20 apr 2010

Abbiamo bisogno di un Partito e di una Banca del Sud

scritto da Staff 11 commenti
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Raffaele Lombardo ha affrontato il tema della soppressione del Banco di Sicilia, affermando che “la nostra condizione è di una impotenza assoluta rispetto ai sistemi nazionali“.

Purtroppo, “non abbiamo la forza politica per intervenire, per farci valere“. E per ottenerla, “piaccia o non piaccia”, è indispensabile “un grande partito del territorio, un partito del Sud“.

Ma occorre che i cittadini prendano coscienza di questa necessità e del fatto che non si debba più dare consenso “ai partiti nazionali, che tendono ad aumentare il divario tra il Nord e il Sud e a renderci sempre più deboli e più poveri”.

La cancellazione del Banco di Sicilia ne è prova. Ma esiste un modo per contrastare questo stato delle cose: “possiamo mettere su una banca del territorio“, con lo scopo di “renderci indipendenti da un sistema nazionale e globale che ci fa a pezzi. Ce la metteremo tutta“.

11 Commenti a “Abbiamo bisogno di un Partito e di una Banca del Sud”

  1. mastrantonio scrive:

    A quando un nuovo Banco di Sicilia solo ed esclusivamente per noi Siciliani!
    Spero che ciò avvenga nel più breve tempo possibile al fine di renderci finalmente indipendenti da Roma e Milano Ladroni

  2. Cico scrive:

    Sì, sì, facciamo una Banca del Sud.
    Già che ci siamo, coniamo pure una nostra moneta: e, in onore al nostro presidente, la chiamiamo “Etna”.
    Sperando che non vada tutto in fumo…..

  3. emanuele_ scrive:

    Caro cico,
    Se hai la possibilità leggi qualche libro di storia economica….e vedrai che il sistema bancario è alla base di un sistema economico autosufficiente ed è quello che consente di poter creare investimenti a fronte di un risparmio reale…oggi in sicilia viè un’alto tasso di risparmio che finisce nelle banche che hanno sportelli su tutto il territorio…la differenza con il nord e che se ti rechi alla unicredit di milano per ottenere un finanziamento per la tua impresa ti danno il capitale ad un tasso quasi della metà rispetto a quello che ti chiede la stessa banca in sicilia, aggiungo che qui al sud devi prestare garanzie e fideussioni di tale entità che ti portano a rinunciare….ecco perchè nel sud è difficile fare impresa…al nord come intutto il mondo l’imprenditore mediamente mette il 50-60% del totale investito viceversa in sicilia ti va bene se ti concedono il 30% del capitale investito…Sotto l’aspetto della finanza e delle banche l’Italia non è per nulla equa anzi….

  4. gigi scrive:

    Non capisco perchè si debba pensare prima al Sud che alla Sicilia. Oltre al Partito del Sud ora anche la Banca del Sud. Ma se già abbiamo difficoltà a farci riconoscere i diritti scritti nero su bianco nello Statuto! Noi dobbiamo essere il traino, la motrice, ma non possiamo confonderci con un generico Sud tutto da reinventare. I benefici per tutto il Sud sono consequenziali alle vittorie della Sicilia. Dovevamo o dovremmo semmai diferdere il Banco di Sicilia come istituzione legata indissolubilmente alla Regione Siciliana. I circa 450 sportelli potevano essere di certo un tramite per una eventuale politica economica della nostra regione e invece oltre al danno anche la beffa, il trasferimento della sede sociale che significa perdere i diritti di tassazione a favore della Regione Siciliana, almeno secondo quanto disposto dall’ultima sentenza della Corte Costituzionale.

  5. gigi scrive:

    eih Cico, sei ironico? vedi che le monete complementari sono ormai più che una realtà. Non è altro che un semplice “sistema di vouchers”. per capirci tipo i “buoni pasto”. Nel mondo si moltiplicano le esperienze. Tra le più interessanti quella dei “Regio” in Germania.

