Mi batterò affinché di nucleare non si parli più
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Martedì 19 gennaio l’Assemblea Regionale Sicilia ha detto no al nucleare. È stato approvato all’unanimità, infatti, un ordine del giorno che impegna il governo di Lombardo ad opporsi a qualsiasi ipotesi di installazioni di centrali nucleari nell’isola.
E il presidente ne ha preso atto. “La mia posizione era perché si facesse un referendum, dopo avere avuto chiare e nette notizie sulla sicurezza e sulla convenienza. Il governo ovviamente seguirà questa disposizione“, ha dichiarato Lombardo, aggiungendo che “mi batterò affinché di nucleare non si parli più“.


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Ma non si tratterà anche di una mossa politica contro il Pdl nazionale?
Presidente, capisco un certo scetticismo e molte perplessità. Capisco il timore di una nuova politica energetica coloniale, che potrebbe portare alla Sicilia e ai Siciliani ben pochi benefici. Tuttavia guardo alla centrale elettrica del Mela, che è qui a pochi passi, e che ha devastato un territorio e una comunità, e mi domando se quella di rinunciare al nucleare non sia stata per l’Italia a suo tempo, e non sia oggi per la Sicilia, una scelta profondamente miope.
Per l’Italia può anche essere stata una scelta miope, ma ritengo altrattanto miope la scelta di concentrare gli investimenti e le infrastrutture nel NORD riservando al SUD e alla Sicilia una politica clientelare e assistenzialista per cui oggi dovremmo produrre energia nucleare per le aziende che non abbiamo e per quelle che abbandonano il nostro territorio lasciando disoccupazione e povertà.
Una centrale nucleare in Sicilia secondo me sarebbe una grande risorsa.
Intanto, concentrerebbe per almeno 5-7 anni interventi finanziari non indifferenti: si stima che la costruzione di una centrale nucleare della potenza di 1000 Mw costererebbe non meno di 4-5 miliardi di euro.
Naturalmente, per tutta la durata della realizzazione, occuperebbe manodopera altamente qualificata ma anche generica che, in buona percentuale, potrebbe essere reperita in loco.
Anche dopo il completamento della centrale, si avrebbe una buona offerta di lavoro per il territorio locale: mi riferisco in primo luogo ai tecnici occupati all’interno di essa, ma anche alle maestranze generiche che verrebbero coinvolte per la normale gestione della stessa.
Non solo, ma per l’attività stessa del reattore nucleare presente, è senz’altro possibile immaginare un “ritorno” fatto di opportunità di sperimentazione e ricerca scientifica: università e strutture private troverebbero molto conveniente avere la possibilità di effettuare controlli e misure su materiali prodotti e da sottoporre a radiazioni ionizzanti in ambienti già protetti e senza interferenze con la normale produzione di energia.
Questo si tradurrebbe in uno slancio positivo per la ricerca scientifica in Sicilia, in un settore, quello della radio-protezione, in cui c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: i nostri giovani laureati potrebbero trovare meno ostacoli nella ricerca di un’occupazione stabile e non sarebbero forse più costretti ad emigrare.
E infine, dal punto di vista strettamente politico, dotare una regione di una “fabbrica non convenzionale di energia” la renderebbe strategicamente importante rispetto all’intero Paese: senza contare poi che, dato che il nostro presidente non perde occasione per mettere in evidenza l’aspetto “autonomista” di quasi tutte le sue iniziative, trovo che opporsi, proprio adesso, alla realizzazione di una centrale nucleare in Sicilia, quando già tante altre regioni hanno espresso analogo parere, sia la posizione più omologa e conformista che potesse mai assumere.