, non sono mai scesi, deduco che ai cittadini non ritorna nulla di questo grande “imbroglio”.Pensandoci bene, l’unica cosa che ritorna è la drastica emorragia di posti di lavoro che va dal manifatturiero fino alla meccanica, passando per l’elettronica. Non penso queste persone (industriali e quant’altro) non sappiano che continuando di questo passo arriveremo al collasso. Ma come si diceva in una vecchia canzone della Berti, finchè la barca và, lasciala andare. Non sprecare nemmeno un euro di questa grande ed irripetibile occasione di guadagno!!! Quando si dovranno, per forza di cose, cambiare le regole, il patrimonio accumulato in tutto questo periodo sarà ingentissimo. Tutto questo discorso per dire che non basta mettere toppe per salvare la situazione, ma bisogna cambiare direzione e presto. Ma i politici, metteranno mai un dito nell’acqua fredda per fare una cosa giusta? Per quello che ne sò di esperienza personale, non credo proprio.

  3. etnagricoltura scrive:

    L’unica verità? Le aziende che lavorano alla luce del sole, in Italia, pagano così tante tasse, senza alcun servizio, che l’estero diviene l’unico mezzo per uscire vivi da questo mercato globale. In Sicilia tutto si accentua, tasse, disservizi, regione periferica (Messina ha pure messo una tassa ulteriore per chi deve andare a prendere i traghetti)COSTI, COSTI, COSTI, ANGHERIE, SPESE INFINITE IN MILIONI DI RIVOLI.
    Un impiegato agricolo costa oltre € 2.000,00 AL MESE (1200 busta oltre 800 tasse + gestione paghe + commercialista+visite mediche+oneri sicurezza+…) MA QUANTO DEVO INCASSARE PER MANTENERE SOLO UN IMPIEGATO?
    CARO GOVERNATORE E ILLUMINATI UOMINI POLITICI (CHE GIRATE CON AUDI A6 4.2 BENZINA CON AUTISTA E ALTRA AUTO BLU THESIS DI SCORTA) RISOLVETE IL PROBLEMA: QUANTI KG DI UVA E/O OLIVE E/O GRANO O ALTRO PRODOTTO AGRICOLO A VOSTRA SCELTA DEVE VENDERE UN IMPRENDITORE PER MANTENERE UN OPERAIO IN ITALIA?
    DURANTE LE VACANZE RISOLVETE IL PROBLEMA (w i crediti formativi).
    VERGOGNATEVI DI ESSERE SICILIANI

  4. etnagricoltura scrive:

    Il giorno che licenzierò altre 13 persone sarò di nuovo un uomo libero (non ci manca molto).
    Una coscienza civile non è per il mondo di oggi.
    Governatore tra un pò avrai altre 13 persone da mantenere con il tuo stato sociale. Una busta di latte vale più di te.
    VATTENE VIA, FATTI ELEGGERE A ROMA, A BRUXELLES, BASTA CHE VAI VIA DALLA SICILIA. FAI DANNI DA ALTRE PARTI PER FAVORE

  5. P3N6O scrive:

    caro etnagricoltura
    Se bastasse questo a risolvere le cose, penso che il governatore sarebbe felice di andarsene!
    Purtroppo anche per lui i problemi della sicilia sono irrisolvibili, perché dipendono da un contesto complesso e malato, in cui solo da poco si è cominciato a mettere mano.
    Per ridurre la pressione fiscale si devono ridurre i costi, ed è per questo che la priorità della regione è stata la sanità, che da sola costituisce il 75% del bilancio regionale. Solo la riduzione delle tasse potrà arrestare questa emorragia di posti di lavoro “veri” dal settore privato.
    Spero che si continu sulla strada dei tagli e del risanamento, perché è l’unica che porta da qualche parte. E spero che la gente smetta di sperare nel posto pubblico che non crea ma distrugge ricchezza.
    Per risolvere questi problemi bisognerebbe licenziare metà dei dipendenti regionali, altro che il governatore. E poi chi ci metteresti al suo posto?

  6. Cico scrive:

    @P3N60:
    Errore!
    Bisognerebbe licenziare la metà dei DIRIGENTI regionali, quelli che non sanno fare il loro mestiere, ad esempio predisporre un bando decente per accedere a dei contributi nel settore agricolo.
    Tanto, loro non rischiano nulla, se fanno delle m…h…e: lo sapete che l’amministrazione regionale paga un’assicurazione annuale che copre il “rischio professionale” e le responsabilità civili dei dirigenti?

  7. P3N6O scrive:

    @Cico
    Errore!
    Quelli bisognerebbe licenziarli tutti, oppure mandarli a raccogliere uva ed arance in campagna come staqe formativo. Forse dopo avrebbero più rispetto dei cittadini e la smetterebbero di fare le minchiate che fanno. Ultimante ne ho sentite alcune sui bandi dell’agricoltura che fanno rabbrividire. Roba da licenziamento in tronco.
    INDAGHI GOVERNATORE, E PRENDA PROVVEDIMENTI, ALTRIMENTI SI RENDE CORRESPONSABILE DI CERTE COSE.

  8. zetan scrive:

    Scusi la mia incapacità di capire a quale degli interessati, dell’insediamento industriale di Termini, Lei faccia riferimento; si tratta forse di Cimino? o di De Tommaso o, di altri ancora?

    Mi auguro che ci chiarisca al più presto, così come le motivazioni che condurranno alla scelta dell’uno piuttosto che dell’altro.

    Per coerenza rispetto alle politiche energegiche intraprese dal Governo da Lei presieduto, riterrei coerente se la scelta si orientasse verso la proposta industriale di Cimino, tuttavia, indipendentemente da quale sarà la scelta, non ritengo di essere l’unico a manifestare curiosità circa le motivazioni che avranno condotto verso la scelt dela gruppo industriale che dovrà insediarsi per la produzione di autovetture nello stabilimento reso libero dai colonizzatori Piemontesi.

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