  6. Cico scrive:

    Può essere che io non sia particolarmente ferrato né in storia dell’economia e nemmeno in diversificazione del credito, però qualcosa di “geografia” la capisco ancora.
    E cioè che la Sicilia è lontana dai centri di produzione del reddito. I pochi siciliani detentori di ricchezza e che avrebbero potuto a loro volta produrne dell’altra a beneficio dei propri conterranei in questi anni si sono in genere guardati bene dal farlo, preferendo la capitalizzazione al rischio dell’impresa, con pochissime eccezioni.
    La Regione peraltro non è stata da meno, facendo prima di fatto fallire la Cassa di Risparmio V.E. e dopo facendosi “scippare” il Banco di Sicilia senza batter ciglio (o forse chissà, magari qualcuno ha pure “battuto cassa”…).
    Tant’è, ormai la situazione è questa: la Regione Siciliana è priva di risorse economiche proprie.
    Addirittura, qualche anno fa, la politica ha pure deciso di affidare il patrimonio immobiliare regionale ad una società esterna, col fine di ottimizzarne l’utilizzo e promuoverne la vendita della parte non necessaria ai fini istituzionali: sarebbe il caso che il presidente si informasse circa l’esito di questa attività e poi riferisse chiaramente ai siciliani sulla correttezza di una tale operazione.
    Di fatto, la Regione oggi non ha più la piena e diretta disponibilità della maggior parte dei suoi beni immobili.
    Quindi, credo che non abbia nemmeno la possibilità di portarli a garanzia per un’eventuale operazione finanziaria come l’ipotizzata creazione di una banca.

  7. emanuele_ scrive:

    Caro Cico, quello che dici: “che la Sicilia è lontana dai centri di produzione del reddito” e vero fino ad un certo punto…Avendo la fortuna di studiare le dinamiche economiche internazionali sotto l’aspetto produttivo e logistico in genere…E avendo elaborato una tesi di Laurea sui Trasporti Marittimi internazionali…Ti dico che oggi(l’isola Sicilia)siamo al centro del traffico commerciale mondiale…la Rotta Principale=Canale di Suez-Stretto di Gibilterra è la Rotta più trafficata al mondo dalle portacontainer più grandi al mondo(SuperPostPanamax)..Le Nazioni con il più alto PIL sono i PSV (paesi in Via di Sviuluppo) come Cina ed India a cui si aggiungono diversi paesi asiatici e africani….li sono i centri della produzione mondiale…Viceversa l’Europa e gli Usa pur essendo grandi paesi industrializzati oggi puntano alla produzione ed offerta di servizi rappresentando di fatto dei mercati di consumo maturi…Ecco che la centralità della Sicilia nel nuovo scenario Economico Ha delle potenzialità impressionanti…Il nodo cruciale rimangono l’arretratezza infrastrutturale…e tutti coloro che dico basta cemento in strade…ponti..ferrovie…Porti…e Logistica in genere sono tutti contro uno sviluppo serio della Sicilia…Perchè se la sicilia non si dota in tempi brevi delle infrastrutture necessarie ad inserirsi in questo meccanismo economico mondiale….rimarrà fuori da tutto. Il Ponte sullo stretto non è un capriccio…il ponte è quello che ci consentirà di collegare i nostri porti con il mercato UE…i nostri Porti devono essere in grado di attrarre merci e capitali….in grado di far cresce l’economia dell’isola in termini occupazionali, finanziari ed economici in genere…Aggiungo, che in questo quadro i nostri detrattori(nemici) sono non solo le regioni del nord italia ma anche l’asse Francia-Germania-Inghilterra…viceversa i Nostri Amici Sono Portogallo-Spagna-Grecia e anche paesi Euro-Africani quali Turchia-Libia-Marocco ecc. che di fatto sono sistematicamente marginalizzati dalle politiche comunitarie…Altro alleato è la Cina che ha l’interesse a raggiungere i mercati di consumo europei …il Blocco dell’economia dei paesi europei è a mio modo di vedere determinato dalla testarda determinazione delle nazioni Nord Europee a frenare queste dinamiche economiche che come i flussi migratori sono inarrestabili…come diceva il professore di geografia economica: “quando un popolo muore di fame, si possono alzare tutte le barriere normative e fisiche (muri-interdizione in mare-ecc) nulla potrà fermare un popolo affamato verso le nazioni più ricche)…ergo occorre solo gestire le dinamiche in modo democratico creando occasioni di sviluppo per i paesi poveri…utilizzando l’intelligenza e le esperienze fattive di una nazione…solo così si può fermare l’immigrazione e creare sviluppo economico senza che ci siano dualismi e guerre. Grazie

  8. emanuele_ scrive:

    Quanto detto sopra…apparentemente non c’entra nulla con il sistema Bancario locale..e invece vi dico che c’entra e come…perchè i capitali che dovrebbero investire sulla nostra terra hanno bisogno di istituzioni bancarie locali che gestiscano il processo virtuoso…come dicevano i classici di: Risparmio-Investimento-Produzione = Occupazione-Domanda-Risparmio e così via…elementi che determinano la crescita ed il benessere economico di uno stato o di una regione.

