18 feb 2010

Oltre ai frigoriferi il governo dovrebbe pensare all’agricoltura

scritto da Staff 12 commenti

frigorifero

Si sa, quando al presidente Lombardo non vanno giù certe decisioni discutibili del governo centrale, non si tira indietro per esprimere tempestivamente le sue perplessità.

E ciò è successo dopo gli annunci del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ai microfoni di Sky. A proposito di incentivi, ecco cos’ha dichiarato:

Saranno orientati a settori particolarmente colpiti dalla crisi come elettrodomestici, alcuni comparti del mobile ed altri settori come le infrastrutture per nautica’‘.

E Lombardo ha commentato così:

“Un plauso all’azione del governo per il sostegno al settore degli elettrodomestici, del mobile e delle infrastrutture per la nautica. Ma come si fa a non dare priorità ad un settore come quello dell’agricoltura che soltanto in Sicilia conta circa 500.000 addetti?”

Ed ha aggiunto:

Si incentivi pure la vendita dei frigoriferi, ma si sappia che il grano, l’olio, le arance, il vino e i pomodorini oggi vengono venduti sul mercato ad un prezzo che è la metà dei costi di produzione. Chiediamo che il governo dichiari lo stato di crisi di mercato“.

Sottolineando che:

“La crisi che ha colpito i mercati deve ancora dispiegare i suoi effetti più duri in Italia e con questo scenario non c’è domani per il Mezzogiorno. È oggi che urge intraprendere azioni efficaci per avere un domani che non veda il Sud d’Italia ancora in fondo a tutte le classifiche della qualità della vita e dello sviluppo economico”.

Comunque, il ministro Scajola, a proposito dello stabilimento della Fiat di Termini Imerese, ha dichiarato: “Voglio ribadire ancora un volta che il governo è determinato a garantire la vocazione industriale dell’area, privilegiando i progetti del settore automotive”.

E il giovernatore ha gradito:

“Prendiamo atto con soddisfazione delle parole del Ministro Claudio Scajola che riferisce che la Fiat è disposta a lasciare lo stabilimento e a non impedire che eventualmente entri un gruppo concorrente. È un punto di partenza importante che consentirà di valutare serenamente le migliori proposte che giungeranno all’advisor”.

Foto di muscolinos.

12 Commenti a “Oltre ai frigoriferi il governo dovrebbe pensare all’agricoltura”

  1. giovanna scrive:

    Certo che le decisioni del governo lasciano basiti. Anziché pensare ai settori davvero in difficoltà pensano ai privati. E nessuno penso alle nostre arance, famose in tutto il mondo. Se potessimo fare da soli…

  2. giuseppe comunista scrive:

    giovanna, la terra non è mai interessata ai politici di destra. Pensano ai frigoriferi, anziché al pane da metterci dentro.

  3. Alessandro Catalano scrive:

    Il bastone e la carota. Da un lato si preferiscono gli elettrodomestici, dall’altro si dice che a Termini ci saranno solo automobili e non Ikea e simili. L’interesse sulla Sicilia pare amministrato secondo la “visibilità”. La Fiat è l’argomento di questi giorni, l’agricoltura no.

  4. filomenoa scrive:

    Il governo regionale oltre a pensare le cose che dovrebbe fare il governo centrale, dovrebbe pensare a rispettare la norma che prevede le assunzioni a tempo determinato della pubblica amministrazione tramite i centri per l’ impiego.

  5. Staff scrive:

    @filomenoa, ti invitiamo a rimanere in tema. Il tuo è un commento OT.

  6. leone saija scrive:

    Ritengo che, nella materia, la Regione Siciliana avvalendosi dei poteri conferiti dallo Statuto potrebbe fare molto di più del Governo Nazionale. I problemi dell’ agricoltura siciliana sono di natura strutturale e a nulla o a poco servono gli incentivi che abbiano riguardo all’ integrazione dei prezzi. Sono peraltro noti gli sperperi di risorse regionali a favore di agricoltori adusi a sfruttare la “proprietà terriera” per lucrare contributi senza alcun beneficio produttivo, ma per mera integrazione della rendita fondiaria “detassata”. Signor Presidente, si rimbocchi le maniche e dia uno sguardo a chi le sta intorno, per poi non dire come Bertolaso “che qualcosa le è sfuggita”.

