16 gen 2010

A Barcellona visita istituzionale di Raffaele Lombardo

scritto da Staff 20 commenti

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Il presidente Raffaele Lombardo è stato in visita istituzionale a Barcellona.

Ieri sera, nella sede della Generalitat de Catalunya, ha incontrato il presidente José Montilla:

“Il colloquio è stato utile per confrontare i rispettivi modelli di autonomia: la Catalogna ha una sua lingua, un suo ordinamento scolastico, una sua polizia e perfino un suo autonomo sistema giudiziario. E nessuno di questi presidi di democrazia e di identità culturale ha messo in crisi o solo in discussione l’unità nazionale spagnola.

Anzi possiamo ben dire che la Catalogna e la sua autonomia sono la locomotiva economica e istituzionale dell’intero sistema spagnolo: certamente un esempio da studiare e da seguire per chi, come noi, si prepara ad affrontare la grande sfida del federalismo“.

Oggi, infine, Lombardo ha visitato la comunità di italiani ed in particolare di siciliani che vivono e lavorano in Catalogna, presso la Casa degli Italiani di Barcellona.

Foto: M-In-Berlin.

20 Commenti a “A Barcellona visita istituzionale di Raffaele Lombardo”

  1. filomenoa scrive:

    In questi giorni scorsi s’ è parlato abbastanza del governo nuovo, attualmente in carica che, da come si è espresso con la pubblicazione del nuovo programma ed i discorsi di assessori, dovrebbe rispettare le regole vigenti.
    Le regole ed il regolare rispetto di esse mi sembra dovrebbe essere la dimostrazione della legalità.

  2. vittorio1955 scrive:

    Se riuscissimo ad avere la stessa forza autonomista della Catalogna, chissà quanto migliorerebbe la Sicilia.

  3. Cico scrive:

    Ehm… non so fino a che punto ci convenga prenderli ad esempio.
    La “Sacrada Familia”, la famosa basilica incompleta di Barcellona, è in costruzione dal 1882 e si ritiene che i lavori si protrarranno almeno fino al 2026…

  4. zingaro scrive:

    Ottimo Presidente è questa la strada che noi tutti vogliamo seguire Autonomia della Sicilia contro le decisioni romane prese in barba allo Statuto prese in oltraggio ai SICILIANI

  5. amicopaolo scrive:

    Mi auguro che possa prendere contatti per eventuali o futuri accordi con case automobilistiche spagnole… Olè

  6. elettoredeluso scrive:

    amicopaolo, il problema è che Palermo non è Barcellona. Certo è che non sarebbe male avere la Seat al posto della Fiat, alla faccia di Marchionne.

  7. amicopaolo scrive:

    elettoredeluso,
    se la nostra classe politica siciliana volesse. Se avesse i coglioni. Se avesse orgoglio. Potrebbero fare tutto, anche con le sole risorse umane siciliane.
    Il fatto è che in questo periodo storico, a noi favorevole, la Sicilia ha bisogno di “uomini”, prima che di politici.

  8. amicopaolo scrive:

    Spero che Lombardo rompa gli indugi il prima possibile e nesci i cugghiuna. Lui solo in questa fase ha la possibilità di fare questo, anche con Miccichè, per fare grande la nostra Sicilia.

  9. filomenoa scrive:

    @amicopaolo
    Lei ha visto che qualche giorno fa in questo sito oscuravano un mio commento sostenendo che era in violazione della policy, ritenendo che non lo oscuravano per il contenuto ma per il tono.
    Se Lei legge la policy pubblicata in questo sito vedrà che non è previsto se un commento è regolare per il contenuto violi la policy per il tono.
    Lei quale coglione pensa debba uscire Lombardo che da oltre 18 mesi non è stato convocato, quale ministro di rango, una sola volta al consiglio dei ministri quando si è provveduto per la Sicilia e non sa cosa fare, nemmeno ne parla oramai, etc, etc.

  10. amicopaolo scrive:

    filomenoa,
    secondo la mia interpretazione, dunque opinabile. Lombardo con il Governo Nazionale ha rotto, infatti più di una volta si sono astenuti dai voti parlamentari.
    Credo che ci sia un cantiere polititico in atto per dare nuovi assetti al ruolo della Sicilia e del sud nel panorama Nazionale.

  11. filomenoa scrive:

    @amicopaolo
    E’ previsto dallo statuto della regione siciliana che il presidente è ministro di rango quando si provvede per la Sicilia.
    L’ inadempimento statutario del governo centrale non è stato impugnato in alcun modo.
    Nessuna impresa che ha sede secondarie in Sicilia versa le tasse previste dallo statuto come pure nessuna azione è stata fatta dal MPA, per sollecitare la costituzione dell’ Alta Corte.
    In sintesi sono adempimenti statutari, secondo me, necessari e comunque i citati adempimenti venivano propagandati in campagna elettorale.
    Auspico che potremo dire meglio tardi che mai.

  12. Staff scrive:

    @filomenoa, ti ricordiamo la policy:

    “Raffaele Lombardo e lo staff del sito raffaelelombardo.it si riservano di rimuovere senza preavviso e a proprio insindacabile giudizio commenti che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi”.

    Saluti.

  13. Giorgio Mannelli scrive:

    Lombardo ha detto: “Un esempio da studiare e da seguire per chi, come noi, si prepara ad affrontare la grande sfida del federalismo”.

