Termini Imerese, “La Fiat dichiari le sue vere intenzioni”
6 commentiNell’aula consiliare del Comune di Termini Imerese c’è stata oggi una tavola rotonda sul tema “Quale futuro per la Fiat di Termini Imerese?“, organizzata dalla Fiom Cgil, a cui ha partecipato anche Raffaele Lombardo:
“Termini Imerese è l’emblema del fallimento di un modello di sviluppo imposto dallo Stato, alternativamente al quale i lavoratori, i sindacati e tutte le istituzioni devono sforzarsi per costruire un modello di sviluppo che parta dal territorio.
Per il governatore ci sono tutte le condizioni affinché lo stabilimento possa ripartire:
“È importante che della vertenza Termini si continui a parlare, anche a livello internazionale. La chiusura sarebbe una rovina, quando, invece Termini potrebbe essere un’opportunità, per la stessa Fiat”, aggiungendo che “parlerò con il ministro Scajola perché pretendiamo che si mettano tutte le carte in tavola sui progetti destinati al rilancio della Fiat di Termini. La Regione ha già messo nero su bianco il suo impegno, che è concreto e serio”.
Il presidente, inoltre, ha ricordato che “alla riunione del 5 marzo, l’assessore Venturi ha citato anche le fonti alle quali intendiamo attingere per le risorse che stiamo mettendo in campo: 350 milioni di euro. Il governo nazionale ne metterà altri 100 milioni”.
Ed ha concluso così: “Cosa vuole fare realmente la Fiat? Noi vogliamo sapere se Marchionne manterrà l’impegno di cedere lo stabilimento perché a Termini si possa continuare a produrre auto, non vendere spagnolette o lampade da tavola. A meno che non sia un modo per prendere tempo e, tre mesi prima della scadenza, proporre la vendita di mobili thailandesi. Chiediamo di conoscere quali siano i progetti che riguardano solo ed esclusivamente le auto“.



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Mi chiedo se la Fiat voglia andarsene ed accettare di lasciare il luogo alla concorrenza. E’ pur sempre un’azienda che deve tutelare il proprio interesse.
Eppure, un ultimo tentativo per convincere la Fiat a rimanere a Termini a produrre auto si potrebbe fare.
I soldi che la regione intende mettere in campo per questo scopo dovrebbero essere destinati come incentivo alla vendita in Sicilia di un nuovo modello che la Fiat dovrebbe appunto realizzare solo a Termini.
Naturalmente, per aggirare il divieto della comunità europea ad elargire sovvenzioni (perchè di questo in fin dei conti si tratterebbe) nazionali o regionali ad imprese locali in contrasto al libero mercato, si potrebbe studiare il modo (e alla regione lo sanno fare benissimo) di indire una gara, sulla carta aperta a tutti i costruttori di auto ma in pratica “riservata” solo alla Fiat, per la realizzazione di un modello auto di particolari e specifiche caratteristiche (cilindrata o emissioni al disotto di un certo limite, dimensioni contenute entro certe misure, ecc. ecc.) coincidenti appunto con quelle possedute dal nuovo modello Fiat, a cui la regione destinerebbe le citate risorse.
Insomma, che si abbia il coraggio di ammetterlo: se assistenzialismo deve essere, che lo sia fino in fondo.
Il presidente Lombardo con la Sua partecipazione all’ assembela ha dato dimostrazione che ci tiene veramente particolarmente ai lavoratori FIAT di Termini Imerese.
Sono d’ accordo con il presidente Lombardo quando dice, la chiusura sarebbe una rovina.
Penso che si deve fare di tutto per evitare la chiusura della FIAT e perciò, per convincere la FIAT a restare a TERMINI Imerese.
Perchè comunque ci sarebbero disagi altrimenti.
Sono d’accordo con filomenoa. E chi l’avrebbe mai detto.
Purtroppo l’ Italia è uno Stato ma non è una Nazione, c’è un insieme di leggi e delle istituzioni che fanno lo Stato, ma la Nazione è fatta innanzi tutto di sentimenti non di mero calcolo economico. Il piemontese, come il lombardo o il veneto, non vedono la Sicilia come parte della comunità cui si sente di appartenere, ma semplicemente come un lontano territoro da tempo colonizzato da prendere o gettare quando conviene. Se la FIAT non ritiene economicamente conveniente rimanere in Sicilia, alla fine se ne andrà, ma è giusto lottare perchè questa realtà rimanga alla Sicilia, ma in caso contrario dobbiamo, noi siciliani, trovare il senso dell’apparteneza alla nostra terra e lottare insieme e solidali per costruire un futuro possibile e senza dover elemosinare quella assistenza che sino ad oggi ha fatto il gioco di altri e non certamente l’interesse di noi siciliani.
credo che bisognerebbe pensare meno alla Fiat e dippiù alle persone.
il possibile prepensionamento per la metà degli operai significherebbe dimezzare il problema e dare a questi individui un minimo reddito e la libertà.