18 lug 2010

Quando la libertà di stampa si trasforma in aggressione

scritto da Raffaele Lombardo 3 commenti

Sono sempre stato un convinto sostenitore della libertà di stampa. Ma sono anche certo che questa non possa e non debba trasformarsi in libertà di aggressione giornalistica sistematica.

L’articolo di la Repubblica pubblicato oggi sulle “nomine a raffica” che avrei fatto nelle Fondazioni e negli enti è pieno zeppo non d’inesattezze ma di un gran numero di falsità e menzogne. E mi chiedo: è reato la diffusione di menzogne? Naturalmente alla magistratura, non ai posteri, l’ardua sentenza.

Solo per fare un esempio: la Repubblica oggi iscrive all’Mpa l’Arcivescovo Emerito Bommarito, l’insigne Professore Maurizio Caserta, peraltro vicino alla sinistra che io sappia e l’ex Prefetto Cancellieri, mentre ignora, per fare un nome, che il commissario dello Iacp di Palermo è il dott. Gualdani amico del Presidente dell’Ars Cascio.

La Repubblica ignora poi che i costi di gestione di tutti gli enti commissariati si sono ridotti più o meno al 10% e che l’Iacp di Catania, governata dall’Ing. Antonio Leone, professionista non appartenente ovviamente ad alcun partito, sta razionalizzando organizzazione e costi mentre in passato sotto la gestione dell’attuale parlamentare del Pdl On. Gibilino aveva tra l’altro partorito tre società presiedute da consiglieri di amministrazione in carica che avrebbero dovuto occuparsi di energia, di manutenzioni, di riscossione dei crediti e  morosità, come se non si trattasse di funzioni proprie dell’istituto stesso.

Quel giornale ignora anche che Salvatore Giuffrida, commissario ASI di Catania, è stato si sindaco e candidato alle regionali ma dell’UDC. Ignora che nell’arco di pochi mesi la dott.ssa Cancellieri, coadiuvata dal dirigente del bilancio Cosimo Aiello, ha risanato i conti  del teatro Bellini. Si spinge a iscrivere all’Mpa forse anche l’improbabile “autonomista polacca” Ursula Pawlowicz.

Omette, ancora, che l’Arch. Zapparata (niente a che vedere con l’Mpa) da quando si è insediato, in sette mesi, ha approvato, al Cas, bilanci consuntivi giacenti da anni e bilanci preventivi, ha avviato opere di manutenzione e superato tante criticità, mentre tace sul gran lupanare che era buona parte del sottogoverno dei meravigliosi tempi che furono zeppi di sperperi, assunzioni di parenti e amici, rimborsi e spese di rappresentanza.

Su altri giornali, e non soltanto su la Repubblica, si fa invece un gran parlare delle consulenze del Presidente della Regione e degli Assessori. Ovviamente non ho idea della gran parte delle consulenze di cui parlano e, naturalmente, faremo una verifica attenta e scrupolosa per annullare tutte quelle che non hanno senso e che non servono all’amministrazione, e sono convinto anch’io che ce ne siano.

E’ ormai quasi quotidiana l’azione di certa stampa che, adottando tecniche collaudate di disinformazione professionale, tenta di dimostrare che il governatore smantella il meraviglioso, e sicuramente rimpianto, sistema regionale che fu.

Davanti alle menzogne e all’attività sistematica di aggressione mediatica di cui si rende protagonista la Repubblica (un tempo considerato giornale della “sinistra” da non intendersi come il femminile di funesto, minaccioso, bieco, truce) nei miei confronti non posso fare altro che adire l’autorità giudiziaria. Per difendere la mia onorabilità e per la stima che nutro nei confronti delle persone che ho avuto la responsabilità di nominare.

3 Commenti a “Quando la libertà di stampa si trasforma in aggressione”

  1. Cico scrive:

    Presidente, mi scusi, ma se le cose che dice sono vere, e non ho motivo di dubitarlo, perchè non le “esterna” allo stesso modo di Repubblica o di altri quotidiani?
    Acquisti una pagina su quei giornali, magari “sacrificando” il compenso mensile di qualche consulente, e scriva queste stesse cose: non crede che per quanti frequentatori possa avere questo blog, l’audience di un quotidiano sia ben maggiore?
    E poi, se permette, un’altra cosa vorrei fargliela notare: ma quando ha nominato i suoi assessori, non glielo ha detto, di limitare le spese per gli incarichi di consulenza?

  2. tiziano scrive:

    repubblica fa così: sbatte il mostro in prima pagina e poi si vede.
    fa considerare apprezzabile addirittura il giornale di berlusconi

  3. evarco scrive:

    Caro Presidente, i giornalisti, come qualunque cittadino e più di questi, laddove si attengono alla deontologìa professionale ed ai Codici morali dell’Ordine (che ci sono), si assumono la responsabilità delle proprie affermazioni scritte. Non ci aspettiamo certamente, in tempi di sciacallaggio sociale, che alberghino agnellini, nelle redazioni dei giornali. Chi ha già un’Etica, religiosa e oppure laica che sia ma Etica, la applica, come Lei ben sa, prima nella vita privata poi in quella pubblica: dall’ultimo cronista di paese a colui che un tempo, e personalmente rimaniamo ligi a codesta veste, era un missionario della libera informazione.
    Pàrmi altresì un diritto adire alle vie legali: solamente, considerati i tempi biblici dei tribunali nazionali, si avrà soddisfazione, quando vi si giunge, allorché i fatti sono da tempo nel dimenticatojo. Piuttosto, rispondere per bene e per le rime. Come qui anche si fa.
    Apprezzabile la considerazione sua che si annullerano le consulenze “che non hanno senso e che non servono all’amministrazione”: utilità dei giornali allora il rilevarle, come anche dalle segnalazioni di alcuni di noi frequentatori del blog.
    In fine, due definizioni di tempi non lontani, ma ancor validissime, sul giornalista: “Una delle prime doti che si richiedano al giornalista è d’aver la forza di seguir la giostra degli avvenimenti senza salirci sopra. Per il giornalista tutto giornalista il cipiglio del direttore del giornale campeggia sempre sull’avvenimento, di qualunque portata esso sia”, scriveva la brillante penna di Antonio Baldini. Mentre di Pitigrilli è il seguente pensiero: “Ai giornali ed alle riviste sono più utili i nemici che gli amici, perché gli amici si fanno regalare una copia per dirne bene, mentre i nemici per dirne male la comprano”. Entrambi oramai si collegano online, aggiungiamo sommessamente.

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