    Ci vorrebbe riformare la Costituzione per essere simili ai catalani.

  14. filomenoa scrive:

    @staff
    Non mi è comprensibile perchè mi ricordate la policy.

  15. filomenoa scrive:

    La realtà è che le cose scritte nel sito del MPA relativamente all’ autonomia della Catalogna, il nostro statuto regionale le prevede.

  16. Staff scrive:

    @Filomenoa, in merito al suo commento delle 19.13 del 17 gennaio. Ricordiamo così la policy, che si può leggere qui:

    http://www.raffaelelombardo.it/policy/

  17. agv scrive:

    ullalà! già un caso di censura… forse in un blog non andrebbe liquidato troppo sbrigativamente, il web è il Web! con l’auspicio che Lombardo sappia essere più siciliano di quanto Dalema sappia dire qualcosa di sinistra, W la Sicilia!!!

  18. Staff scrive:

    @agv, non è stato un caso di censura. Tant’è che filomena ha riproposto lo stesso contenuto di quello rimosso ma con tono diverso.

  19. Augusto scrive:

    Presidente, ho sentito dire che la riforma Russo sta penalizzando i centri che si occupano di Disabili….spero che sia solo cattiva informazione….se è vera invece spero che al più presto fate qualcosa per recuperare quindi migliorare in tutti i modi possibili le possibilità a chi si trova in questo settore di poter operare nel bene di questi poveri sfortunati (cioè i Disabili).
    Merçi

  20. Nino scrive:

    Secondo uno dei capisaldi più solidi del pregiudizio nazionale, la Sicilia è la terra dei guazzabugli per eccellenza. Tuttavia allorché intuisco, nel contesto dell’italico dibattito, implicita o esplicita che sia, questa insinuazione, non posso fare a meno di rammentare l’analogia che ebbi a trovare tra la (sciasciana) Sicilia come metafora della società italiana e il pensiero della giornalista e scrittrice francese Edmonda Chaeles Roux, la quale avendo soggiornato in Sicilia, ebbe a dire che “nel bene e nel male, la Sicilia è l’Italia al superlativo”. In effetti ciò che ovunque appare chiaro, in Italia si complica, si torce su sé stesso, si contorna di arabeschi. Per esempio, dappertutto appare piana la distinzione tra federalismo e regionalismo: il primo rappresenta una vera e propria autonomia politica di Stati che si federano appunto tra di loro per formarne un altro che li rappresenti tutti, il secondo invece, per quanta autonomia si possa immaginare, non va oltre il segno delle circoscrizioni amministrative. In Italia invece i concetti si fondono e si confondono e si disserta disinvoltamente di riforme federali con riguardo ad autonomie regionali, condendosi il tutto con ulteriori ambiguità lessicali del tipo “federalismo fiscale”, che se rapportato ad uno Stato federale vero rappresenta un mero pleonasmo, ma che risulta invece un vero e proprio pericoloso non senso con riguardo a realtà regionali. E’ evidente infatti che l’autonomia del sistema economico dentro un sistema di territori latu sensu omogenei risulta un dato naturale, mentre se riferito ad uno spezzettamento esasperato del territorio si evidenzia invece del tutto inconducente, essendo il sistema economico spesso interregionale ed essendovi regioni che in relazione alle loro esigue dimensioni e alla conseguente connotazione della propria struttura economica, giammai potrebbero raggiungere una propria autosufficienza. A mio più che modesto avviso la verità è che chi comanda in Italia non intende affatto rinunciare al centralismo e di fronte alla fortissima esigenza di autonomia che avrebbero i territori della Penisola, in relazione alla loro accentuata diversità e alle nuove sfide economiche, prende per i fondelli, giocando con le parole, ma guardandosi bene dall’abbandonare il vecchio, collaudato sistema del divide et impera, senza rimorso alcuno di rafforzare in realtà una disparità tra chi è stato sinora favorito da determinate opzioni economiche e chi invece è stato meno fortunato sulla base di quelle stesse opzioni e si barcamena dunque con le difficoltà di dover gestire con le sole proprie risorse, in un contesto costituzionale ove però le scelte di politica economica vengono prese sempre ed ancora a livello centrale. Senza preoccuparsi infine, sempre gli stessi capi, del costo enorme, esorbitante di un simile equivoco sistema, che deve prevedere organismi rappresentativi ed istituzionali per ciascuna regione (sono ben 21), a fronte di un sistema federale vero ove le assemblee elettive e gli organismi di governo potrebbero essere non più di cinque o sei. Gli auspici? Finiamola di nasconderci dietro gli alibi retorici, ognuno assuma la paternità dei propri pasticci. Da siciliano mi auguro che la Sicilia abbia meno necessità di rappresentare l’Italia, sia pure al superlativo, e che l’Italia, per parte sua, abbia bisogno di meno metafore per restare a galla. La realtà? L’Italia non è la Spagna e la Sicilia di conseguenza non riesce ad essere la Catalogna. Per rendersene conto basta non andare poi così lontano, a Malta, piccola propaggine della Sicilia, come Lipari per esempio, ma dove passano per signori e godono di tutto il rispetto, proprio perché si trovano in tutt’altro contesto politico ed amministrativo. Quella che bisogna attaccare è l’ipocrisia infinita della politica italiana. Finiamola di fare i dimessi, tanto ci stanno portando alla fame lo stesso, e cominciamo a dire le cose come stanno.

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