La polemica sull’uso dei fondi europei da parte delle regioni italiane è innescata con toni deplorevoli e senza adeguata documentazione. È un attacco alle regioni tout court.
La notizia del “Giornale” di oggi che la Regione Siciliana, insieme ad altre, avrebbe perso 4,1 miliardi è assolutamente priva di fondamento e d’altronde nel corpo dell’articolo non viene né ripresa né motivata.
Le uniche risorse che ad oggi le regioni hanno perso irrimediabilmente sono quelle del FAS (fondo aree sottoutilizzate) che il governo nazionale ha già dirottato per coprire i buchi del bilancio che ammontano ad oltre 25 mld.
Infatti nel ciclo 2007-2013, alla data di approvazione del Quadro Strategico Nazionale (luglio 2007) la politica regionale unitaria poteva disporre nel complesso di risorse pari a circa 124,7 miliardi di euro, considerando congiuntamente le risorse dei Fondi strutturali comunitari, del relativo cofinanziamento nazionale (statale e regionale) – che ammontavano a circa 60 mld – e le risorse aggiuntive nazionali (FAS) – che ammontavano ad oltre 64 mld.
Ad oggi nemmeno un euro delle risorse del FAS 2007-13 è stato ancora reso disponibile alle regioni italiane. Il FAS siciliano è stato approvato con delibera CIPE n. 66 del 31 luglio 2009 ed oggi, dopo un anno, attende ancora il relativo decreto.
Inoltre dei circa 47 miliardi destinati alle regioni obiettivo 1 (Sicilia, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata), ben 13 (circa il 28%) sono gestiti direttamente dai ministeri attraverso i PON (programmi operativi nazionali) e si attestano, più o meno, agli stessi livelli di spesa dei programmi regionali.
In secondo luogo va sottolineato che i programmi comunitari si realizzano nell´arco di 7 anni con la possibilità di spendere fino al 2015 e con una rendicontazione finale che va oltre il 2016. Parlare oggi di risorse già andate in fumo è scorretto e non fa capire quali sono i veri nodi del problema.
I ritardi nella spesa riguardano tutti gli stati e tutte le regioni d’Europa. Tanto che il 16 giugno scorso la Commissione ed il Consiglio europeo hanno approvato una modifica ai regolamenti che annulla il disimpegno automatico delle somme non spese nel 2009 e fa slittare agli anni successivi l’obbligo di spesa.
Occorre dunque utilizzare questo periodo non in sterili polemiche finalizzate a sottrarre i fondi aggiuntivi del FAS alle regioni meridionali, bensì per capire meglio quali sono le criticità di sistema e di governance sia a livello statale che regionale e per mettere in cantiere efficaci azioni correttive.
In questo quadro, anche i programmi siciliani hanno dei seri ritardi dovuti sia a motivi interni (per es. la grave crisi politico istituzionale che ha caratterizzato la fine del 2007 e la prima metà del 2008) che esterni (il sovrapporsi dei due periodi di programmazione ed il ritardo con cui sono stati approvati i programmi).
Ritardi non tutti imputabili all’amministrazione siciliana. Infatti il piano di utilizzo delle risorse comunitarie si disperde in mille rivoli anche perché la spesa delle grandi e medie infrastrutture è affidata per legge ai grandi enti (Anas, RFI, Autorità portuali Nazionali, ecc.). Tale spesa non si riesce a renderla compatibile con i tempi comunitari in quanto spesso questi enti non sono in grado di assicurare tempi certi e modalità di realizzazione efficienti e si è costretti ad inseguire operazioni di ingegneria finanziaria per poter colmare i ritardi. E’ utile qui ricordare che l’azionista unico dei due più importanti di questi enti è proprio il Ministero dell’Economia.
A tal proposito qualche numero. Sul programma comunitario RFI può vantare oltre 400 milioni di euro di risorse, caratterizzate da ritardi nei cronoprogrammi che raggiungono anche i 1400 gg. L’ accordo di programma ferroviario del 2001 in Sicilia vale oltre 3,2 miliardi di euro con un tasso di spese di poco superiore al miliardo di euro. L’Anas ha a disposizione oltre 2 miliardi di euro di sole risorse FAS. Tali interventi sono in corso di appalto ma pochi sono i lavori avviati. Va inoltre sottolineato che da queste risorse l’ANAS prende le somme occorrenti per le spese di funzionamento (pari a circa il 15%).
E’ ovvio che per realizzare opere di questo valore finanziario anche con l’intervento dei privati occorre avere certezza sul quadro finanziario pubblico. E’ anche per questo che il FAS e l’intuizione della politica unitaria di coesione contenuta nel QSN non possono essere disgiunte dalle politiche cofinanziate con fondi strutturali.
Inoltre va rimarcato che poco meno di 2 anni fa il Dipartimento delle politiche di coesione del Ministero dell’economia ha presentato uno studio dal quale si evince che in Italia (non in Sicilia) occorrono mediamente 3942 gg per portare a compimento un opera sopra i 50 milioni di euro.
Queste sono le criticità su cui occorre confrontarsi tra i diversi livelli di governo per trovare soluzioni efficaci.
Regione siciliana – Dipartimento programmazione


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