  7. marcello74 scrive:

    Il sindaco di Mascalucia non comprerà più auto della Fiat, per solidarietà. Magari se si unissero tutti i sindaci il clamore sarebbe maggiore.

  8. Cico scrive:

    “Saranno orientati a settori particolarmente colpiti dalla crisi come elettrodomestici, alcuni comparti del mobile ed altri settori come le infrastrutture per nautica.”

    Magari qualche elettrodomestico le famiglie dovranno pur cambiarlo ogni tanto, quando si rompe e costa troppo aggiustarlo (il frigorifero, comunque, è di solito quello che dura di più).
    Ma i mobili perchè? Per “aiutare” le giovani coppie di sposi ad arredare il loro nido d’amore? Ma ce l’hanno, dove andare ad abitare?
    Credo che il mobilio sia l’ultimo dei loro problemi: forse sarebbe meglio fare qualcosa per garantire loro un futuro, non un divano nuovo.
    Senza contare che con questo tipo di “incentivi” si corre il rischio di aumentare a dismisura le suppellettili da mandare a discarica, dato che non si tratta di rifiuti che possono essere riciclati (o forse sì, in un mercatino dell’usato…)
    E poi, cosa sono le infrastrutture per la nautica?
    I posti barca nei porti turistici?
    Ah sì, dimenticavo che gli italiani sono un popolo di navigatori!
    Certo che siamo governati da gente che definire poco attenti ai veri problemi della gente è un eufemismo…..

  9. filomenoa scrive:

    @staff
    Rimanendo in tema sono d’ accordo con quanto ha detto il presidente Lombardo.

  10. mario64 scrive:

    Penso che al governo nazionale non interessino i frigoriferi o i mobili o tanto meno il settore nautico (settore del lusso, per intenderci) ma coloro che hanno interessi in queste attività, ossia i loro amici del nord. Abbiamo dei prodotti agricoli di gran lunga superiori in qualità, di quelli provenienti da altri posti. L’unico loro neo, è il loro costo. Ma in questo ambito, non è colpa degli agricoltori. Questi ultimi, sono costretti a subire le angherie del mercato, dove alla qualità del prodotto si preferisce il minor prezzo. Oggi, a pranzo, gustando un meraviglioso tarocco nostrano, ho pensato alla fortuna che abbiamo di avere prodotti unici e inimitabili. Sarebbe utile creare una struttura commerciale che non si limiti a valorizzare i nostri prodotti, ma che dia origine ad un canale di commercializzazione destinato ad una clientela che guarda alla qualità del prodotto ed alle sue caratteristiche più che al prezzo. Sarebbe anche utile vigilare affichè in Italia non entrino prodotti agricoli esteri, lavorati nei magazzini italiani e venduti come prodotto nazionale. Dico questo perchè di fatto, avviene più spesso di quanto si pensi. Ci vuole un intervento speciale nel settore agricolo, senza pensare a soluzioni di carattere economico. Quelle ci sono sempre state e, qualche volta, vanno a finire nel posto sbagliato.

  11. giumer scrive:

    In parte è vero il problema dei costi di produzione alti, dovuto a problemi strutturali ed al costo della manodopera rispetto ad altri paesi, anche se considerando il tipo di lavoro un agricoltore dovrebbe guadagnare molto ma molto di più.
    Gli aiuti alla produzione hanno distrutto definitivamente l’agricoltura, hanno riempito le tasche di pochi a scapido dei piccoli produttori.
    L’unica via è quella dei consorzi di produttori per accorciare la filiera distributiva e contrattare a prezzi più alti rispetto a quelli attuali.
    Il problema dei costi di produzione serebbe valido sè il prodotto, arancia, limone, zucchina etc. venisse venduto a prezzi bassi rispetto al costo effettivo di produzione, ma sapete che non è cosi.
    C’è una differenza spropositata tra quello che viene pagato al produttore e quello che invece deve pagare il consumatore finale, sono gli intermediari, che per assurdo guadagnano più di chi produce con sacrifici enormi. Bisogna superare le diffidenze che ci sono nei produttori Siciliani e fare i modo di farli consorziare, non vedo altra via d’uscita.

  12. Gaetano scrive:

    Chi pensava di essere furbo coltivando contributi, non si rendeva conto che intanto l’agricoltura veniva stata svenduta per favorire l’industria e oggi si raccolgono i frutti di queste politiche.

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