  9. Cico scrive:

    @Emanuele:
    Forse ti sfugge il fatto che in Calabria, a Gioia Tauro, avrebbe già dovuto (‘ndrangheta permettendo….) essere realizzato il più grande porto commerciale dell’Europa mediterranea che, tra le altre cose, ha anche l’indubbio vantaggio di trovarsi già al di là dello stretto di Messina.
    Perchè quindi pensare di realizzarne un altro (o altri) in Sicilia?
    Per una nave porta-container proveniente dall’oriente non cambia nulla attraccare in Calabria piuttosto che in Sicilia: al contrario del trasporto di un container su rotaia o su gomma verso destinazioni europee.
    Senza contare poi della concorrenza in tal senso già in atto da parte di altri porti italiani: a Vado Ligure, in provincia di Savona, (quindi ancora più a nord…) è in avanzato stato di approvazione la realizzazione di una mega-piattaforma a mare per lo scarico e lo smistamento di container.
    Gli unici che ancora si oppongono a tale progetto (ma secondo me con ben poche probabilità di successo) sono i cittadini del luogo, che vedrebbero ulteriormente degradata una costa già compromessa da elevati tassi di cementificazione e insediamenti industriali.
    Concordo con te però nel ritenere che, inevitabilmente, questa divisione in “due parti” del Mediterraneo (con la Sicilia evidentemente dal lato “povero”) non potrà che alimentare ulteriormente dissidi e incomprensioni.

  10. emanuele_ scrive:

    Caro Cico, sul settore trasporti non mi sfugge nulla..
    hai detto bene esiste Gioia Tauro…a cui ho dedicato parte di un capitolo della mia tesi…e ti aggiungo qualche dato: entrato a regime nel 1996/97 G.T. movimentava 500/600 mila TEU(unità di misura container) l’anno….dopo quasi dieci anni ne movimenta circa 6 milioni di TEU, rappresentando oggi il 3° porto del Mediterraneo. Ciò nonostante sono stati potenziati, da società private, i porti di Taranto e Bari….e anche loro hanno avuto delle crescite esponenziali di tutto rispetto…MALTA non ha perso quasi nulla rimanendo saldamente al 2°posto e Algesiras (spagna) rimane saldamente al 1° porto nel Med….
    MA…..Attraccare a G.T., che come sai si trova sulla costa Tirrenica della Calabria e quindi al di là dello stretto di Messina(tratto di mare tra i più trafficati del Med..)……..non solo costa all’armatore un botto di $ in più…ma è anche più rischioso per navi di dimensioni come quelle citate……
    Di contro i porti del Nord Italia Est, Trieste, Venezia-Mestre e Ancona e adOvest Genova, Livorno, Civitavecchia, hanno perso importanti quote di traffico…infatti come ben citavi……, stanno correndo ai ripari, cercando di potenziare i loro porti e rendendo più efficineti i servizi di ormeggio e disormeggio e di carico e scarico…Per tanto nell’ambito della concorrenza internazionale la portualità Siciliana può giocare un ruolo strategico e molto appetibile…e la prova è data dal crescente traffico nel porto di Pozzallo e la saturazione degli spazi nei porti di Catania, Augusta,ecc…..
    Ecco perchè una struttura portuale…ben Congeniata..perchè no!!!….. anche utilizzando le strutture portuali a dedizione petrolifera di Siracusa, Augusta, Gela e Porto Empedocle, si potrebbe realizzare una rete di scali (port-range) in grado di soddisfare pienamente la domanda internazionale che viene dalle tigri asiatiche. Ecco perchè la portualità siciliana è frenata dai gruppi che orbitano e gestiscono gli scali del nord Italia e che di fatto sono più decentrati rispetto ai flussi di traffico internazionale.
    Ovviamente, il tutto nella totale collaborazione con il governo centrale, che non si appresta minimamente ad attuare una liberalizzazione del settore, rimanendo ancorati ad una legge del 1995 che di fatto penalizza e paralizza i porti e le imprese che in essi operano…rinunciando a migliaia di posti di lavoro che si creerebbero,

  11. emanuele_ scrive:

    Io non so se tu sei siciliano, ma da siciliano, auspico uno sviluppo della Sicilia e dei suoi abitanti, in grado di reggere le sorti della propria economia, attraverso attività locali, lecite e produttive che diano occupazione, benessere e sviluppo equilibrato del territorio,…perchè non dimentichiamoci che siamo su un’isola dalle bellezze naturalistiche di indubbia rarità…vedi Lampedusa, Ustica, isole eolie, ecc.

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